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Roberto Saviano e il sogno impossibile dei diritti universali

Una replica al monologo di Saviano sull'arresto del sindaco di Riace Mimmo Lucano per la questione migranti

Eleanor Roosevelt mostra la dichiarazione universale dei diritti umani (Foto ONU/1949)

I valori universali (eterni, “naturali” o divini, indiscutibili) hanno preso il posto dei valori condivisi; e chiunque oggi parli di internazionalismo o universalismo sta oggettivamente promuovendo l’omogeneizzazione planetaria. I diritti umani sono diventati sostanzialmente il diritto degli oppressi di scappare davanti agli oppressori con l’aiuto di qualche ONG invece che di resistere e combattere; oppure, unica alternativa, di accettare la protezione americana in cambio del suo consumismo compulsivo.

Dunque secondo Roberto Saviano (il suo savonaroliano monologo su Repubblica TV)  uno Stato autoritario è quello in cui la magistratura applica la legge. Perché, a suo dire, ci sono leggi balorde che contrastano con leggi universali, di ordine superiore: e non vanno allora rispettate. Ma chi le emana queste leggi universali? Non un Parlamento (che nel 2010 istituì il reato di immigrazione illegale), non una maggioranza popolare (che è chiaramente contraria all’immigrazione illegale).

Ecco, proprio questo è il punto. Come ogni sistema imperialista, il liberismo e le sue stampelle liberal presumono che i popoli non possano scegliere il modo in cui intendono organizzarsi socialmente e tanto meno il proprio destino, neppure quando non intendono imporlo ad altri: devono invece uniformarsi a dei valori assoluti. Scelti da chi? Domandatevelo: chi è che ha deciso che sia obbligatorio accogliere non solo i profughi che fuggano da una guerra o evidenti persecuzioni (quello lo hanno deciso le Nazioni Unite con la Dichiarazione del 1948 e con la Convenzione di Ginevra del 1951) bensì anche un numero illimitato di migranti economici in cerca di benessere all’occidentale e che neppure si assoggettano a regolari pratiche di immigrazione e a verifiche della loro volontà di integrarsi? Da dove viene questa ansietà, senza precedenti nella Storia, di favorire in qualsiasi modo la mobilità sociale, lo sradicamento di massa, l’appiattimento culturale? Non è strano che abbia luogo in tempi di globalizzazione forzata, con multinazionali più ricche degli Stati che pretendono la libera circolazione dei capitali, delle merci e dei lavoratori e i cui osceni profitti sarebbero impossibili se esistessero ancora rigide frontiere e controlli doganali?

È stato bello sognare che i popoli della terra cercassero e raggiungessero un accordo su alcuni princìpi condivisi; purtroppo non è più possibile. I valori universali (eterni, “naturali” o divini, indiscutibili) hanno preso il posto dei valori condivisi; e chiunque oggi parli di internazionalismo o universalismo sta oggettivamente promuovendo l’omogeneizzazione planetaria. Anche i diritti umani sono stati svuotati, strumentalizzati dal neocapitalismo per affermare la priorità degli individui sulle comunità e dell’individualismo sulla solidarietà, oltre che per far dimenticare alla gente che da soli i deboli non possono far altro che farsi sfruttare e che il diritto fondamentale, senza il quale gli altri diritti mai potranno venire garantiti, è quello economico. Prima l’eguaglianza economica, poi la libertà; e chi dice “tutte e due insieme” sa che non è possibile e vuole solo la libertà, che in assenza di eguaglianza è sempre e solo la libertà dei più forti, furbi o fortunati di dominare gli altri. Oltre tutto i diritti umani sono diventati sostanzialmente il diritto degli oppressi di scappare davanti agli oppressori con l’aiuto di qualche ONG invece che di resistere e combattere; oppure, unica alternativa, di accettare la protezione americana in cambio del suo consumismo compulsivo.

Penso sia necessario chiarire (qualche decennio fa sarebbe stato ovvio) che i diritti non si regalano e non ce li si fa regalare, e che se vengono donati non saranno mai dei diritti bensì concessioni o licenze, revocabili. I diritti bisogna prenderseli e se per prenderseli occorre trasgredire una legge, la si trasgredisce e si accettano la responsabilità e le conseguenze della trasgressione, per poi ottenere il consenso necessario per cambiare la legge; e se non lo si ottiene, evidentemente la legge non deve cambiare e quel diritto non era un diritto. È il grande insegnamento di Socrate, che guardava al di là del singolo episodio, consapevole che la deregulation morale e giuridica è socialmente molto più dannosa delle cattive norme o leggi; da buon liberal Saviano pretende invece trasgressioni autorizzate, illegalità impunite e impunibili, e tutto in nome di diritti sui quali un consenso ancora non c’è. No, non esistono diritti universali: soltanto diritti locali, alcuni dei quali (pochi) condivisibili a livello planetario; e che in ogni caso ciascun popolo, ciascuna comunità deve conquistarsi da sé e per sé, con la lotta, con l’organizzazione e se necessario con la forza. Il resto è colonialismo.

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