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Più forte il filo di speranza

di Mario Calabresi - La Stampa
Domenico Quirico

Domenico Quirico

Ieri, subito dopo pranzo, è arrivata la telefonata che aspettavamo da 58 giorni: Domenico Quirico ha chiamato la moglie Giulietta per dirle che sta bene, che per tutto questo tempo è stato tenuto prigioniero ma che è ancora in Siria. 
 
Potete immaginare l’emozione fortissima di saperlo ancora vivo e la voglia di poterlo riabbracciare al più presto, miste all’ansia di una soluzione che non è ancora acquisita. In tutto questo tempo non abbiamo mai abbandonato la speranza, perché Domenico è persona solida, tenace ed esperta, ma la storia non si può dire finita. Molti dettagli non sono chiari e la comunicazione è stata brevissima.

 
Il momento è il più delicato e richiede massima prudenza e assoluto riserbo. Le autorità italiane, coordinate dall’Unità di crisi della Farnesina, lavorano al meglio da ormai due mesi: ora confidiamo che riescano a regalarci una soluzione positiva. Quello che gli è successo e quello che si è vissuto in Siria in queste otto settimane sarà Domenico a raccontarcelo, ancora una volta testimone diretto di una storia drammatica. Per ora abbiamo la sua voce e la certezza che sia vivo, manca ancora tutto il resto: non conosciamo luoghi, persone e dinamiche.  
 
Ma adesso sappiamo che il filo della speranza, che non avevamo mai abbandonato, è più forte e solido e la sua voce ci ha regalato una certezza. 

Pubblicato su La Stampa 07/06/2013

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