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Nuovi picchi di COVID-19 in Italia: 4458 nuovi positivi in 24 ore, torna l’incubo

Il numero di persone che giornalmente risulta positiva al Coronavirus cresce di quasi 1.000 al giorno. Nessuna regione ha zero casi e l'Italia trema

Un uomo si sottopone ad un test molecolare per il COVID-19

"Nel momento in cui si è rotto l'argine dobbiamo aspettarci un aumento dei casi, il cui numero continuerà probabilmente a crescere nelle prossime settimane," afferma il fisico Sestili su Facebook. La "rottura dell'argine" si riferisce al superamento del 3% nel rapporto fra tamponi somministrati e positivi rintracciati, numero che preoccupa sia per l'aumento dei contagi, sia perchè implica che ci sono molti più positivi rispetto ai dati.

In Italia i numeri dei positivi al COVID-19 continua a crescere rapidamente: sono 4458 i nuovi casi, e 22  i morti, a fronte di 122.000 tamponi. La crescita dei contagi sale di quasi 1.000 al giorno, +3.678 rispetto al totale dei positivi dei giorni passati. I nuovi positivi non erano mai stati così tanti dal 16 aprile (durante il lockdown) quando erano stati 3.786. Il numero di deceduti, però, rimane significativamente più basso: 22 a paragone dei quasi 700 del 16 Aprile. Fra le regione più colpite restano: la Campania (757 nuovi casi); la Lombardia, con +683; il Veneto con 491; ed il Lazio con +359. Numeri in aumento anche nelle regioni poco colpite come la Valle d’Aosta (+18).

Dati della protezione civile sul COVID-19 per l’8 Ottobre 2020.

 

In risposta all’impennata di contagi, è arrivato il nuovo decreto legge che proroga lo stato di emergenza fino a Gennaio 2021 e impone l’utilizzo delle mascherine sia all’interno sia all’esterno. Giuseppe Conte ha inoltre limitato i poteri dei singoli presidenti della regioni, che potranno al massimo inasprire le misure di sicurezza, ma non più allentarle. Dato l’incremento del rapporto fra tamponi somministrati, e risultati positivi, infatti, la situazione diventa sempre più pericolosa, ed il governo ha reagito con misure aspre.

 

Come spiega il fisico Giorgio Sestili su Facebook, e come riporta il Messaggero, in Italia si è “appena rotto l’argine della pandemia.” L’argine in questione è proprio il superamento del 3% nel rapporto fra tamponi e positivi. A calcolare il valore del 3% era stato lo scrittore e ingegnere Thomas Pueyo, e da allora questa soglia ha trovato un grande consenso anche nel mondo scientifico. “È un valore che indica che l’obiettivo è fare tanti tamponi e trovare pochi positivi», spiega Sestili. “In agosto il rapporto fra casi positivi e test era appena superiore a 1%, ma adesso siamo oltre il 4%. Questo significa che si è rotto l’argine e che ormai ci perdiamo moltissimi casi.” È un valore superiore alla soglia, ma inferiore a quello riscontrato per esempio nell’aprile 2020, quando il rapporto fra casi testati e tamponi era di circa il 10%.

 

In Lombardia  si sono registrati 683 nuovi casi (109.869 casi totali). Oggi è stata registrata una vittima, portando il il totale dei deceduti a 16.979. A preoccupare sono i 282 i nuovi casi  registrati nella provincia di Milano, di cui 133 in città. “Temo un nuovo lockdown,” dice Andrea di Santo, studente di economia alla Bocconi. “Ero a Milano nelle prime fasi della pandemia, e mi ricordo quanto è stato doloroso e spaventoso. E, dopo mesi di fatica, distanziamenti e mascherine, mi fa rabbia che la situazione non stia migliorando velocemente quanto vorrei.”

