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Suu Kyi: le donne non sono infallibili? Soprattutto quando si comportano da uomini

L'incomprensibile testimonianza alla Corte dell'Aja della premio Nobel di Myanmar mentre in Finlandia, nell'UE e persino in Italia, più donne sono al potere

Suu Kyi nell'illustrazione di Antonella Martino

Anche le donne possono sbagliare, proprio come gli uomini, e non sono incorruttibili. Dipende dai valori a cui si ispirano e dall’educazione che hanno ricevuto. Più ne arriveranno in alto e più potremo valutarne le capacità

Una mossa incomprensibile quella di Aung San Suu Kyi, attuale ministro degli esteri di Myanmar, per anni icona della lotta per i diritti umani ed ora accusata di essere corrotta dal potere. Ha voluto esserci lei in aula alla Corte di Giustizia dell’Aja a rispondere dell’accusa di genocidio contro  la minoranza musulmana dei Rohingya compiuto dai generali che guidano il paese, gli stessi che per 15 anni l’avevano tenuta prigioniera dentro casa considerandola una nemica da abbattere.

Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace 1991, non è imputata e avrebbe potuto restare a casa sua, invece ha scelto di finire nella polvere giustificando le atrocità  compiute dall’esercito di Myanmar contro i Rohingya, un gruppo etnico da sempre perseguitato dalla maggioranza buddhista del paese. Proprio lei che era considerata la paladina della non violenza, che aveva resistito  alla lunga prigionia  usando la forza delle parole e della sua immagine di donna privata  di ogni libertà, con freddezza ha negato ogni accusa di genocidio davanti all’evidenza fornita dai funzionari dell’Onu ed è finita su tutti i giornali come una donna corrotta dal potere.

Perché l’ha fatto? Non lo sappiamo ed è difficile rispondere, mentre crescono i commenti maschilisti su come anche le donne una volta conosciuto il piacere del comando possano sbagliare, proprio come gli uomini. È davvero così?

C’è una gran voglia in giro di fermare l’ascesa femminile in posti una volta occupati solo da maschi, che sia una presidenza della Repubblica o un vertice di un’azienda. È un momento importante per l’avanzata delle donne nelle istituzioni europee e lo dimostra l’arrivo di una prima ministra 34 enne Sanna Marin in Finlandia, la più giovane al mondo e con due mamme, che da dato vita ad un esecutivo composto da una maggioranza di ministre; lo conferma Ursula von der Leyen alla guida della Commissione Europea; Christine Lagarde al vertice della Banca Europea; la Cancelliera Angela Merkel in Germania, per non parlare della rivoluzione in atto negli Stati Uniti come reazione ad un presidente bullo quale è Trump.

La neo premier finlandese, Sanna Marin, 34 anni, madre e figlia di due donne (Foto da Flickr/Jukka-Pekka Flander/SDP)

L’Italia continua ad essere il fanalino di coda dell’Europa, quando si guarda alle statistiche che riguardano le donne, la più bassa forza lavoro e, guarda caso, la più alta denatalità insieme al più alto divario di disparità salariale. Nella bolla patriarcale italiana diventa così una grande notizia la nomina di Marta Cartabia a capo della Consulta, perché è la prima volta per una donna alla Corte Costituzionale. “Spero di fare da apripista” ha detto e c’è da sperarlo davvero.

Aggiungerei però una doverosa riflessione davanti all’avanzata delle donne, al fine di prevenire commenti inopportuni, sempre in agguato. Le donne non sono infallibili e non sono tutte uguali, tutte brave e preparate. Sono proprio come gli uomini, ai quali però vengono date più opportunità di dimostrare quanto valgono. Anche le donne possono sbagliare, ripeto proprio come gli uomini, e non sono incorruttibili. Dipende dai valori a cui si ispirano e dall’educazione che hanno ricevuto. Più ne arriveranno in alto e più potremo valutarne le capacità.

Un piccolo consiglio a quelle che ce la faranno: una volta sedute sulla nuova poltrona ricordatevi delle altre donne che sono in coda e non comportatevi da uomini.

 

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