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La Shoah non va equiparata ai crimini di Stalin… Ma De Magistris lo sa il perché?

Mentre in Italia si discute sullo scandalo della senatrice Segre sotto scorta, dal sindaco di Napoli una scelta che ci provoca foschi pensieri

Sono tempi questi che viviamo (e si è costretti a patire) in cui saper dire NO fa la differenza. Dunque, una serie di NO anche qui. E’ scandaloso che la senatrice a vita Liliana Segre, colpevole – questa è la sua colpa – di essere ebrea, di essere sopravvissuta alla Shoah, al campo di sterminio nazista – questo era Auschwitz – debba essere protetta da una scorta, perché minacciata e sommersa da un diluvio di insulti, contumelie, minacce.

 E’ scandaloso, vergognoso, avvilente che tanti non le esprimano solidarietà; e che molti di quelli che lo fanno, si sentano in dovere di premettere una quantità sconcertante di “se” e di “ma”. Vergognoso, scandaloso, avvilente.

Detto questo, benissimo che in tanti si stringano attorno a Liliana Segre; ma al tempo stesso: Buongiorno! Solo ora, ci si accorge che si tratta dell’ultimo anello di una catena? Anche la presidente della comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello, da sempre è sottoposta a vigilanza di scorta; nessuno si è scandalizzato. Prima di lei, il predecessore Riccardo Pacifici. Nessuno si è scandalizzato. Anche il rabbino capo Elio Toaff. Nessuno si è scandalizzato Non è anche questo vergognoso, scandaloso, avvilente? Se si transita davanti alla sinagoga di Roma, o di Livorno: perennemente soldati armati, a fare da vigilanza. Nessuno si scandalizza, trova vergognoso, avvilente che luoghi di culto, preghiera, raccoglimento, debbano essere protetti da uomini armati. Non è mai troppo tardi, per esprimere solidarietà, vicinanza, affetto. Ma appunto è un riflesso tardivo.  

C’è poi chi accomuna i crimini dei nazisti ad altri, quelli consumati dal comunismo reale: i gulag, le foibe. Lo ha fatto il sindaco di centro-destra di Predappio, la città natale del fondatore e capo del fascismo Benito Mussolini; lo fanno in tanti.

Anche qui, è il momento di dire NO. Non è così. Non è questione di contabilità dei morti; e neppure è questione di riconoscere che non c’è dittatura che non abbia commesso i suoi massacri e i suoi abomini. Stalin e Pol Pot sono stati dei feroci, spietati assassini; le foibe sono state qualcosa di orribile e abominevole. Fidel Castro a Cuba è stato uno spietato dittatore; nessuno si sogna di negare i crimini e le persecuzioni che si consumano in Cina, in Vietnam, in tanta parte del mondo.

La Shoah, tuttavia – e non è questione di contabilità degli uccisi – è qualcosa di unico. Non per un caso lo stesso termine serve per indicare solo e unicamente i crimini dei nazisti e dei loro complici. La specificità, l’unicità consiste in questo: che i nazisti e i loro complici (anche tanti italiani “brava gente”), perseguitavano, uccidevano, massacravano non per quello che si faceva, si pensava si potesse fare, si temeva si potesse fare; ma solo, unicamente, perché si era. Sei ebreo, e a prescindere a quello che fai, solo perché lo sei, si finiva inceneriti nel forno. Questa è la differenza.

Si dirà che alla vittima poco importa essere massacrato per quello che si è o per quello che si fa. E’ vero. Ma è comunque una differenza di cui si deve tener conto, se si vuole comprendere l’essenza e la specificità dell’orrore nazista, e degli emuli, oggi, di quell’abominio.

Ma non è solo un problema della destra. Anche a sinistra non si scherza.

Il comune di Napoli è attualmente governato da un sindaco – Luigi De Magistris – e da una giunta inequivocabilmente di sinistra. Al sindaco e alla giunta va rivolta una domanda, secca, molto semplice: “Perché?”. Sarebbe auspicabile una risposta altrettanto semplice e secca, senza troppi giri di parole e incisi. “Semplicemente” spieghino le ragioni alla base della scelta della signora Eleonora de Majo per il delicato, gravoso incarico di assessore alla Cultura e al Turismo della città.

Perché si è scelta una persona che nel recente passato – lo rende noto dalla comunità ebraica partenopea – ha detto che “il sionismo è nazismo”; ha paragonato l’ex premier israeliano Benjamin Netanyahu ad Adolf Hitler; che ha definito il governo israeliano “un manipolo di assassini”, e gli israeliani “porci accecati dall’odio, negazionisti e traditori finanche della vostra stessa tragedia”, e si è perfino esercitata in una macabra contabilità dei morti, sostenendo che gli ebrei assassinati nella Shoah sono quattro milioni.  

L’Associazione Nazionale dei Partigiani di Napoli lodevolmente, meritoriamente, ha preso posizione: “…In un momento storico caratterizzato dal risorgere dell’antisemitismo e nelle stesse ore in cui metà degli israeliani è bloccata nei rifugi per l’attacco missilistico che da Gaza punta a colpire indiscriminatamente la popolazione civile di Israele, la nomina della Consigliera de Majo appare un atto inopportuno e tale da non favorire il dialogo interculturale e l’impegno per la pace”.

Il sindaco De Magistris e chi sostiene la sua giunta, condividono la presa di posizione dell’ANPI di Napoli, o no?

La signora de Majo mostra di non rendersi conto della gravità delle sue affermazioni, dal momento che ritiene di replicare dicendo: “Essere radicalmente critici verso l’apartheid che lo stato di Israele pratica nei confronti del popolo palestinese non ha nulla a che fare con l’antisemitismo. Nello specifico questa, che periodicamente mi riguarda, è una polemica strumentale e fuori luogo, che si riferisce al commento ad una dichiarazione in cui Netanyahu, nel lontano ottobre 2015, dichiarò all’Assemblea delle Nazioni Unite che “Hitler non voleva sterminare gli ebrei ma solo espellerli”, dichiarazione che poi fu costretto a ritrattare. Intanto, piuttosto che rispondere ad una polemica di quattro anni fa, vorrei mettermi a lavorare per la mia città a testa bassa e pancia a terra”.

La toppa è più grave del buco. Per cominciare: il 2015 non è così “lontano”; e se Netanyahu dice corbellerie, questo non giustifica scempiaggini come quelle attribuite dalla comunità ebraica di Napoli alla signora de Maio: dire che “il sionismo è nazismo”, non è essere “radicalmente critici verso l’apartheid di cui Israele sarebbe colpevole; ricordare che si è sostenuto che il governo israeliano di allora era composto da “un manipolo di assassini”; non è “polemica strumentale”; l’espressione “porci accecati dall’odio, negazionisti e traditori finanche della vostra stessa tragedia” non è giustificabile neppure se ci si trova in acuto stato di ubriachezza o sotto effetto di sostanza psichedelica.

Il sindaco De Magistris sostiene di essere a capo di una Giunta “ognuno con il proprio cuore, la propria testa e il proprio modo di operate. Trovo pretestuoso che, ogni qualvolta si rivolgono critiche contro lo stato d’Israele, si venga accusati di antisemitismo”.  Dunque, le affermazioni rese dalla signora De Majo sono una critica allo stato d’Israele; definirle espressioni antisemite è pretestuoso. “Porci accecati dall’odio, negazionisti e traditori finanche della vostra stessa tragedia” è compatibile con il ruolo di assessore alla Cultura e al Turismo. Inevitabile, a questo punto, essere preda di foschi e allarmati pensieri. 

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