In risposta al pericolo posto dall’avvento del periodo influenzale, la campagna vaccinale contro l’influenza partirà in Lombardia il 19 ottobre. Lo ha annunciato il direttore generale dell’assessorato al Welfare Marco Trivelli, in conferenza stampa a Palazzo Lombardia. Le somministrazioni del vaccino nella prima fase di Ottobre saranno fornite prima ai soggetti a rischio e gli over 65. Dalla prima metà di novembre si inizierà con i soggetti in età pediatrica fragili e con i bambini dai 6 ai 24 mesi, e con soggetti tra i 60 e 64 anni, con priorità per le persone fragili. Da metà novembre il calendario proseguirà con le fascia dei bambini da due a sei anni, degli operatori sanitari e della popolazione tra i 60 e i 64 anni.

Un uomo indossa una mascherina protettiva

Nel Lazio, a fronte di oltre 13mila tamponi, si sono registrati 359 casi, di cui 144 a Roma. Sono stati 6 i decessi e 81 i guariti. Come riporta Repubblica, l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, ha spiegato che “il rapporto tra i positivi e i testati è al 2,7%”. Spaventano gli oltre 100 positivi nella Capitale, che fa fatica a reggere la richiesta per i tamponi molecolari.

“Ho dovuto aspettare ben 7 ore in fila al drive in, per fare il tampone al San Giovanni di Roma,” spiega Marta Spalloni, madre di 3 figli. “E ora devo aspettare altri 2 o 3 giorni per i risultati. Mio marito era fuori per lavoro, e non sapevo a chi lasciare i miei figli mentre ero in fila. Ma, soprattutto, data l’alta contagiosità del virus, credo sia una vergogna che bisogna attendere così tanto per sapere se si è positivi o meno.”

Si torna indietro a Latina, invece, una provincia del Lazio: annunciato infatti un mini lockdown di 14 giorni. Il presidente della Regione Lazio ha firmato l’ordinanza in vigore da mezzanotte che prevede il contingentamento a 20 persone per le feste e cerimonie religiose, il numero massimo di 4 ospiti a tavolo per ristoranti e locali e la chiusura alle ore 24 per pub bar e ristoranti. Scattati anche il divieto di assembramento davanti scuole, luoghi e uffici pubblici e lo stop delle visite ai pazienti ricoverati in strutture sanitarie o sociosanitarie.

In Campania, invece, sono ben 757 i nuovi casi dopo un analisi di 9.925 tamponi. Il rapporto fra i positivi ed i tamponi effettuati è ben sopra il 4%, cifra che preoccupa, dato che come guideline per la sicurezza si usa il 3% o meno. L’aumento dei contagi è concentrato in grandissima parte nella provincia di Napoli. Secondo quanto contenuto nell’aggiornamento diffuso dal Ministero della Salute, sono 448 i nuovi casi registrati oggi nel Napoletano, dove dall’inizio dell’emergenza si sono contati 10.655 casi totali. Non sono mancate le proteste, proprio nel centro di Napoli, a causa delle multe scattate verso coloro che non indossano la mascherina correttamente, e alle attività commerciali che non rispettano le direttive di distanziamento sociale.

Una foto di un “COVID-19 Hospital” a Roma

Infine, a preoccupare in Campania e nel Lazio è soprattutto la situazione ospedaliera: infatti i così detti Covid-hospital Lazio e Campania quasi pieni. Il termine si riferisce a zone di terapia intensiva che sono stata create dopo l’avvento del COVID-19, in maniera precauzionale per prossime ondate del virus. A preoccupare non sono tanto le terapie intensive, ma le sub-intensive dove ci sono pazienti infettivi che devono essere curati in un certo modo. Con l’arrivo dell’influenza infatti si teme un sovraccarico. “I posti si stanno già saturando adesso figuriamoci quando arriverà l’influenza,” ha affermato Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute per l’emergenza Covid-19, come riportato da SkyTG24. “Non siamo al collasso, ma in una situazione di grandissima pressione.”

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