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I misteri sulla fine di Moro e quella “lettera sparita” della vedova del presidente Leone

Vittoria Leone rivela un episodio sconvolgente, ma la notizia è accolta da indifferenza e nessuna voglia di sapere, capire. Indifferenza che inquieta

aldo moro corpo

Roma, 9 maggio, 1978: il cadavere di Aldo Moro il giorno del ritrovamento (Foto per gentile concessione di Paolo Cucchiarelli)

Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera ha realizzato una bella e articolata intervista alla vedova del presidente della Repubblica Giovanni Leone, signora Vittoria. Racconta molte cose, e tutte interessanti, la signora Leone; del resto Cazzullo è giornalista che sa come si fa un’intervista, e sa come ricavare dal suo interlocutore qualcosa che è sempre interessante. Anche questa volta non si smentisce.

Una immagine ripresa dal sito del Corriere della Sera con l’intervista di Aldo Cazzullo a Vittoria Leone

Tra i tanti passaggi che meritano attenzione, uno in particolare: quando si rievocano i 55 giorni del rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, conclusosi com’è noto, con la sua uccisione.

Ora conviene lasciar parlare la signora Leone:

Mio marito è l’unico democristiano che Moro non abbia maledetto nelle sue lettere. Fece disperatamente e inutilmente di tutto per farlo liberare. Ma avemmo la sensazione che fosse un destino segnato”. E ancora: “Arrivò una lettera anonima, indirizzata a me, che segnalava il covo brigatista. La portai al ministero dell’Interno. La ignorarono. Quando la chiesi indietro, mi dissero che era sparita. E le BR lo uccisero poche ore prima che Giovanni firmasse la grazia per una terrorista malate che non aveva sparso sangue, Paola Besuschio”.

Che Leone fosse sia stato tra i pochissimi che in quei giorni cercarono davvero di salvare la vita di Moro, è noto; e si sa che era pronto a firmare quella domanda di grazia. Ma la lettera anonima?

Roma, 9 maggio, 1978: Francesco Cossiga, allora Ministro degli Interni, in via Caetani davanti alla Renault 4 con dentro il cadavere di Aldo Moro

Una lettera che segnala non “un” covo brigatista, ma “il” covo. Doverosamente il documento viene portato al ministero dell’Interno, non solo la segnalazione viene ignorata; la lettera sparisce. Si può passar sopra alla “leggerezza” della signora Leone (ma ne avrà ben parlato almeno con il marito), che non reproduce la lettera prima di consegnarla. Una “prudenza” minima, che chiunque avrebbe avuto cura di avere. Ma a chi, questa lettera, materialmente viene consegnata? E chi, “dopo” si assume la responsabilità di far sapere che si è persa?

C’è di che restare basiti. E’ l’ennesimo mistero in una vicenda che di misteri abbonda. Già la seconda commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro ha praticamente smontato tutta la versione ufficiale. Le cose non sono andate a via Fani, a via Gradoli, a via Montalcini e a via Caetani come ce le hanno raccontate. Come ha detto il presidente della commissione, la verità su quei giorni è stata tombata. Ora le parole di Vittoria Leone… Accolte, da quanto è dato capire, da indifferenza e nessuna voglia di sapere e capire perché quella segnalazione non è stata presa in considerazione, e la lettera è sparita. Ed è questa indifferenza che più colpisce, inquieta, amareggia.

Ps. Per la fine del mese è annunciato un libro-inchiesta di Maria Antonietta Calabrò, giornalista che si è da sempre occupata con sagacia e intelligenza di cose relative al terrorismo e al caso Moro in particolare. Annuncia delle sconcertanti novità. Avremo modo di parlarne. 

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