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La lotta doverosa per ridare cittadinanza agli italiani all’estero che l’hanno persa

Mentre Trump chiede a 4 deputate democratiche di tornarsene "a casa loro", in Italia l'appello dell'onorevole Nissoli rimbomba in un'aula quasi deserta

Foto di Sarah Passos da Pixabay.

L’assurdità sta nel fatto che amici emigrati negli States hanno chiesto ed ottenuto la cittadinanza italiana dopo prove inconfutabili di antenati siciliani e trafile burocratiche fra ambasciate, una semplice paternalistica concessione di valore semplicemente sentimentale ed emotiva. L’orgoglio dei roots. La lotta che sta sostenendo l’on. Fucsia Nissoli – si badi al doppio nome, quello di origine friulana di Treviglio e quello acquisito dal marito –, l’ultima sua battaglia è quella di rendere giustizia a tanti italiani che nella forma più assurda hanno perduto la cittadinanza, pur essendo nati e vissuti per anni in Italia...

È avvenimento straordinario che in queste giornate di solleone e di sovvertimento delle stagioni, tra un’ondata di temporali, diciamo uragani equatoriali, e temperature africane, i politici sono così infervorati e pieni di energie. Ondate di vacanzieri cercano frescura di lidi e montagne e i nostri rappresentanti sono ancora a discutere di incontri segreti in hotel moscoviti, di personaggi squallidi e di rubli al posto di dollari, con precise mire di distruggere quel poco che si è realizzato del progetto Europa. Poco o nulla in confronto all’Utopia programmata a Ventotene. Da Trump e da Putin in sintonia di intenzioni: lo smantellamento dell’Unione europea con l’appoggio di uomini, i sovranisti così originali che si fanno eleggere e percepiscono una trentina di migliaia di euro al mese per distruggere la loro fonte di guadagno. O è pazzia o una gag menzognera.

Nell’orizzonte limitato delle beghe casalinghe si discute se formare lo stato del Nord con abbuffata delle tasse del Sud, a spregio della secolare questione meridionale mai affrontata e sempre chiacchierata. Mi ricorda l’idea delle due serie di campionati di calcio con le squadre del nord ad affrontarsi tra di loro in aspra tenzone. Ora qualche burlone ha pensato di continuare istituzionalmente ad arricchire il Nord con le tasse del Sud, come avvenuto con Fiat Pirelli Montecatini Edison, etc. ad inizi Novecento. A questo punto sarebbe il caso di tornare al Regno del Sud con propria amministrazione ed esazione di dazio sui prodotti esportati dal Nord. Per non continuare ad essere una colonia. E perché solo due Italie, dato che ce ne erano molto di più ed eccellenti come il ducato di Toscana.

Ma queste sono beghe domestiche che non interessano i grandi processi della Politica nazionale ed internazionale. Decidono i premier e i sotto-premier che rappresentano tutti gli italiani pur se con una misera percentuale di votanti ed elettori.

Quello che è scomparso in questi massimi sistemi è l’uomo, senza attributi di gender, l’uomo che nelle sue intuizioni razionali si distingue dalle bestie. L’uomo senza attributi, senza colori o ristretti confini, la celebre iarda del cortile americano. Penso all’ecumenismo di creazione alessandrina, in un mondo unificato dal feroce Alessandro Magno, contro gli egoismi campanilistici delle poleis.

Ma penso anche all’umanesimo di Cicerone che giustificava e vantava l’imperialismo romano con la grande missione di portare la civiltà fra le genti asservite. Idea circolata e che circola in tutti gli imperialismi prevaricatori.

E l’uomo cittadino del mondo di cui si favoleggia tra finzioni di social e FB e sigle varie, tra Amazon ed economie mondiali? Quell’uomo che un tempo si chiamava cosmopolita?

Due episodi nella frenesia terroristica diffusa da dittatorelli sui sacri confini della patria e sulla purezza della razza. Trump che intima alle dinamiche disturbatrici democratiche, le squad, di “tornarsene a casa loro”. Come se gli States non fossero la sintesi dei tanti stranieri conquistatori. Vale ancora la teoria dominatrice dei wasp, contro tutti quelli che rapiti dall’Africa servirono nelle piantagioni o vennero da America latina ed Europa a creare e immettere altre civiltà. In questo dubbio amletico ci sarebbe da chiedersi quale era la casa originaria degli antenati di Trump.

In questo contesto vengo alla questione di casa nostra, la legge del “gran rifiuto” che, in controtendenza, con coraggio e determinazione ha sollevato e sta combattendo Fucsia Nissoli Fitzgerald. L’assurdità sta nel fatto che amici emigrati negli States hanno chiesto ed ottenuto la cittadinanza italiana dopo prove inconfutabili di antenati siciliani e trafile burocratiche fra ambasciate, una semplice paternalistica concessione di valore semplicemente sentimentale ed emotiva. L’orgoglio dei roots. La lotta che sta sostenendo l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald – si badi al doppio nome, quello di origine friulana di Treviglio e quello acquisito dal marito –, l’ultima sua battaglia è quella di rendere giustizia a tanti italiani che nella forma più assurda hanno perduto la cittadinanza, pur essendo nati e vissuti per anni in Italia. Da sei mesi lotta con la sua proposta di legge e con interpellanze, fra assicurazioni e promesse e rimandi alle calende greche dei tre premier al governo italiano. Ad oggi nell’afoso luglio ancora il suo nuovo accalorato appello in un’aula quasi deserta, mentre il pienone è garantito nell’approvazione di leggi liberticide e riflussi antidemocratici.

Si deve dar atto dell’impegno dell’onorevole, rappresentante al nostro Parlamento per l’America del Nord, a favore dei milioni di Italiani, emigrati e vissuti per anni nell’estrema segregazione e miseria. Con orgoglio si deve dire che oggi il nome italiano risplende sull’Hudson e in tante costruzioni ed istituzioni gloriose, riconosciute nel loro alto valore e pregio dagli Americani tutti e disconosciuti dalla madre patria per la quale sono ritenuti stranieri. Per ultimo il diritto all’istruzione da lei proposta con la richiesta di sovvenzioni e sostegno per le scuole italiane e la scossa perché i nostri distratti politici locali comprendano l’importanza della diffusione della nostra lingua e cultura nel mondo, eccellenze anche fra gli Americani tutti che sanno che l’Italia non è don Corleone, pozzo di dollari per Puzo e cinematografari, ma anche Petrosino, e poi Dante, Boccaccio, Ariosto, Manzoni, ed anche Michelangelo, Raffaello, Caravaggio, Galileo, per sparare dei nomi a casaccio.

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