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Come la “crisi” dei migranti in Italia dovrebbe trasformarsi in opportunità

Considerare i migranti una risorsa e non un costo: invece che metterli nei centri d'accoglienza, facciamogli ripopolare i borghi e le campagne abbandonate

Civita di Bagnoregio (Viterbo), esempio di borgo spopolato

Le grandi migrazioni nella storia si sono rivelate vantaggiose per il paese di accoglienza, quando quest’ultimo ha deciso di integrarli: così fu per i Goti di oriente cui l’Impero Romano aprì le porte consentendogli di resistere per lunghi decenni alle pressioni dei barbari alle sue frontiere o, restando a fatti a noi più vicini, la biblica migrazione degli italiani nel nuovo mondo

In Italia sono presenti, secondo dati aggiornati al 2017, circa centottantamila migranti, tutti allocati nei vari centri di accoglienza, strutture spesso gestite in modo discutibile, ambienti che piuttosto che favorire l’inserimento sociale e l’integrazione, con questa palese segregazione, finiscono con l’essere semmai covi criminogeni, che invitano a condotte trasgressive.   Come l’esperienza del Cara di Catania, percepito anche dalle comunità circostanti come luogo parassitario

Occorre invece rapidamente immaginare nuovi approcci a un sistema dispendioso e controproducente (soltanto per vitto e alloggio, senza calcolare altre voci nella gigantesca macchina dell’accoglienza, i costi per la collettività ammontano a circa tre miliardi di euro all’anno).

Eppure in Italia esistono 6000 tra paesi, borghi e frazioni abbandonate che potrebbero ospitare integralmente i migranti dei centri di accoglienza.

A questo dato vanno aggiunti i 300.000 ettari di terre abbandonati, un collasso annunciato per la nostra produzione agricola e per la biodiversità che è la nostra vera ricchezza.

Se avessimo coraggio e visione potremmo trasformare questi che oggi sembrano problemi in elementi di una soluzione possibile.

Esistono piccoli esempi, come Riace in Calabria, dove l’esperimento ha ben funzionato, ripopolando un borgo abbandonato e favorendo la pacifica coesistenza, l’integrazione che diventa volontaria adesione non solo alle leggi, ma anche agli usi e perfino al “dialetto”, oltre che ovviamente dando una spinta decisiva al rilancio economico del territorio.

La stessa Germania ha imparato a considerare i migranti una risorsa e non solo un costo e infatti le qualità e competenze tecniche presenti tra gli 890mila siriani accolti sono state prontamente utilizzate dal loro efficiente sistema produttivo. Avviare quindi un grande processo di redistribuzione dei migranti trasformandolo da uno stato di semi reclusione come sono i centri di accoglienza in una grande opportunità per un nuovo inizio pionieri di una rinascita e non più assistiti di lunga durata

Le grandi migrazioni nella storia si sono rivelate vantaggiose per il paese di accoglienza, quando quest’ultimo ha deciso di integrarli: così fu per i Goti di oriente cui l’Impero Romano aprì le porte consentendogli di resistere per lunghi decenni alle pressioni dei barbari alle sue frontiere o, restando a fatti a noi più vicini, la biblica migrazione degli italiani nel nuovo mondo. In 100 anni, 18 milioni di italiani del nord e del sud si stabilirono in America e nonostante i controlli polizieschi alle frontiere in milioni si stabilirono negli Stati Uniti e nell’America del Sud divenendo dopo alcuni decenni una formidabile leva di sviluppo in tutte le arti e ambiti produttivi. Ecco una delle strade possibili se non la sola per una profonda svolta del problema dei migranti in Italia: lo spopolamento delle nostre campagne e delle nostre montagne potrebbe trarne enorme giovamento. Questi nuovi “coloni” porterebbero nei territori abbandonati e deserti una nuova e forte voglia di ricominciare con effetti benefici anche sulla percezione del problema degli arrivi in occasione di rilancio dell’economia e recupero del territorio.

 

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