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Tutta colpa di Orlando e di Santa Rosalia? La Palermo allagata e la politica latitante

Uno "storico" nubifragio mette in ginocchio Palermo, ma ricordando Genova è tutta l'Italia che dovrebbe interrogarsi sulla gestione di strade, viadotti e ponti

Una immagine delle operazioni di soccorso dei vigili del fuoco di Palermo in Viale della Regione Siciliana (da youtube)

Due ore di pioggia intensa sono bastate a far emergere tante criticità. Ogni volta che si verifica un evento come questo, si verificano danni a persone o cose. E subito dopo i media vengono allagati dalle polemiche. La prima è quella sulla previsione di questi eventi. Il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando si è difeso dicendo che quella di ieri sarebbe stata “La più violenta pioggia della storia dal 1790 e nessuno ci aveva avvertiti”.  Al di là dei dati storici sulle precipitazioni, quello che è certo è che la Protezione Civile della Regione Sicilia aveva avvertito dei rischi: lo aveva fatto il 13 Luglio: l’allarme giallo, però, era previsto per il giorno 14 Luglio (il giorno prima dei temporali che si sono verificati ieri) e riguardava tutta la Sicilia. L’altro avviso della Protezione Civile della Sicilia per il 15 Luglio, invece, prevedeva un rischio temoprali ma l’allerta giallo non riguardava tutta la provincia di Palermo.

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando.

Due ore di pioggia sono bastate a scatenare l’inferno sui social network e presso le sedi istituzionali di mezza Sicilia. “Fino ad ora avevo preferito mantenere il silenzio, ma dopo il comunicato del Sindaco di Palermo non posso più tacere. Il problema sarebbe soltanto non essere stato avvertito per l’imprevedibile evento meteorologico? Intanto era prevedibile perché ormai avviene ogni anno! Secondo, sapevamo da anni che esistono problemi alle fognature specialmente nei sottopassi della circonvallazione!”, ha tuonato sui social network il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gianfranco Miccichè. Pesanti le accuse lanciate: “Mi dispiace, Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, ma la città di Palermo è totalmente nelle tue mani. Questa è una tragedia di cui siamo responsabili tutti ma tu più degli altri”.

Al di là delle beghe politiche, il punto è ormai sempre lo stesso: era possibile evitare tanti danni? O che delle persone rischiassero di perdere la vita (in un primo momento si è parlato di due morti, ma il dato non il dato non è ancora confermato da fonti ufficiali e finora non sarebbero stati ritrovati cadaveri: per avere la certezza bisognerà aspettare di drenare tutta l’acqua)?

Per comprendere come sia stato possibile tutto questo (e se sarebbe stato possibile evitarlo) è necessario fare un passo indietro.

Sono diversi i fattori che potrebbero aver reso possibile che diverse zone di viale Regione Siciliana (la circonvallazione di Palermo) si allagassero così velocemente. Il primo, probabilmente, riguarda le infrastrutture: non è la prima volta che, dopo precipitazioni intense, i sottopassaggi della circonvallazione si trasformano in piscine fangose. Ciò potrebbe dipendere da diverse cause: vie di fuga per l’acqua non sufficienti a smaltire le portate d’acqua in arrivo, scarsa manutenzione, che avrebbe fatto sì che le vie di fuga si ostruissero, e anche spazzatura che, purtroppo, non viene raccolta con la giusta frequenza (proprio nei giorni scorsi e  proprio in alcune zone di viale Regione Siciliana si erano accumulati cumuli di rifiuti non rimossi dagli autocompattatori: la loro presenza sulla strada potrebbe aver facilitato l’ostruzione dei tombini e l’allagamento dei sottopassi). E poi la mancanza di segnali per arrestare prontamente l’accesso a quei sottopassi: alcuni comuni della Provincia di Palermo, dopo che si erano verificati eventi analoghi a quelli di ieri, hanno dotato i sottopassi di un sistema per vietarne l’accesso in caso di rischio allagamento. Resta da capire come mai il Comune di Palermo non abbia fatto lo stesso (considerando che non è la prima volta che questi sottopassi diventano dei piccoli laghi inaccessibili alle auto).

A tutto questo si deve, però, aggiungere un altro fattore, non meno importante: come mostrano le immagini del disastro, non appena le precipitazioni si sono fatte più intense, gli svincoli si sono riempiti di auto: un flusso d’auto incontrollabile, senza alcun rispetto né per il codice della strada né per il prossimo, che ha reso praticamente impossibile ai mezzi di soccorso di percorrere la corsia d’emergenza. Un sovraffollamento reso ancora peggiore dal fatto che, proprio ieri, ricorreva la festa della santa patrona di Palermo, S.Rosalia. Una giornata attesa da molti che (specie dopo il lungo periodo di lockdown) hanno deciso di approfittarne per fare un piccola gita fuori porta (con conseguente sovraffollamento della circonvallazione al rientro non appena ha cominciato a piovere).

Enormi i danni causati (nella speranza che si possa parlare solo di danni materiali e che la perdita di vite umane non venga confermata). Molti dei disastri che si ripetono in varie parti d’Italia sono generati da una serie di concause. E molte di queste sarebbero evitabili. Si pensi ai rischi idrogeologici e sismici di molte zone del territorio nazionale dove, però, si continua a costruire o ad abitare edifici fatiscenti. Oppure alla manutenzione di strade e autostrade e viadotti (di molti non si saprebbe nemmeno chi dovrebbe occuparsi della manutenzione: mentre a Roma si litiga per chi dovrà spartirsi al torta “strade e autostrade”, centinaia di viadotti e chilometri di strade versano in condizioni pessime e necessiterebbero di interventi urgenti). Prima che un altro ponte crolli e che dopo si corra tutti a piangere sui milioni (di Euro) di litri di latte versato.

Non c’è un solo colpevole di quello che è successo ieri. Accanirsi ora sul responsabile (ammesso che ce ne sia solo uno) non serve a nulla. Meglio rendersi conto degli errori commessi nella gestione della cosa comune e cercare di cambiare (a Palermo e ovunque, sia a livello nazionale che comunitario e internazionale). Prevenire molti disastri sarebbe possibile e spesso il costo degli interventi per farlo sarebbe molto inferiore ai danni causati. Sempre che (come è avvenuto per il viadotto di Genova) non ci sia da pagare anche un costo in vite umane.

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