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Da Minneapolis a Brooklyn: non si fermano le proteste per la morte di George Floyd

VIDEO: Decine di città degli Stati Uniti si risvegliano dopo ore di incendi, arresti e scontri tra la polizia e i manifestanti

Barclays Center, Brooklyn, venerdì 29 maggio (video Youtube)

Nonostante il virus, la repressione e il coprifuoco imposto in Minnesota, i manifestanti sono scesi in piazza per la quarta notte consecutiva. Venerdì mattina l'arresto di Derek Chauvin, l'ex poliziotto in ginocchio sul collo di Floyd per quasi nove minuti: è accusato di omicidio colposo e omicidio di terzo grado.

Non si fermano le proteste per la morte di George Floyd, il quarantaseienne di Minneapolis ucciso lunedì sera dopo l’arresto (la pattuglia era intervenuta su segnalazione di un commesso, secondo il quale un uomo afroamericano aveva pagato con una banconota di 20$ contraffatta).

Per la quarta notte consecutiva, i manifestanti sono scesi in strada in decine di città degli Stati Uniti, chiedendo giustizia e sfidando il virus, la repressione della polizia e il coprifuoco imposto in Minnesota.

Non è servito a calmare gli animi l’annuncio della procura di Hennepin County, che venerdì ha posto in custodia Derek Chauvin, il poliziotto in ginocchio sul collo di Floyd per quasi nove minuti nonostante le suppliche “I can’t breathe” (Non riesco a respirare).

Chauvin, che ha ricevuto diciotto richiami disciplinari in diciannove anni di carriera, è stato licenziato assieme a tre colleghi ed è ora accusato di omicidio colposo e omicidio di terzo grado (un reato del codice penale di alcuni stati simile all’omicidio preterintenzionale nell’ordinamento italiano), in attesa delle indagini.

Troppo poco e troppo tardi per convincere i cittadini a tornare a casa: Minneapolis si è svegliata sabato mattina dopo ore di incendi, scontri e arresti e con la Guardia Nazionale mobilitata per quella che potrebbe essere la notte più calda.

Il governatore del Minnesota Tim Walz e i sindaci delle Twin Cities, Minneapolis e Saint Paul, Jacob Frey e Melvin Carter hanno spiegato che la maggior parte delle persone coinvolte nelle violenze proverrebbe da altri stati e hanno messo in guardia sui rischi di un’escalation.

E a proposito di escalation, Associated Press ha riportato che su indicazione del presidente Trump, il Dipartimento della Difesa avrebbe dato l’ordine alle unità di polizia militare di prepararsi per il dispiegamento.

La rabbia è esplosa ovunque negli Stati Uniti, anche nell’epicentro della pandemia. Dopo Union Square e Downtown Manhattan giovedì pomeriggio, circa tremila cittadini si sono riuniti venerdì al Barclays Center di Brooklyn, dove la NYPD ha risposto alle provocazioni con spray al peperoncino e oltre duecento arresti.

Nella quotidiana conferenza stampa sul Coronavirus, il governatore dello stato di New York Andrew Cuomo ha dichiarato che pur essendosi schierato dalla parte dei manifestanti, “la violenza non è la risposta” e “oscura la correttezza del messaggio”.

Cuomo ha quindi annunciato un’indagine indipendente sulle azioni intraprese e sulle procedure adottate nel corso delle proteste, alle quali hanno partecipato pacificamente anche rappresentanti della legislatura di Albany. Almeno due episodi sarebbero sotto i riflettori per l’eccessivo uso della forza da parte dei poliziotti, con una donna spinta a terra violentemente e un uomo picchiato da un manganello.

Il resto degli Stati Uniti ha vissuto scene simili. Da Washington DC, dove i servizi segreti hanno controllato la folla sulle transenne di fronte alla Casa Bianca; ad Atlanta, dove la sede di CNN è stata oggetto di atti vandalici. A Detroit un ventunenne è stato ucciso da colpi di arma da fuoco di un soggetto ignoto ancora ricercato.

Le tensioni di secoli di disuguaglianze e ingiustizie razziali non accennano a diminuire.

 

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