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La crisi economica uccide anche il “watchdog”

di La VOCE NY

In mezzo alla crisi economica che sta flagellando l’Unione Europea da ormai quattro anni, il nuovo rapporto della Freedom House ha mostrato come le difficoltà finanziare del vecchio continente stiano intaccando anche la libertà di stampa

Il nuovo rapporto della Freedom House presentato martedì a New York, ha registrato un declino globale della libertà di stampa nel 2012, legato alla crisi economica ed ai suoi effetti, che hanno creato letteralmente un ambiente “ostile” ai giornalisti soprattutto in alcuni Paesi in cui il clima politico è in costante evoluzione, come la Grecia o l’Italia.

I dati alimentano la sensazione che in alcun paesi, i media non possano più svolgere il loro ruolo vitale di informare i cittadini. Lo studio annuale della Freedom House, pubblicato dalla omonima organizzazione non governativa statunitense, ha provato che nel 2012 si è sviluppato un ampio meccanismo globale, in cui la percentuale di persone che preferisce un mondo fatto di media indipendenti è scesa ai minimi storici. C’è stata una “regressione generale nella libertà di stampa”, secondo il comunicato emesso martedì dalla Freedom House. Nei 197 paesi e territori classificati dalla ONG, solo 63 sono stati identificati come “liberi”, 70 come “parzialmente liberi” e 64 “non liberi”.

Questo significa che meno del 14% della popolazione mondiale ha vissuto nel 2012 in Paesi che godono della libertà di stampa. La percentuale più bassa registrata dal 1996. Tra queste nazioni, la Cina è stata identificata come “non libera” e l’India come “parzialmente libera”, due paesi che raccolgono più di un terzo della popolazione mondiale.

Il deterioramento della libertà di stampa, già a rischio in alcuni paesi europei, è stato maggiormente sentito da Grecia ed Italia, in cui i dati sono significativi. In Grecia addirittura – come scrivono nella introduzione dell’analisi da Karin Deutsch Karlekar e Jennifer Dunham- la libertà di stampa negli ultimi tempi è considerata quasi un elemento “disturbante” dai cittadini.

Come si legge nel rapporto comunque, la crisi economica avrebbe indebolito la libertà di stampa, per quanto riguarda l’Europa soprattutto in Grecia, Spagna ed Italia. Questo è stato probabilmente uno degli effetti della sensazione diffusa con la crisi economica, che “la stampa di massa non era più in grado di essere un cane da guardia e tenere i cittadini informati adeguatamente sulle campagne elettorali, le misure di austerità, corruzione e altre questioni cruciali. I problemi che sono emersi nel Sud dell’Europa sono arrivati in cima ad alcune pressioni finanziare che stanno contagiando la stampa negli Stati Baltici e nel resto d’Europa”.

In Italia c’è stata una diminuzione dell’influenza politica sui contenuti mediatici dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi dalla sua carica di primo ministro nel 2011, ma anche questo, non è stato abbastanza per innalzare la stampa ad una categoria di libertà. La Spagna invece identificata ancora come “libera” ed al 52° posto della classifica mondiale della Freedom House, ha ancora un’informazione che “soffre” a causa della recessione e l’impatto delle misure di austerity da parte del governo. Intanto la Grecia ha registrato un forte declino della libertà di stampa a causa della chiusura di diversi network televisivi per ragioni –ancora una volta- economiche, che hanno inevitabilmente ridotto la diversificazione dei media all’interno della nazione.

Il report invece ha registrato dei passi avanti in Francia, presumibilmente il risultato delle nuove regolamentazioni che incentivano la protezione delle fonti per i giornalisti e nei Paesi Bassi.

Tempi bui si prospettano per i giornalisti "poveri" di tutto il mondo. Soprattutto se si considera, come si legge nel report che “le ragioni del declino includono la continuata, crescente, e sofisticata repressione del giornalismo indipendente e dei nuovi media da parte dei regimi autoritari; l’increspatura della crisi economica europea e delle sfide a lungo termine della sostenibilità finanziaria dei media stampa; e le minacce in corso da parte di attori non statali come i radicalisti Islamici e la criminalità organizzata”.

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