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La vendetta di McCain arrivata dall’Arizona sigilla la vittoria di Biden su Trump

Mentre l'elezione del Presidente eletto risulta sempre più schiacciante, il coronavirus infesta la Casa Bianca e una nazione che appare senza più guida

Joe Biden e John McCain durante la cerimonia, nel 2017, per la Liberty Medal consegnata al senatore dell'Arizona (Immagine da youtube)

La vendetta è un piatto che si serve freddo. E John McCain lo ha servito a Trump surgelato. Biden ha conquistato anche l’Arizona con i suoi 11 grandi elettori allungando il vantaggio sul presidente e ora ha 306  grandi elettori contro i 217 di Trump. Lo Stato del Grand Canyon è stato l’ultimo a fornire i risultati elettorali finali, mentre Georgia, Pennsylvania, Wisconsin e Michigan hanno già iniziato i riconteggi per certificare la vittoria di Biden.

Questa operazione si dovrebbe concludere entro la fine del mese, sicuramente prima di Safe Harbor Day, l’ultimo giorno per una disputa legale che quest’anno cade l’8 dicembre anche se già gli avvocati di Trump hanno minacciato di fare appello e contare nuovamente i voti, questa volta a spese proprie.

L’Arizona è lo Stato dominato per 20 anni dall’ex senatore repubblicano John McCain scomparso due anni fa. I rapporti che Trump aveva con McCain erano pessimi, mentre quelli che aveva Biden erano ottimi anche se i due erano degli opposti partiti. McCain è stato prigioniero di guerra in Vietnam per 5 anni. Venne torturato e per questo perse parte dell’uso del braccio destro. Trump in una delle sue tante offese, disse che per lui McCain non era un eroe continuando con un “A me piacciono i militari che non vengono catturati”. Quando il senatore morì nel 2018 gli furono tributati funerali di stato ai quali parteciparono gli ex presidenti Obama, W Bush e Clinton. Trump, per disposizioni lasciate dal senatore McCain, non fu invitato. Obama fece una toccante orazione funebre. La moglie di McCain, Cindy, anche lei indomita repubblicana, non perdonò l’offesa e in queste elezioni ha fatto campagna elettorale nel suo Stato per Biden. Ma non solo, Cindy McCain fa anche parte del gruppo di consiglieri del “Transition Team” del presidente eletto.

A Joe Biden e Kamala Harris continuano a pervenire messaggi di auguri e congratulazioni,  dopo quello di ieri di Papa Francesco, questa mattina c’è stato quello della Cina. Manca per ora quello di Putin, un fatto che alimenta i sospetti sugli ambigui rapporti tra il presidente sconfitto e il premier russo.

La Homeland Security in una dichiarazione scritta ha affermato che quelle che si sono appena concluse sono state le elezioni più sicure nella storia americana e di non aver trovato “alcuna prova” di schede perse o modificate o di sistemi di voto violati.

Un’altra smentita alle farneticanti accuse formulate da presidente sconfitto che continua a fare esposti, l’ultimo in Michigan dove già ne sono stati respinti altri due, e a mandare  tweet sui presunti  brogli elettorali che lo hanno visto perdere. A questo proposito il team legale assunto dal presidente sconfitto ha ritirato un altro esposto che aveva fatto in Pennsylvania, mentre un altro presentato nei giorni scorsi verrà discusso in aula la prossima settimana. In Arizona, dopo che la vittoria dello Stato era stata assegnata a Biden, gli avvocati di Trump avevano preparato un esposto, ma all’ultimo momento lo hanno ritirato.

Donald Trump (Illustration by Antonella Martino)

La Casa Bianca continua nella narrativa che le elezioni sono state vinte da Trump e che il passaggio dei poteri non avverrà perché Trump avrà una seconda presidenza. A dirlo oggi è Peter Navarro, il consigliere di Trump per il commercio alleandosi con le farneticazioni di Mike Pompeo.

A proposito dei tweet di Trump l’ex presidente Barak Obama intervistato dalla Cbs per il programma “60 Minutes” che andrà in onda domenica prossima e della quale sono stati rilasciati alcuni spezzoni, ha detto che le insulse accuse di frodi elettorali rappresentano “un ulteriore passo nella delegittimazione non solo della prossima amministrazione Biden, ma della democrazia in generale, e questa è una strada pericolosa”. L’ex presidente ha aggiunto che le accuse del presidente sconfitto sono motivate dal fatto che “a lui non piace perdere”. “Ma sono molto più preoccupato – ha aggiunto Obama – dal fatto che tutti gli esponenti repubblicani, che chiaramente sono a conoscenza della realtà, continuano ad appoggiarlo”.

Il presidente eletto continua sulla sua strada nonostante gli intralci dell’amministrazione Trump che ha bloccato i fondi e non ha messo a disposizione gli spazi federali per permettere al team di Biden di preparare il passaggio del potere. Il transition team si riunisce lo stesso in Maryland e Joe Biden e Kamala Harris stanno preparando insieme la lista dei futuri ministri, ma la priorità assoluta resta la lotta al coronavirus.

Il presidente eletto Joe Biden

Questa mattina Biden, preoccupato dall’incredibile impennata dei contagi, ha contattato il team di esperti creato apposta per cecare di trovare subito dopo l’Inauguration del 20 gennaio le formule necessarie per contenere il covid 19. 10 milioni e mezzo di persone sono infettate e più di 240 mila sono morte. Nelle ultime 24 ore ci sono stati 150 mila americani infettati, negli ospedali si sta arrivando al massimo della capienza nei reparti di cure intensive dove i malati più gravi vengono intubati. Medici e infermieri sono al lavoro 24 ore al giorno e con il passare delle ore la situazione si fa sempre più pericolosa. Tutto lascia credere che il virus stia mutando facilitando ulteriormente i contagi. Il Congresso sta studiando di imporre l’obbligo della mascherina in tutti gli Stati.  La neoeletta congresswoman repubblicana Marjoie Tailor Green, che appartiene al movimento dei Qanon, ha denunciato questa misura definendola una “imposizione ossessiva”.  L’ondata di contagi non risparmia gli uomini del Secret Service che si occupano della sicurezza del presidente, della sua famiglia e delle più alte cariche dello Stato. Oltre 130 agenti sono risultati positivi o sono in quarantena. Si sta anche tentando di capire – scrive il Washington Post – se una parte dei contagi sia legato alla situazione interna alla Casa Bianca, divenuta nelle scorse settimane un focolaio del virus dopo che molte riunioni sono state fatte senza rispettare le distanze di sicurezza e senza indossare la mascherina.

Con il passare dei giorni è sempre più evidente come la lotta al coronavirus sia la principale sfida che l’Amministrazione Biden dovrà combattere dal 20 gennaio. Fino ad allora si resterà immobili, sempre fermi per deresponsabilizzarsi demandando questa guerra al virus ai singoli governatori. Intanto gli americani muoiono a migliaia al giorno. Oggi Trump per la prima volta appare in pubblico (video sotto della diretta) dopo la sconfitta elettorale. Parla nel Rose Garden per attribuirsi il merito di essere stato lui ad accelerare i tempi per la scoperta del vaccino da parte della Pfizer.

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