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Il 25 aprile al tempo del coronavirus: liberazione dal covid-19 come dai fascisti

C’è una piazza, anche se solo virtuale dati i tempi, per celebrare il 25 aprile festa della liberazione dal nazifascismo. Festeggiamo anche La Voce di New York

la voce di new york 25 aprile

Illustrazione di Antonio Giambanco per VNY

Una data in cui ricorre anche il compleanno de La Voce di New York, fondata quel giorno di 7 anni fa. Coincidenza simbolica, perché come cittadini e come giornale, ci ispiriamo agli stessi valori di libertà. La festa è l’occasione per ricordare l’attualità dell’evento, in un momento reso drammatico dalla pandemia. Il simbolo della rinascita dell’Italia libera suona oggi come appello alla condivisione e all’impegno civile

Niente cerimonie, o cortei, o interventi pubblici. Quest’anno, il 25 aprile, festa della liberazione dal nazifascismo, non può essere celebrato in modo tradizionale, a causa del Covid-19. Ma non per questo rimane sotto silenzio: in Italia 1400 personaggi della cultura, della società civile, dello spettacolo, dello sport, invitano tutti a ritrovarsi comunque insieme, in una sorta di piazza virtuale, per ricordare l’evento di 75 anni fa.

E’ una festa che riguarda tutti gli italiani, ovunque si trovino, e che coinvolge molto da vicino anche il nostro giornale, perché ne ricorre il suo (giovane) compleanno. Siamo di nuovo cittadini liberi da 75 anni e siamo questa testata giornalistica da 7: la data è una coincidenza dal valore simbolico. Abbiamo motivo di fare festa all’insegna degli stessi principi. Da una parte e dall’altra dell’oceano.

La Voce di New York ha visto la luce il 25 aprile con un motto, “Liberty Meets Beauty”, che rappresenta la sintesi dei suoi valori ispiratori, e del modo di fare il giornale. Valorizzazione della cultura italiana, affermazione dei principi di libertà, apprezzamento della bellezza come forma dello spirito: è la nostra dimensione civile, in sintonia con i valori della carta costituzionale nata dalla Resistenza.

Anche se in modo solo virtuale, date le circostanze che ci costringono a casa, possiamo dunque riunirci lo stesso per festeggiare. E anzi serve farlo con maggior vigore proprio in un tempo difficile e complicato, in cui siamo alle prese con la pandemia, le pratiche razziste, le spinte sovraniste in ogni parte del mondo.

Ne sono convinti i promotori dell’appello agli italiani. Da Eugenio Scalfari a Marco Travaglio, da Romano Prodi a Maurizio Landini, da Alessandro Baricco a Dacia Maraini, e poi tanti altri: Gianrico Carofiglio, padre Armando Spadaro, Gustavo Zagrebelsky, Lucrezia Reichlin Vasco Rossi, Orietta Berti, Fabio Fazio, Giovanni Floris. Una convocazione in grande, più di quanto potrebbe qualsiasi altra iniziativa. E in un momento storico difficile per tutti, alle prese con la pandemia. Suona come dimostrazione dell’importanza della libertà in ogni epoca.

Questo l’obiettivo dell’iniziativa denominata “25 aprile 2020 #iorestolibero”, che riunisce persone di diverso orientamento politico, e abbraccia tutti gli ambiti sociali. Si vuole abbinare il ricordo del passato a un’iniziativa utile nel presente: una raccolta fondi a favore della Caritas italiana e della Croce rossa italiana, tanto impegnate oggi nella lotta al virus. Appuntamento dunque in diretta alle ore 11 del 25 aprile sul sito 25aprile2020.it, per un evento che si apre con l’Inno di Mameli e si conclude con Bella ciao.

E’ un modo certo dovuto a causa di forza maggiore, di cui avremmo volentieri fatto a meno, ci sarebbe piaciuto uscire di casa, liberi di manifestare le nostre idee, ciascuno a modo suo, ma almeno il momento e la condizione che stiamo vivendo ci fanno evitare la retorica, sempre in agguato, degli atteggiamenti di circostanza, destinati a non lasciare traccia, e ci aiutano a dare concretezza ed attualità ad un evento storico fondamentale.

Serve proprio un momento di ricordo autentico di quella data, importante nella costruzione della democrazia italiana. E’ necessario conservarne memoria, ora che siamo incalzati dall’incuria e dalla mala fede, più che dall’incidere del tempo, e stanno andando via gli ultimi testimoni di quella stagione. Ci sono troppe dimenticanze, distorsioni interpretative, contraffazioni. Tutto ciò non riguarda solo il passato, la valutazione del fascismo e della guerra: determina guasti profondi nella vita civile di oggi.

