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Il lato oscuro dei “valori” americani e il coronavirus: egoismo e violenza

Mentre gli italiani cantano dai loro balconi in un gesto di solidarietà, gli americani comprano armi per proteggersi dall’Armageddon

The Statue of Liberty at the time of coronavirus (Illustration by Antonella Martino)

Nel briefing giornaliero del New York Times di mercoledì 18 marzo, Melina Delkic, che scrive l’edizione europea del briefing giornaliero, parla con Donald McNeil, reporter sulla salute e definisce con precisione la maggiore difficoltà nel fermare il Coronavirus negli Stati Uniti: quel senso di auto-importanza che in inglese si chiama “self-entitlement,” e  l’egoismo.

Delkic scrive: “E’ assolutamente urgente che l’America imiti quello che ha fatto la Cina. La Cina ha avuto un massiccio scoppio epidemico sparso per tutto il paese, e lo hanno quasi fermato. Noi possiamo chiudere le strade, eliminare i voli, gli autobus e i treni. Io non credo che riusciremo mai a fare esattamente quello che ha fatto la Cina. Causerà un enorme spaccatura sociale perché agli Americani non piace che gli si dica quello che devono fare”.

In America la riluttanza che Delkic identifica come un’attitudine distintamente “americana”— di rifiutarsi di seguire gli ordini –  è chiamato spirito di indipendenza ed è un valore fondamentale. Infatti, i “valori” americani sono banditi da patrioti autoproclamati come il paradigma che tutti i paesi dovrebbero emulare, il cosiddetto “American lifestyle”,  indipendenza e energica azione individuale sono prominenti tra loro. E per di più, si crede che dobbiamo esportare questi valori a tutte le altre nazioni che, secondo loro, vengono a meno in quanto ad amore per la “democrazia”. Quindi, mettere in atto politiche estere chiamate eufemisticamente “costruzione della nazione” (nation building). Questo era vero soprattutto nei recenti anni storici di Bush, quando l’obiettivo dichiarato era di “portare la democrazia al popolo”,  e a giudicare dai futili e infruttuosi 20 anni di guerra nell’Afghanistan e l’intervento  americano nel Medio-Oriente, questo era un regalo fatto “al popolo” volente o nolente — senza riguardo al fatto che le loro culture o sistemi avessero tradizioni da garantirli o appoggiarli.

In una recente Lettera al Direttore della Voce di New York, Christopher Binetti ha espresso l’opinione che il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, nell’ordinare un blocco totale nazionale in Italia nel tentativo di arginare l’espansione del Coronavirus, stava agendo da dittatore e che la sua era stata una cinica presa del potere. A mio avviso sbagliando e male informato, Binetti è andato oltre e ha detto che questi ordini erano un esempio di “legge marziale” dittatoriale,  esprimendo  timore per il sopravvivere della democrazia in Italia. “Questo precedente, indipendentemente dall’intenzione di Conte, è estremamente pericoloso per il repubblicanesimo, le libertà civili, e la democrazia liberale in Italia,” ha dichiarato. Forse Conte si sarebbe potuto esprimere meglio.  Per esempio, il sindaco della Città di New York Bill de Blasio parla di un possibile “rifugio in casa“ per la Città di New York invece che di un “blocco in casa” (shelter in place) ; e io ammetto che ciò suona meno minaccioso.

Nel frattempo, mentre ci lamentiamo delle restrizioni relativamente leggere che ci sono state imposte finora negli Stati Uniti, come la chiusura delle palestre, abbiamo visto innumerevoli video di italiani che abbracciano  la necessità di misure chiaramente drastiche, come  essere forzati a restare in casa, e la gente è andata ai balconi o alle finestre per esprimere solidarietà cantando e suonando. Voglio indicare al Signor Binetti che molti di questi uomini, donne e bambini, che lui vede come vittime della dittatura di Conte,  cantano entusiasticamente “Fratelli d’Italia”, il loro inno nazionale. Io non potrei nemmeno immaginare tale esempio di patriottismo e solidarietà umana negli Stati Uniti.

Melina Delkic continua dicendo che, “Dobbiamo …aggressivamente far sì che la gente non si riunisca in gruppi. La gente non deve più stringere le mani; la gente non deve più andare ai bar o ai ristoranti…” Quando chiesta da McNeil quello che l’America non sta facendo nella sua risposta a questa crisi globale, Delkic senza esitazione ci ha messo sopra il dito: il “senso di azione collettiva e  altruismo…. Questo è quanto manca agli americani, capire che in questo momento non bisogna pensare solo a se stessi. I miei genitori sono della generazione della II Guerra Mondiale e ai loro tempi c’era più un senso di collettività”.

Gli americani venerano  pure l’indipendenza dell’individuo e la Costituzione. Mentre non c’è nulla di male a tali valori — quando praticati con moderazione — il lato oscuro di essi è il diffuso amore per le pistole e per le armi, come si dice, “per proteggerci”. Questo non è il luogo o il momento di ridiscutere il triste soggetto della violenza delle armi nel nostro paese, l’ho già discusso a lungo in un altra sede. Sfortunatamente, ben sappiamo di sparatorie e uccisioni di massa che  coinvolgono persino bambini nelle scuole. Questo cosiddetto valore di indipendenza e auto-protezione  potrebbe già sporgere la sua brutta testa. In un messaggio inviatomi due giorni fa da un mio stretto conoscente, sono stata avvisata che: “Se qualcuno pensa che la situazione si sia calmata, deve ripensarci, oggi sono andato dal mio dottore e dirimpetto c’è un negozio di armi e munizioni. Immediatamente mi sono trovato in un ingorgo di traffico di macchine che volevano entrare in un parcheggio che era già pieno. C’era una fila fuori dal negozio di almeno 20 persone che tentavano di entrare.”

Non vale la pena, perché già lo sappiamo,  di ricordarci che disastrose aspettative diventano profezie che si auto avverano. E allora ci chiediamo, gli americani stanno comprando armi mentre gli italiani cantano dai loro balconi? Spero di no, ma giudicando da quanto sappiamo circa i valori americani e la diffusa passione per il secondo emendamento della Costituzione, dobbiamo preoccuparci.

Non ho modo di sapere se tutti, o pochi,  o nessuno, continueranno ad abbracciare il senso di solidarietà e unirsi per il bene comune mentre andiamo avanti, ma se ve la sentite, leggetevi La Peste di Albert Camus o Cecità di José Saramago per un terrificante sguardo alla complessità del comportamento umano in crisi estreme.

Traduzione di Salvatore Rotella

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