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Armi chimiche in Siria, agli USA la prima mossa

Tutti attendono la reazione degli USA ora che la notizia che il governo siriano avrebbe ripetutamente utilizzato armi chimiche, è stata confermata ufficialmente da Israele. Il presidente siriano Bashar al-Assad avrebbe voluto forse in questo modo testare la reazione degli Stati Uniti e porre fine alla riluttanza mostrata da Washington, nel voler intervenire nella guerra civile in Siria. La dichiarazione arrivata martedì da un ufficiale israeliano durante un briefing sulla sicurezza a Tel Aviv è andata ad aggiungersi ai sospetti già espressi in precedenza da Francia e Gran Bretagna – e confermerebbe il fatto che Assad, utilizzando armi chimiche abbia adesso oltrepassato più volte quella famosa “linea rossa” a cui Obama aveva fatto riferimento la scorsa estate.

Il presidente USA e la sua amministrazione però hanno già messo le “mani avanti”, dicendo che non si butteranno in un conflitto senza avere prima in mano prove concrete. La dichiarazione dell’intelligence israeliana comunque, è stata subito oggetto di critiche da parte di Washington. Voci ufficiali confermerebbero che un’indagine per far luce sulla faccenda è già in corso, ma che le agenzie di intelligence americane devono ancora scoprire cosa c’è dietro e stabilire con certezza se la Siria abbia o meno utilizzato gas chimici durante gli scontri. “Stiamo cercando le prove conclusive, se ci sono, se c’è stato uso effettivo di armi chimiche” ha dichiarato il capo ufficio stampa della Casa Bianca Jay Carney, circa la dichiarazione di Israele. Nel briefing di Tel Aviv, un ufficiale militare israeliano ha fatto riferimento alla natura delle prove, affermando che sarebbero riusciti a risalire all’uso di gas chimici da un attento esame delle fotografie delle vittime e tramite alcuni effetti che però non ha specificato. Itai Brun, capo del gruppo di intelligence militare Israeli Defence Forces, ha affermato durante la conferenza di Tel Aviv che "la Siria ha un grosso arsenale di armi chimiche. La nostra valutazione è che il regime di Assad abbia usato e continui ad utilizzare armi chimiche”.

Anche se il Pentagono non ha mostrato l’intenzione di voler intervenire nonostante le dichiarazioni degli ufficiali israeliani, il segretario di stato americano, John Kerry, rilasciando un discorso durante il meeting della Nato a Bruxelles mercoledì, ha chiamato gli alleati a prepararsi a rispondere, nel caso si metta a repentaglio la sicurezza di uno Stato membro del gruppo, ovvero la Turchia. Molto probabilmente il gas utilizzato durante gli scontri in Siria è il sarin. Brun rivolgendosi ai reporters ha descritto poi le immagini delle vittime che mostrerebbero pupille contratte ed altri segni visibili dell’utilizzo di armi chimiche. Il regime di Assad avrebbe utilizzato il gas letale ripetutamente negli scorsi mesi e nelle città fuori Damasco, in particolare ad Homs, Aleppo e Otaiba. “Abbiamo preso dei campioni di terreno e sangue. Le persone ferite sono state sotto osservazione dei medici e sembra molto chiaro che il regime abbia utilizzato su di loro armi chimiche” ha dichiarato invece in seguito alle telecamere di CNN il generale Salim Idriss. A queste affermazioni, si sono aggiunte quelle di Gran Bretagna e Francia che hanno confermato l’utilizzo di armi chimiche su dei campioni di suolo. Il fatto che le dichiarazioni ufficiali provengano da Israele poi, non è strano. Questo paese ha moltissimi sistemi di sicurezza in Siria in questo momento. Il generale Idriss ha rifiutato le accuse del governo siriano, che hanno fatto ricadere l’utilizzo delle armi chimiche sui gruppi di opposizione. “E’ solo propaganda” ha affermato alla CNN “posso dirvi tranquillamente che non abbiamo armi chimiche”.

Anche alle Nazioni Unite la necessità di una rapida azione in Siria è stata messa avanti durante il Consiglio di Sicurezza di mercoledì, non solo per ridimensionare l’impatto della crisi, ma per fare progressi sul fronte Israelo-Palestinese. “Con il peggioramento della situazione in Siria, è vitale che ognuno si impegni a lavorare collettivamente per preservare la stabilità della regione” ha affermato Jeffrey Feltman, sottosegretario generale dei Political Affairs, durante il consiglio che ha preceduto il lungo dibattito di mercoledì. Intanto però il mondo attende una mossa da parte degli USA. Lo scorso Agosto, il presidente Obama lo aveva detto, se la Siria avesse fatto uso di armi chimiche avrebbe oltrepassato la “linea rossa” e determinato un intervento da parte degli USA nel conflitto. “questo modificherebbe la mia equazione” aveva dichiarato Obama. L’America per ora rimane nelle retrovie e cerca una prova definitiva. La domanda che ci si pone dunque è, quanto rossa deve essere questa linea per far reagire Obama?

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