Basti pensare alle tesi negazioniste della shoah, alla esaltazione del razzismo e delle parole d’ordine fasciste, alle forme di disprezzo verso i superstiti dell’olocausto, come gli insulti rivolti a Liliana Segre. Oppure all’inquinamento del dibattito pubblico determinato da formule demagogiche e qualunquiste. Sono evidenti le conseguenze di queste deviazioni: l’invocazione di “pieni poteri” per governare, le strizzate d’occhio verso le discriminazioni di qualunque tipo, l’esaltazione della  “volontà del popolo” in forme improprie, che preludono alla tirannia della maggioranza e al dominio della folla.

Abbiamo dunque bisogno di fermarci a riflettere, per capire meglio dove stiamo andando e se stiamo compiendo i passi giusti. Come sempre naturalmente, è quello che dovremmo fare ogni istante, non solo quando si vive una tragedia come l’attuale. Serve sempre fare il punto. E eventualmente aggiustare il tiro. Abbiamo preso la direzione giusta, oppure stiamo deviando dal solco con il pericolo di perderci?

25 aprile vny

25 aprile, 1945, a Milano

Non è possibile fare diversamente, del resto, che riunirci solo virtualmente. Ma può essere una possibilità in più. Siamo tutti a casa in isolamento anche in questa data, distanti gli uni dagli altri, impossibile stare a contatto, ritrovarsi all’aperto, insieme, nelle piazze reali. E’ prematura qualunque iniziativa che determini “assembramenti”, sappiamo che sono terreno di coltura dell’infezione. Dobbiamo ancora rispettare le regole, se vogliamo uscirne prima possibile. Vivi e liberi.

Mai come stavolta la celebrazione della libertà ritrovata nella lotta antifascista è stata piena di significati percepibili immediatamente da tutti, ora che il quotidiano è traumatizzato da tante restrizioni. Siamo costretti ad un isolamento sociale che non avevamo mai sperimentato prima in questa maniera così totalizzante ed esclusiva. C’è un nemico che ci costringe a stare in casa, e noi obbediamo agli ordini impartiti, lo facciamo per paura, per la nostra salvezza, un po’ anche per il bene di tutti. Ma soffriamo dell’assenza di libertà che si manifesta nelle piccole cose, uscire di casa a nostro piacimento, magari senza meta o scopo, per il piacere di farlo. Senza rendere conto a nessuno delle nostre azioni, o dover portare con noi un’autocertificazione.

Per la prima volta, la giornata è gravata dal peso, fisico ma anche psicologico, di dover subordinare ogni movimento ad una ragione valida, che sia un’autorizzazione. Non era più accaduto dalla caduta del fascismo che i movimenti fossero così limitati. Che dovessimo limitarci fino a questo punto. Accade certo per motivi diversi. Erano allora i rastrellamenti, i bombardamenti, il timore di rimanere uccisi dal nemico o da un cecchino.

Oggi, è il pericolo di contrarre il virus e di trasmetterlo a chiunque, magari alle persone a cui vogliamo più bene, o ai tanti indifesi, anziani, malati. E così ci sono impediti tutti i movimenti “non necessari” e comprendono ciò a cui teniamo di più: andare a trovare la fidanzata o un amico, prendere il sole o vedere il mare, camminare nei boschi o fare acquisti voluttuari.

Proviamo cosa significhi la libertà negata o soltanto condizionata, che nessuna generazione ha più vissuto da quel momento di tanti anni fa. Un monito per noi, più forte di qualsiasi discorso. Per questo oggi abbiamo ancor più bisogno di celebrare la libertà, come bene irrinunciabile. E di ricordare che occorre farne buon uso. Bisogna saperla apprezzare, essere consapevoli del suo valore e della sua importanza. Per noi stessi e le nuove generazioni.

Come ogni cosa di valore va impiegata bene facendola fruttare al meglio. La sua necessità, ora che avvertiamo quanto ci manchi, è un avvertimento per cambiare passo domani quando ripartiremo, caso mai avessimo sbagliato la rotta, meglio gettare via l’irrilevante, le imprese mal concepite o dannose, e occuparci seriamente delle cose necessarie, la scuola, il lavoro, la giustizia, la sanità, che avevamo lasciato a metà, quando tutto è scoppiato.

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