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Venite, venite al circo Trump, tra le capriole del pagliaccio Rudy e i trapezisti del Gop

Il presidente megalomane e narcisista continua a non accettare la vittoria di Biden e fa sprofondare la superpotenza USA nel ridicolo in attesa della tragedia

Donald Trump (Illustration by Antonella Martino)

C’è stata una continua evoluzione in queste elezioni: si è passati dal melodramma al teatro dell’assurdo al teatrino politico. Ora siamo al circo equestre, quello con pagliacci, trapezisti e prestigiatori.

Trincerato nel bunker della Casa Bianca Donald Trump continua a non accettare la sconfitta anche dopo il riconteggio dei 5 milioni di voti della Georgia che è stato già certificato. Domani il presidente sconfitto riceverà la leadership repubblicana alla Casa Bianca per cercare la solidarietà politica necessaria per tentare di ribaltare l’esito di queste elezioni. Oggi invece sono stati invitati alla Casa Bianca i certificatori elettorali repubblicani che in Michigan prima non volevano convalidare il risultato elettorale, poi, vista l’assurdità della loro decisione, hanno fatto marcia indietro. All’aeroporto di Washington sono stati accolti dai fischi dei dimostranti.  La mossa fatta dai certificatori è bastata al presidente per tentare di convincerli di cambiare il voto popolare dei grandi elettori sostituendo quelli democratici con quelli repubblicani. I grandi elettori si riuniranno il 14 di dicembre a Washington per votare ufficialmente il presidente dopo  dopo aver ricevuto almeno 270 preferenze. Joe Biden ne ha ricevute 306. Tutto da vedere se i grandi elettori rispetteranno il mandato dell’elettorato.

Trump “Il Grande Dittatore” (Illustrazione di Antonella Martino)

Forse solo gli Stati Uniti del presidente Lincoln si sono confrontati con una minaccia costituzionale così grave come quella attuale. Ma a quei tempi lo scontro era economico: il Nord industriale contro il sud agricolo-schiavista. Questa, invece, è solo la crisi personale di un megalomane che non accetta la sconfitta. Cosa faranno Mitch McConnell e company? Continueranno ad essere complici con il loro silenzio delle follie dittatoriali di un bancarottiere fallito approdato alla Casa Bianca per un reality show? Cercheranno di farlo ragionare malgrado la sua stragonfiata indole narcisista? Per ora resta il mistero.

I pagliacci fanno ridere e nello stesso tempo fanno tristezza. Esattamente quello che è successo ieri in Pennsylvania con Rudy Giuliani che da rispettato procuratore antimafia e poi sindaco-leader di New York nel periodo peggiore che la megalopoli abbia mai trascorso, si è trasformato in azzeccagarbugli. Una  tristezza vederlo trafelato, con le gocce di sudore scure, mischiate alla tintura dei capelli che gli scivolano sulla faccia mentre bofonchiava strampalate  teorie complottiste per giustificare il risultato elettorale. Teorie che il magistrato federale ha rigettato mettendo fine alle congetture dei brogli elettorali già respinte in otto tribunali degli Stati Uniti. Ma è anche peggio perché in aula l’avvocato Giuliani non ha mai parlato dei brogli, ma solo di alcune tecnicalità come la lontananza degli osservatori repubblicani dagli scrutatori violando le regole. Tesi smantellata dagli avvocati dello Stato della Pennsylvania che hanno mostrato il video con gli osservatori democratici e repubblicani, dietro una transenna, a dieci piedi di distanza dagli scrutatori. E sempre in aula l’avvocato Giuliani aveva ammesso, dopo le pressanti domande del magistrato, che i brogli in realtà non ci sono stati. Ma non è quello che ha detto fuori dall’aula ai giornalisti continuando una narrativa basata su complotti e centinaia di migliaia di voti scomparsi o contraffati, rilanciando lo slogan “Il cammino verso la vittoria” trasformato in accuse senza prove, congetture, fantasie che non hanno trovato  un minimo di veridicità.

