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La Turchia decide di impiegare l’esercito per placare le proteste

di La VOCE di NY
Piazza Taskim a Instanbul

Piazza Taskim a Instanbul

Le manifestazioni ambientaliste non si sono fermate e preoccupano il governo turco che ha deciso adesso di coinvolgere le Turkish Armed Forces (TSK)

I sindacati turchi hanno fatto pressioni affinchè i loro membri scendano in strada questo lunedì, per unirsi alle manifestazioni ed opporsi quindi al moltiplicarsi della polizia nelle strade di Instanbul. Nelle scorse settimane la città turca ha visto aumentare le proteste, da parte di gruppi ambientalisti e della popolazione. Il ministro degli interni turco Muammer Guler ha dato l'avvertimento questo lunedì «mi rivolgo a tutti i lavoratori, non partecipate a manifestazioni illegali – altrimenti dovrete affrontare le conseguenze. La nostra polizia» ha poi continuato Guler  «farà come sempre il suo dovere».

Intanto il primo ministro Recep Tayyip Erdogan ha fornito un supporto completo alle forze dell'ordine turche, affermando anche le proteste ambientaliste delle ultime settimane sono rimaste semplici manifestazioni e che saranno soppresse immediatamente dalla polizia. Il Primo Ministro ha aggiunto però che se sarà necessario, si ricorrerà all'esercito, ovvero si impiegherà la Turkish Armed Forces (TSK).

«Quello che ci viene richiesto è di fermare qualsiasi protesta che vada contro la legge. C'è la polizia, ma se non bastasse c'è la gendarmerie e se non fosse ancora abbastanza, c'è la TSK.» ha dichiarato invece il vice primo ministro Bülent Arınç oggi in una intervista ad un network televisivo turco. Un giorno fa, la polizia ha aumentato i controlli nelle strade di Instanbul, utilizzato gas lacrimogeni e getti di acqua per fermare i protestanti e impedire loro di raggiungere la piazza principale di Taksim. I tumulti però continuano a destare preoccupazioni.

La polizia ha mantenuto chiuse alcune strade d'accesso a piazza Taksim, vero epicentro delle proteste degli ultimi giorni. Ad ogni modo essendo all'inizio della settimana ed in pieno centro città, le autorità sono state anche costrette a riaprire la stazione della metropolitana della piazza, rimasta inaccessibile fino a domenica sera, quando i manifestanti hanno tentato di riunirsi proprio in quel punto. Intanto due dei maggiori sindacati in Turchia hanno invitato i lavoratori a scioperare questo lunedì pomeriggio e a  confluire con i protestanti proprio a paizza Taksim.

Ad Ankara invece, durante la notte, la polizia ha lanciato gas lacrimogeni a migliaia di manifestanti, le proteste in realtà pur essendo partite due settimane fa per motivazioni ambientaliste, adesso si sono trasformate in una ribellione più ampia contro il governo di Erdogan. Fino ad ora si contano cinque morti e più di 5mila feriti, secondo i dato forniti da organizzazioni per i diritti umani.

Erdogan, che è stato a lungo elogiato per aver rilanciato l'economia turca, portando la Turchia quasi al pari delle grandi economie mondiali, vede adesso la sua reputazione internazionale scalfita da questi ultimi avvenimenti e dalla sua mancata capacità di affrontare la situazione. Il leader turco ha incolpato in più occasioni i protestanti di aver complottato col solo scopo di destabilizzare il governo. 

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