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A 50 anni dalle proteste di Stonewall, New York si colora di Pride

La protesta iniziata il 28 giugno 1969 presso la Stonewall Inn portò al movimento di liberazione gay e alla lotta per i diritti LGBTQIA negli USA

NYC Pride Parade 2018 (Wikimedia Commons).

Gli anni '60, così come i decenni precedenti, sono noti per essere stati ostili nei confronti degli individui LGBT negli Stati Uniti. Le relazioni omosessuali erano illegali nello stato di New York fino al 1980, quando la NY v. Onofre ribaltò la legge in forza sulla sodomia. Molti membri della comunità LGBT sono stati discriminati, perseguitati e persino incarcerati. Per questo motivo, i bar e i club gay erano un luogo di rifugio per le persone LGBT che volevano socializzare ed esprimersi apertamente, per cui venivano frequentemente ispezionati e i loro clienti molestati dalla polizia

Gli ultimi giorni di giugno segnano il 50° anniversario della rivolta di Stonewall. La protesta è iniziata il 28 giugno presso la Stonewall Inn, nel quartiere di Greenwich Village a Manhattan, ed è andata avanti per sei giorni. La protesta è ampiamente riconosciuta come l’evento più importante che portò al movimento di liberazione gay e alla lotta per i diritti LGBTQIA negli Stati Uniti.

La protesta è iniziata dopo che la polizia di New York ha fatto irruzione nello Stonewall Inn, un famoso club gay, scatenando così una rivolta tra i baristi, gli ospiti e residenti del quartiere, e portando a violenti scontri con le forze dell’ordine.

Gli anni ’60, così come i decenni precedenti, sono noti per essere stati ostili nei confronti degli individui LGBT negli Stati Uniti. Le relazioni omosessuali erano illegali nello stato di New York fino al 1980, quando la NY v. Onofre ribaltò la legge in forza sulla sodomia. Molti membri della comunità LGBT sono stati discriminati, perseguitati e persino incarcerati. Per questo motivo, i bar e i club gay erano un luogo di rifugio per le persone LGBT che volevano socializzare ed esprimersi apertamente, per cui venivano frequentemente ispezionati e i loro clienti molestati dalla polizia.

Il cinquantennario ha portato con sé il festival WorldPride, un evento globale che secondo gli organizzatori porterà milioni di persone a New York in giugno. La cerimonia di apertura di WorldPride è mercoledì, e gli eventi di chiusura sono domenica.

Ci saranno proiezioni di film e documentari, feste, eventi sportivi, esperienze di shopping tematiche, dimostrazioni politiche, eventi per famiglie e così via.

Il più grande evento di questo mese sarà la Pride March: comincerà sulla Fifth Avenue e la 26th street a mezzogiorno di domenica, marcerà davanti allo Stonewall Inn, poi si dirigerà a nord sulla Seventh Avenue, per finire alla ventitreesima strada. La processione di due miglia sarà accompagnata da musica martellante, newyorkesi e ospiti della città in costume, ballerini, politici e altro ancora.

Sebbene ci sia stato un significativo miglioramento nella salvaguardia dei diritti delle persone LGBT e un maggiore sostegno della comunità LGBT da allora, la piena uguaglianza in settori della vita come la sanità, l’occupazione e la sicurezza è lungi dall’essere raggiunta. Questo è dovuto in gran parte alla mancanza di dati che catturino la vita quotidiana e l’esperienza delle persone LGBT.

Secondo l’esperto indipendente delle Nazioni Unite Victor Madrigal Borloz, quando si parla di orientamento sessuale e identità di genere, “i politici prendono decisioni nel buio, basandosi solo con preconcetti e pregiudizi personali”.

Al fine di comprendere le cause alla radice della violenza rivolta alle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT) nelle società di tutto il mondo, è necessario raccogliere più dati da parte dei singoli paesi, compresi gli Stati Uniti. Infatti, questi dati rivelerebbero informazioni importanti su come vivono le persone e quali sono le loro esigenze in ambiti quali la sanità, la famiglia, l’occupazione, l’istruzione, il domicilio e, cosa molto importante, l’accesso alla giustizia. Secondo la National LGBTQ Task Force, “Senza dati che identificano i bisogni della comunità LGBT, le persone LGBT rimangono invisibili.”

Borloz ha scoperto che la maggior parte dei paesi ha nella migliore delle ipotesi una comprensione “incompleta e frammentaria” delle realtà vissute dalla maggior parte delle persone LGBT, e in molti paesi tali informazioni sono “semplicemente inesistenti”. Il numero di paesi che ancora criminalizzano le relazioni omosessuali è 72 (e 8 paesi membri delle Nazioni Unite puniscono l’omosessualità con la pena di morte), e in 25 paesi è illegale formare, stabilire o registrare un’organizzazione non governativa che si concentri su questioni relative all’orientamento sessuale o ai diritti LGBTQ. È difficile immaginare qualsiasi tipo di dati raccolti sulla popolazione LGBT in quei paesi. Infatti, Borloz conferma che tali informazioni potrebbero essere utilizzate per perseguire le persone LGBT: “Ho ricevuto un gran numero di resoconti di dati usati per sorveglianza, molestie, intrappolamento, arresto e persecuzione da parte di funzionari governativi in ​​tali contesti”.

La criminalizzazione, la patologizzazione, la demonizzazione e la stigmatizzazione della popolazione LGBT ostacolano stime accurate riguardo alla situazione di questa comunità in aree della vita tra cui salute, istruzione, occupazione e sicurezza. Per questo, gli Stati devono implementare procedure complete per la raccolta dei dati che catturino le tendenze e i modelli di violenza e discriminazione nei confronti delle persone LGBT.

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