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Brett Kavanaugh approda alla votazione finale per 2 voti di scarto

Al Senato gli YES battono i NO 51-49, ma la partita è tutt’altro che chiusa

La votazione del Senato su Brett Kavanaugh.

Nonostante il conteggio al cardiopalma, la votazione si è conclusa con 51 voti favorevoli e 49 contrari, rispettando perfettamente le proporzioni della maggioranza e dell’opposizione al Senato. I Repubblicani, però, sono andati vicini alla débacle, con il NO della Sen. Lisa Murkowski compensato solamente dal SI del Sen. Joe Manchin

Oggi è stato scritto un capitolo decisivo sulla lunga e travagliata nomination di Brett Kavanaugh come Associate Justice presso la Corte Suprema statunitense. A ben dire, l’iter per l’elezione del candidato voluto da Trump è sembrata un’odissea fatta di colpi di scena, rivelazioni alla stampa e momenti che il popolo americano difficilmente scorderà. Ma dopo settimane difficilissime ed un rapporto dell’FBI sull’indagine riguardante il caso Ford, il Senato si è riunito per votare una mozione per procedere all’elezione definitiva che, con tutta probabilità, si terrà questo Sabato.

I Repubblicani possono tirare un sospiro di sollievo, stressati nei giorni scorsi dalle dichiarazioni di tre Senatori che avevano espresso la loro indecisione, riservandosi il diritto di valutare la candidatura di Kavanaugh alla luce dell’indagine dell’FBI. Ma oltre ai Sens. Jeff Flake, Susanne Collins e Lisa Murkowski, anche il Senatore Democratico Joe Manchin aveva espresso i suoi dubbi, dichiarando che si sarebbero dissipati soltanto una volta dentro l’aula. Ma nonostante il conteggio al cardiopalma, la votazione si è conclusa con 51 voti favorevoli e 49 contrari, rispettando perfettamente le proporzioni della maggioranza e dell’opposizione al Senato. I Repubblicani, però, sono andati vicini alla débacle, con il NO della Sen. Lisa Murkowski compensato solamente dal SI del Sen. Joe Manchin.

I discorsi pronunciati prima del conteggio sono stati interessanti e molto equilibrati. I Senatori Repubblicani Chuck Grassley e Mitch McConnell, parlando al Senato, hanno sottolineato l’impegno civile del giudice Kavanaugh, lodando il suo operato nella Corte di Appello del Distretto di Columbia ed evidenziando il suo rapporto apparentemente ineccepibile con il sesso femminile. A segnare un punto a loro favore, però, è stato senza dubbio il rapporto dell’FBI che non avrebbe provato la versione di Christine Blasey Ford. Alleggeriti da questo macigno, i Senatori Repubblicani hanno avuto la strada spianata per condannare il comportamento persecutorio dei Domocratici, denunciandone il linciaggio mediatico al quale hanno sottoposto Kavanaugh e la lotta oltranzista contro un uomo “apparentemente per bene”. Ma fra le dichiarazioni più rilevanti spicca sicuramente l’accusa ai membri Dem della Judiciary Committee che, nella palese violazione delle norme Costituzionali, avrebbero negato al candidato l’istituto della presunzione di innocenza e, successivamente, avrebbero messo in dubbio il rapporto dell’FBI. E così – secondo i Repubblicani – coloro che avevano giurato di difendere la Costituzione e la Corte Suprema, hanno calpestato i principi cardine della Giustizia per una battaglia politica all’ultimo sangue.

E se le argomentazioni dei Repubblicani sono sembrate ragionevoli e ben provate dal comportamento degli avversari, anche questi ultimi, nonostante la delusione del rapporto stilato dall’FBI, avevano molte frecce al proprio arco. La Sen. Dianne Feinstein ha più volte attaccato Kavanaugh, dichiarandosi sorpresa dal gigantesco numero di documenti secretati su di lui e cercando di sottolineare le accuse di molestie che nelle ultime settimane sono piovute sul candidato Associate Justice. I Democratici, così, hanno tentato di convincere il Senato schernendo la performance di Kavanaugh davanti alla commissione nel giorno della testimonianza di Christine Blasey Ford, ritenendolo livoroso ed arrabbiato e collegando quella rabbia ai comportamenti violenti di cui sarebbe stato accusato. Una figura così, se considerate anche le sue posizioni sull’aborto e sui poteri presidenziali, non dovrebbe neppure essere considerata per la Corte Suprema, secondo i Democratici. Secondariamente, la Senatrice ha più volte espresso le sue perplessità sull’indagine dell’FBI che avrebbe del tutto ignorato alcuni testimoni chiave.

Il Presidente Trump non ha perso un secondo ed ha colto subito l’occasione per festeggiare la vittoria del YES con un tweet. La votazione, per il momento, è riuscita a salvare la faccia al tycoon, al GOP e a Brett Kavanaugh stesso. I Repubblicani, oggi, si sono assicurati la maggioranza dei voti su un candidato ormai considerato scomodo anche da alcuni di loro. Infatti, anche il Presidente, durante la testimonianza della Dr. Blasey Ford, non aveva escluso l’eventualità di scaricare Brett Kavanaugh nel caso le accuse si fossero rivelate fondate.

Ma la partita non è del tutto chiusa, il Sen. Steve Daines (Rep.) non sarà presente questo sabato, occupato con il matrimonio di sua figlia. La maggioranza Repubblicana, già molto risicata, potrebbe subire un ulteriore ridimensionamento, portando il conteggio dei voti favorevoli ad un totale massimo di 50. A decidere le sorti della Corte Suprema, se nessun Senatore cambierà idea, saranno i Sens. Lisa Murkowski e Joe Manchin, coloro che oggi hanno votato controcorrente nei rispettivi partiti.

Intanto, la tempesta mediatica non sembra placarsi. Alla vigilia della votazione, Amy Shumer e Emily Ratajkowski sono state arrestate dalla polizia di Washington assieme ad altri 300 manifestanti durante una protesta per la conferma di Kavanaugh alla Corte Suprema. Sembra che nessuno, malgrado le testimonianze o il rapporto dell’FBI, voglia rimettere in discussione la propria posizione, in quella che si è dimostrata più volte un’elezione storica e profondamente divisiva.

AGGIORNAMENTO

La senatrice del Maine, Susan Collins, ha annunciato che voterà a favore di Brett Kavanaugh, spiegando la sua decisione in un lungo discorso. Per ora, le intenzioni di voto note sarebbero 51-49 a favore della conferma della nomina del giudice alla Corte Suprema.

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