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Perché adesso le armi chimiche ci fanno più paura di 70 mila siriani uccisi

di Daniele Raineri - Il Foglio

Spappolati dalla ruota di gomma scolpita di un trattore. Due giorni fa da fonti della ribellione siriana è arrivato un video, per ora circolato poco, girato vicino Damasco e senza ancora conferme. L’ha girato con il telefonino un soldato del governo. Altri soldati che mettono in fila sull’asfalto alcuni prigionieri in abiti civili e poi un trattore passa loro sopra. La Siria è questa proiezione horror che va avanti da due anni e fuori la comunità internazionale è paralizzata, tanto che lo si vorrebbe far notare a tutti coloro che cianciano e sospettano di una congiura imperialista per mettere le mani sul paese: ma questi imperialisti, davvero, quando si decidono a intervenire? Di cos’altro hanno bisogno come pretesto?

Per ora tutta la questione dell’intervento internazionale ruota attorno al problema del gas. Evocato come arma di fine mondo, capace di fare una strage come contro i curdi ma questa volta in diretta, via telefonino, via Twitter, in modo da creare lo scandalo necessario a giustificare un’altra guerra in medio oriente. Il presidente americano Barack Obama s’è lasciato sfuggire che ci sarebbero “enormous consequences” se il governo di Assad usasse le armi chimiche.

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