“The Hoax” con Pinocchio Trump (Dipinto di Flavio Bragaloni, maggio 2020)

I trapezisti invece, sono quelli che con salti mortali, piroette, avvitamenti dialettici cercano di giustificare l’operato del presidente sconfitto. Sono quelli che da accaniti difensori del presidente, non parlano più. Affermano  che bisognava aspettare le certificazioni degli Stati per capire chi fosse stato il vincitore. Mitch McConnell ha detto che le elezioni sono state un successo per i repubblicani che hanno vinto numerosi seggi alla Camera. Quando gli è stato chiesto di esprimersi sul comportamento del presidente ha riposto che è il diritto di ogni candidato di chiedere il riconteggio dei voti. Dei brogli denunciati da Trump non ha voluto parlare. Kevin McCarthy, il leader della minoranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti che aveva detto che avrebbe presentato una mozione per chiedere alla Commissione Giustizia della Camera di aprire un’inchiestra sui brogli elettorali, non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti. Così anche l’altro “whip” della Camera, Steve Scalise.  Mike Pompeo, il segretario di Stato che ha detto che Trump è pronto per il secondo mandato, se ne sta in Medio Oriente. Gli unici repubblicani che hanno condannato il comportamento di Trump sono stati Mitt Romney e Ben Sasse. E poi come trapezista in Chief la Fox News che per anni ha dato valore alle bugie del presidente e che ieri sera, improvvisamente ha cambiato tono.

I prestigiatori, invece, sono quelli che vogliono far passare la sconfitta per una vittoria. Sono quelli che, nonostante la magistratura abbia stabilito che i brogli non ci sono stati, continuano a parlare dei brogli con i loro seguaci. Sono quelli che per covenienza politica non vogliono perdere il dialogo, e soprattutto  i  voti degli irriducibili di Trump. I giochi di prestigio li fanno Roger Stone e Steve Bannon con le teorie complottiste di “Stop The Steal” capitalizzando sui bassi istinti dei loro seguaci. Sono quelli che nascondono la vera indole dei Proud Boys , invitandoli alle manifestazioni in favore del presidente spacciandoli per patrioti e non per terroristi. Legittimando con l’invito la loro accoglienza nella sfera di Trump.

E il presidente è sempre più pressato non solo dai risultati elettorali, ma anche dalle indagini giudiziarie che lo coinvolgerebbero. Per lui perdere la Casa Bianca significherebbe perdere l’immunità presidenziale ben sapendo che è nel mirino degli inquirenti newyorchesi che hanno esteso le indagini sulle sue tasse per le deduzioni fiscali di milioni di dollari legate a misteriose consulenze. Lo scrive il New York Times che afferma che alcune di queste consulenze sono state affidate alla figlia del presidente, Ivanka. In pratica Trump avrebbe abbassato il reddito  nella denuncia fiscale maggiorando le deduzioni giustificandole con le perdite della sua azienda per circa 26 milioni di dollari riferiti, appunto, a queste consulenze. Per lui la sconfitta non significa più solo aver perso la Casa Bianca, ma la possibilità di passare seri guai con la giustizia. Ed ecco che la posta in gioco si alza.

In tutto questo il presidente eletto Joe Biden, in un momento così confuso della democrazia americana, va avanti. Prepara la formazione del suo gabinetto. Lui e Kamala Harris devono  decidere chi saranno i  prossimi ministri dell’Economia e della Giustizia. Per ora non vengono fatti nomi. Hanno scelto, invece Louisa Terrell come responsabile dell’agenda legislativa, Kathy Russel, capo della segreteria del presidente, Carlos Edizondo responsabile dell’agenda del presidente, Mala Adiga, direttrice delle politiche.

Joe Biden presidente (Illustrazione by Antonella Martino)

Biden è sempre più preoccupato perché anche se ha preparato la successione dei poteri senza l’aiuto della precedente amministrazione, trova la strada piena di intralci con la situazione sanitaria ed economica disastrosa a causa della pandemia. I numeri delle persone infettate, così come quello dei morti continua tragicamente a salire con una funesta impennata dei contagi.  Sale anche il numero delle persone che a causa della pandemia hanno perso il lavoro.

I colloqui a Washington per il secondo stimolo economico per venire incontro alle esigenze dei disoccupati si sono arenate. Trump oggi ha tagliato le facilitazioni per la concessione di prestiti federali vantaggiosi che venivano concessi alle aziende per riattivare il ciclo produttivo. La Federal Reserve, in una mossa insolita, si è dichiarata contraria a questa misura, ma lo stesso la Casa Bianca ha ordinato al segretario al Tesoro di procedere al taglio. Una mossa che rende sempre più difficile la gestione del futuro da parte del nuovo presidente. Ma è cosi in barba a tutte le logiche, Trump sta facendo terra bruciata al suo successore. Un muoia Sansone con tutti i Filistei che sta tragicamente coinvolgendo tutta l’America.

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