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Le due donne di Obama per una nuova politica estera

di Francesca Tarantino e Stefano Vaccara
L'annuncio di Barack Obama al Rose Garden, da sin. Samantha Power, il presidente USA, Tom Donilon e Susan Rice. Foto@Jason Reed/Reuters

L'annuncio di Barack Obama al Rose Garden, da sin. Samantha Power, il presidente USA, Tom Donilon e Susan Rice. Foto@Jason Reed/Reuters

Il presidente USA annuncia la nomina di Susan Rice come consigliere della sicurezza nazionale e al posto dell'ambasciatrice all'ONU, vuole Samantha Power, la paladina dei diritti umani di Harvard

 Barack Obama ha annunciato mercoledì pomeriggio che l’ex ambasciatrice USA alle Nazioni Unite Susan Rice, sostituirà Tom Donilon, come consigliere della sicurezza nazionale della Casa Bianca.  E Obama ha indicato  Samantha Power, già nel National Security Council, come la sostituta ideale per prendere il posto di Rice alle Nazioni Unite.

Il presidente sta rimpastando le sue iniziative in politica estera e nel team che si occupa della sicurezza nazionale. La notizia ha colto un po’ di sorpresa, mentre si pensava cioè che Donilon avrebbe lasciato il suo incarico alla fine dell’anno, è arrivata la scossa da parte di Obama, in anticipo rispetto a ciò che ci si aspettava. Nel suo annuncio ufficiale al Rose Garden della Casa Bianca mercoledì, Obama ha messo la Rice al centro dell’amministrazione della politica estera americana.

“Con il suo background da studiosa, Susan sa che non si può rimpiazzare la leadership americana” ha dichiarato il presidente in conferenza stampa “è appassionata e pragmatica. Penso comprendiate tutti che Susan è un’accanita campionessa di giustizia e dignità umana, ma è anche consapevole che dobbiamo esercitare sapientemente e deliberatamente il nostro potere”.

Su Samantha Power Obama si è espresso così in conferenza stampa: “Conosce i punti di forza e le debolezze dell’ONU, sa che gli interessi americani si evolvono, quando possiamo riunire il mondo dalla nostra parte. Lei sa che dobbiamo farci sentire per le cose in cui crediamo. Per assicurarci  una leadership di buoni principi alle Nazioni Unite, vorrei sollecitare il Senato di confermarla senza ritardi”.

Obama per questo delicato lavoro ha deciso quindi di nominare un’altra donna "di fiducia", precedentemente sua assistente alla Casa Bianca e forte sostenitrice dei diritti umani.

Una scelta particolare. La Power diventò molto nota nei circoli di politica internazionale, per essere stata autrice del libro A Problem from Hell: America and the Age of Genocide (2002), un’analisi in cui anche gli USA sono messi sotto accusa per la mancata azione durante i genocidi in Ruanda ed ex Jugoslavia, e che vinse il premio Pulitzer. Da lì Obama segnalava, scegliendola come consigliera di politica estera durante la sua campagna elettorale che con lui alla Casa Bianca, gli USA avrebbe avuto un approccio più assertive per quanto riguarda i diritti umani. La Power consigliera e amica "stretta" del Presidente era anche docente alla Kennedy School of Government di Harvard, durante la campagna elettorale del 2008,  -proprio come la Rice negli ultimi tempi- ma fu investita da uno scandalo legato ad una infelice dichiarazione sulla senatrice Hillary Clinton, allora in gara con Obama per la nomination del Partito democratico alla Presidenza, e che lei definì "un mostro".

L'aggettivo usato dalla Power le costò la sua partecipazione alla campagna elettorale, visto che subito dopo dovette ritirarsi "con grande rammarico" dichiarò allora la ex consigliera di Obama.

La Power allora era  parte del cerchio ristretto dell’entourage di Obama. Questa sua "vicinanza" al futuro presidente -.unita al fatto che facevano spesso le ore piccole in ufficio durante la campagna- fece scatenare la stampa “tabloid”  con "pettegolezzi" che i due fossero amanti. A parte i rumours mai provati sulla Power e Obama, sembra che il presidente alla fine sia riuscito nel suo intento, di poter dare cioè il giusto incarico alle due donne di cui si fida di più.

Obama che già lo scorso anno sperava di poter dare alla Rice la carica di Segretario di Stato, ha dovuto rinunciare per via della polemica creata dai Repubblicani al Congresso contro l’ambasciatrice, per le sue dichiarazioni sull’attacco di Settembre 2012 a Bengazi, Libia, presso il Consolato statunitense. La questione è ancora calda per l’amministrazione di Obama e quindi anche per la Rice. Il suo nuovo incarico al vertice della sicurezza degli USA incontrerà certamente l’antagonismo dei repubblicani, mentre quello assegnato alla Power per ora, non ha incontrato opposizioni.

La nomina della Rice è arrivata all’interno di una forte critica da parte del GOP, per i commenti che fece in televisione durante un’intervista a seguito dell’attacco a Bengazi, in cui l’ambasciatrice affermava che l’assalto dipendeva dal video offensivo per l’Islam – un’affermazione che poi in seguito fu identificata come imprecisa dal governo. Quattro americani sono rimasti uccisi in quell’attacco, incluso l’ambasciatore Christopher Stevens. La Rice basò i suoi commenti al tempo su alcune informazioni ricevute dalla intelligence, la controversia però è ancora accesa e aleggia intorno alla ormai ex ambasciatrice all’Onu ancora la faccenda di Bengazi, elemento che rende difficile la conferma dal Senato per un altro posto nell’amministrazione. La Rice ha accolto la sua nomina con un twitt in cui oltre a fare i complimenti alla Power ha ringraziato Tom Donilon per il suo lavoro dicendo "such big shoes to fill" letteralmente "grandi scarpe da indossare", sottolineando la grande responsabilità dell'incarico.

COSA DICONO GLI AMERICANI

Come reagiranno gli americani alla scelta di Obama? Un nuovo sondaggio pubblicato dal Wall Street Journal e dalla NBC ha subito cercato di capire quanto gli ultimi scandali di Washington, cioè Bengazi ed IRS stiano influenzando il consenso verso il presidente.

I risultati sembrerebbero dire che gli americani hanno ancora fiducia in lui. Nonostante la negatività degli ultimi avvenimenti e le controversie che ne sono derivate, il presidente degli USA è sopravvissuto alle critiche, lasciando la sua immagine quasi intatta. Il sondaggio mostra come il 48% degli americani ha approvato il lavoro del presidente, mentre il 47% disapprova invece molte delle sue scelte.

Gli americani in sostanza non ritengono Obama personalmente responsabile per nessuna dei due scandali che hanno investito Washington all’inizio di Maggio.

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