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Obama rimane cauto sulla Siria

di Francesca Tarantino - L'Indro

Il Presidente americano chiede maggiori prove prima di decidere di intervenire, pur continuando a supportare i ribelli

La domanda che il mondo si pone nelle ultime settimane è la seguente: quanto rossa deve essere 'la linea' oltrepassata dalla Siria per far reagire Obama? Tutti attendono la reazione degli USA ora che la notizia che il governo siriano avrebbe ripetutamente utilizzato armi chimiche, è stata confermata ufficialmente da Israele la scorsa settimana, dopo i sospetti avanzati anche da Francia e Gran Bretagna. Il Presidente Barack Obama ha affermato dopo le dichiarazioni avanzate dagli ufficiali israeliani, che la Casa Bianca ha bisogno di ulteriori prove sul fatto che le autorità siriane abbiano utilizzato gas su civili e ribelli, e soltanto dopo si potrà valutare un possibile intervento degli USA nella guerra civile che dura ormai da due anni.

La posizione di Obama ha alimentato le speranze dell’opposizione siriana e dei suoi sostenitori sulla possibilità che le forze militari statunitensi si muovano immediatamente per fermare il Presidente Bashar al-Assad nell’impiego di armi chimiche contro i ribelli. I dimostranti hanno urlato a squarciagola slogan e sventolato le bandiere di rivolta al governo in Siria, con frasi contro Assad, lo scorso venerdì nella provincia di Raqqa. I commenti a caldo di Obama hanno costituito la prima risposta pubblica al comunicato emesso giovedì dalla US Intelligence, in cui si concludeva che si poteva accertare su vari livelli che il regime di Assad avesse utilizzato armi chimiche, molto probabilmente il gas Serin, per placare le sommosse negli scorsi mesi. Il dubbio è che in realtà non si sia trattato di puro utilizzo di armi chimiche sui civili, ma di una fuoriuscita accidentale dalle scorte chimiche durante una esplosione. Obama nelle sue dichiarazioni ha insistito nell’affermare che non tollera l’uso di armi chimiche, ma ha anche specificato che non premerà per velocizzare un’azione militare in Siria. "Venire a conoscenza del fatto che armi chimiche possano essere state potenzialmente utilizzate in Siria, non ci dice quando e come questo sia avvenuto” ha dichiarato Obama prima del meeting di venerdì con il re giordano King Abdullah II, uno degli alleati arabi più vicini a Washington. "Ottenere conferme e prove schiaccianti, in questo modo dobbiamo assicurarci di lavorare all’interno della comunità internazionale” ha affermato il presidente “e noi stiamo mettendo tutto l’impegno possibile per focalizzarci su questo elemento”.

Alcuni ufficiali americani però, rimangono ancora poco convinti che i gas letali siano stati utilizzati dalle forze del regime siriano. Amministratori dell’intelligence durante un briefing venerdì mattina hanno affermato di non avere prove conclusive che accertino l’uso di gas chimici in Siria. "Ci sono stralci di informazioni che potrebbero essere collegati alle armi chimiche” ha dichiarato un ufficiale statunitense durante il briefing “ma nessuno è conclusivo”. Un grosso numero di Democratici e Repubblicani, incluso il sen. John McCain (R., Ariz.), hanno spinto affinchè la Casa Bianca risponda più aggressivamente sull’utilizzo di armi chimiche da parte del regime di Assad. Dalla scorsa estate Obama affermava che l’uso di armi di distruzione di massa avrebbe costituito la 'linea rossa' oltre la quale un intervento USA sarebbe stato certamente valutato in Siria. Venerdì però, ha dichiarato che le prove non sono ancora abbastanza e che comunque prendere una decisione così non è come premere 'on' su un bottone. Intanto mentre i meeting si moltiplicano alla Casa Bianca, dove il governo americano sembra voler procedere nel modo più cauto possibile, gli scettici non mancano.

Tra i repubblicani, John Mica (R., Fla.) rivolgendosi ai reporters venerdì, ha commentato ironicamente l’atteggiamento di Obama affermando che “si potrebbe trattare di una linea rosa – non proprio rossa”. "È una situazione molto delicata, perché hanno oltrepassato la linea rossa con le armi chimiche, i risultati in entrambi i casi non saranno buoni” ha dichiarato il senatore repubblicano Michael McCaul (R., Texas). L’amministrazione di Obama negli scorsi mesi, ha aumentato gradualmente il supporto ai i ribelli siriani contro il regime di Assad. Nelle ultime settimane, gli USA hanno inviato cibo e medicine in Siria e Washington starebbe pianificando di inviare altro materiale anche militare. Nel frattempo gli USA continuano a lavorare con gli alleati nel Medio oriente, in particolare Arabia Saudita, Turchia, Giordania e Qatar per unirsi e aiutare la Siria in questa crisi che dura ormai dal 2011. I leader dell’opposizione siriana hanno dichiarato di non aver ricevuto nuove indicazioni sul fatto che l’amministrazione di Obama potrebbe spedire armi ai ribelli per aiutarli a reagire al regime di Assad. Ora l’attenzione è posta nelle aree vicine alla Siria. Il Pentagono ha impiegato 200 truppe in Giordania per lavorare come forze speciali nel porre in sicurezza le scorte di armi chimiche. La Giordania, in particolare, ha cercato molto l’assistenza degli USA per creare una zona 'cuscinetto' lungo il confine con la Siria. Molti si aspettavano che Obama agisse con più forza nella zona ed in Turchia, stabilendo zone di sicurezza sui loro confini vista la escalation di violenza in Siria. Per il governo americano è giunto quindi il momento delle valutazioni. Stabilire cioè quanto pericolo corrono gli USA se coinvolti in prima 'persona' nella guerra civile in Siria. Intanto il numero di morti sale nella regione, gli scontri si fanno sempre più violenti e nonostante l’impegno della comunità internazionale. purtroppo per queste popolazioni un momento di tregua sembra ancora molto lontano.

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