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Scatta l’allarme in Italia per il Covid-19 in aumento, discoteche sotto accusa

Anche Flavio Briatore ricoverato per coronavirus e il suo locale Billionaire in Sardegna è risultato essere un focolaio. A Porto Cervo chiuso anche il Sottovento

L'entrata della discoteca Billionaire di Flavio Briatore (Wikimedia Commons)

Con l'imprenditore positivo al coronavirus e il numero dei contagi in aumento, in tutta Italia si prendono misure contro la diffusione del virus che risulta soprattutto tra i ventenni, ma gli esperti provano a far mantenere la calma

Aumentano i casi di coronavirus e in Italia torna a suonare il campanello d’allarme. 1.071 il 22 agosto, 1.209 il 23 e 953 il 24. Numeri che non si vedevano da inizio maggio. Nelle ultime ore, arriva anche una notizia dal grande peso specifico: Flavio Briatore è ricoverato all’Ospedale San Raffaele in condizioni serie dopo aver contratto il virus. Lui, proprietario del Billionaire di Porto Cervo che con 63 tamponi positivi su 90 effettuati diventa a tutti gli effetti un focolaio, dopo la chiusura dei locali voluta con il dcpm del 16 agosto si era messo in prima linea contro la decisione del governo. “Volevano trovare un capro espiatorio simbolico – diceva – e l’hanno trovato nelle discoteche. Per come la vedono loro, sembra che questo virus agisca solo di notte e non di giorno”. Sempre a Porto Cervo, da lunedì ha chiuso lo storico Sottovento, dopo aver riscontrato un caso di positività tra lo staff, mentre tra martedì e mercoledì verranno eseguiti tamponi su tutti i dipendenti dei club più frequentati della costa.

Sale la tensione e i telegiornali di tutto il Paese bombardano gli ascoltatori con notizie dai toni allarmanti. Si iniziano a fare paragoni con il passato, mentre scorrono le immagini che riportano la mente a quelle tragiche giornate di inizio aprile. Stavolta, però, la situazione è diversa. Del virus sembra essere cambiata l’intensità, la percezione e soprattutto i portatori. In questa fine del mese di agosto, tanti si sono domandati da dove provenissero i nuovi contagiati. Leggendo i dati dell’ultimo aggiornamento nazionale sull’epidemia pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità, ci si fa un’idea piuttosto precisa.

Innanzitutto, è corretto precisare un dato spesso colpevolmente trascurato. Mentre nelle prime settimane dell’epidemia, tra quelli diagnosticati, si riscontrava una grande percentuale di casi severi, critici o deceduti al momento della diagnosi, nelle ultime  si è avuto un netto incremento di casi asintomatici o pauci-sintomatici (con qualche colpo di tosse, febbre al di sotto di trentasette e mezzo dalla durata di uno o due giorni e un generale senso di stanchezza) e una marcata riduzione dei casi severi e dei decessi.

Fonte: ISS

Sempre le tabelle dell’ISS raccontano come, sebbene la maggior parte dei casi segnalati sia sempre contratta localmente, a partire dalla metà di giugno sia effettivamente aumentato il numero di nuovi infetti importati da uno stato estero. L’incremento è ovviamente legato all’aumento della mobilità dovuto alla sospensione delle misure di lock-down in diversi paesi europei. In particolare, nei primi 15 giorni di agosto, sono stati segnalati 779 casi di infezione in cittadini italiani di ritorno da un viaggio all’estero. Nonostante questo, però, tre casi su quattro continuano ad essere contratti localmente, dato che indica che nel territorio nazionale la malattia non smetta di circolare. Si è inoltre abbassata l’età media dei contagiati. A partire dalla fine di aprile, è passata dagli oltre 60 anni dei primi due mesi dell’epidemia ai 30 dell’ultima settimana. Il motivo è chiaro: in questo periodo, la maggior parte dei positivi sono adolescenti o ragazzi che di poco superano i vent’anni, rientrati da una vacanza o da un locale troppo affollato. Sì, perché anche se i gestori delle discoteche ritengono di essere vittime, la realtà è che un solo positivo in tutta la struttura, considerata la totale assenza di distanziamento e mascherine, può trasformarla in un focolaio e costringere centinaia di persone alla quarantena obbligatoria. Così si chiudono le attività e si rischia di iniziare una catena già vista, un processo già vissuto.

Fonte: ISS

È vero, la situazione sanitaria e ospedaliera è meno grave rispetto ai mesi del lock-down e non ci sono valori preoccupanti per quanto riguarda il numero dei ricoveri o dei decessi. Il virus ha perso forza, come dimostrano gli studi del laboratorio dell’Ospedale San Raffaele, che hanno confrontato i tamponi di marzo e aprile con quelli di maggio, giugno e luglio, rilevando, in questi ultimi, una carica virale decisamente più bassa.

Dato questo contesto, supportato da fatti e non da ipotesi che la politica spesso si diverte a diffondere tra gli elettori, le uniche norme da tenere a mente sono quelle conosciute da fine febbraio: rispettare il distanziamen­to sociale, evitare assembra­menti, restare a casa quando si presentano sintomi influenzali e lavarsi spesso le mani.

L’allarmismo è inutile, persino controproducente, mentre le regole sono fondamentali. Lo si sente dire da mesi, con il virus dovre­mo imparare a convivere, perché, salvo vaccino, vivrà ancora a lungo tra noi. Vedere la realtà in modo oggettivo e non con le lenti del terrorismo psicologico sarà l’unico modo per tornare a vivere in sicurezza, senza l’ombra pressante e invisibile di un’immotivata paura del prossimo.

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