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UNICEF: Progressi nella lotta contro le MGF, ma la tortura continuerà

All'età di un anno, Fatima ha subito la mutilazione genitale nel suo villaggio nella Regione di Afar, in Etiopia, paese che ha una delle percentuali più alte al mondo di MGF. (Foto UNICEF/Kate Holt)

All'età di un anno, Fatima ha subito la mutilazione genitale nel suo villaggio nella Regione di Afar, in Etiopia, paese che ha una delle percentuali più alte al mondo di MGF. (Foto UNICEF/Kate Holt)

Il nuovo rapporto sulle mutilazioni genitali femminili reso pubblico lunedì rivela che benché queste pratiche siano in declino, ancora 30 milioni di ragazze/donne sono a rischio per i prossimi dieci anni

 

Ancora oggi, nella maggior parte dei paesi in cui è diffusa la mutilazione genitale femminile (MGF), anche se moltissime persone si oppongono a queste pratiche così dannose, più di 125 milioni di ragazze e donne sono state sottoposte a MGF e 30 milioni di ragazze sono ancora a rischio nei prossimi dieci anni. Lo ha reso noto il nuovo rapporto dell’UNICEF intitolato: “Le Mutilazioni Genitali Femminili: Una panoramica statistica e le dinamiche di cambiamento”.

Le mutilazioni genitali femminili, sono pratiche tradizionali che vengono eseguite principalmente in 29 paesi dell'Africa e del Medio Oriente, per motivi non terapeutici e portano ad avere gravissime conseguenze sul piano psicofisico, sia immediate (con il rischio di emorragie a volte mortali, infezioni, shock), sia a lungo termine (difficoltà nei rapporti sessuali, rischio di morte nel parto sia per la madre sia per il nascituro). Ma quali sono questi paesi presi in esame dal nuovo rapporto? I 29 paesi rappresentati nella relazione sono: Benin, Burkina Faso, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Costa d'Avorio, Gibuti, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Iraq, Kenya, Liberia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Togo, Uganda, Repubblica Unita di Tanzania e Yemen.

Da ricordare che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha classificato le mutilazioni in 4 tipi differenti: Circoncisione (infibulazione al-sunna) è l'asportazione della punta del clitoride, con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche; Escissione (al-wasat) asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra; Infibulazione (o circoncisione faraonica o sudanese) asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale; il quarto gruppo comprende invece una serie di interventi di varia natura sui genitali femminili.

Il rapporto è la raccolta più completa di dati e analisi su questo tema fino ad oggi e le indagini condotte nei 29 paesi sopra indicati, dove la MGF persiste mostrano che le ragazze hanno meno probabilità di essere sottoposte a tale pratica oggi di quanto lo fossero 30 anni fa. Inoltre il sostegno alla pratica è in declino, anche nei paesi dove rimane quasi universale, come l'Egitto e il Sudan.

Tuttavia nonostante tale declino, milioni di ragazze sono ancora in grave pericolo.

La relazione mette in evidenza il divario tra le opinioni personali dei cittadini sulle MGF e il senso trincerato di obbligo sociale che alimenta la sua continuazione, aggravato da una mancanza di comunicazione aperta su questo tema così delicato.

"Le MGF sono una violazione dei diritti delle donne alla salute, al benessere e all'autodeterminazione," ha dichiarato Geeta Rao Gupta, Vice Direttore Esecutivo dell'UNICEF.  Ciò che emerge dalla relazione è che la legislazione da sola non basta. La sfida ora è quella di lasciare che le ragazze e le donne, i ragazzi e gli uomini parlino apertamente e chiaramente di questa piaga annunciando il ripudio a questa pratica dannosa e barbara.

Il numero degli oppositori a queste “torture” sta crescendo e ad esempio in Ciad, Guinea e Sierra Leone, sono più gli uomini a voler mettere al bando le MGF rispetto alle donne.

Mentre le MGF sono state praticamente abbandonate da alcuni gruppi e paesi, rimangono radicate in molti altri, nonostante i pericoli per la salute che esse presentano per le ragazze, le legislazioni e gli sforzi dei governi e delle ONG per convincere le comunità a smettere.

Oltre all'Egitto, il paese con la più alta percentuale (91%) di donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni ad aver subito subito tali cruente pratiche, gli altri paesi con le più alte percentuali comprendono: Somalia (98%), Guinea (96%), Gibuti al (93%), Eritrea e Mali (89%),Sierra Leone e Sudan (88%). In Egitto, Gibuti, Guinea e Somalia le MGF rimangono quasi universali. Infatti 9 donne e ragazze su 10  tra i 15-49 anni hanno subito mutilazioni genitali e non vi è stato alcun calo percettibile in paesi come: Ciad, Gambia, Mali, Senegal, Sudan o lo Yemen.

Il rapporto ha accolto con favore la legislazione contro le MGF, che è stata introdotta nella maggior parte dei paesi in cui si pratica e ha chiesto provvedimenti che integrino la legislazione e sfruttino le dinamiche sociali positive per portare un cambiamento nelle norme sociali.

Il rapporto sottolinea inoltre che l'istruzione riveste un ruolo centrale nel guidare verso un ulteriore cambiamento sociale, rilevando che livelli più elevati di istruzione tra le madri corrispondono ad un minor rischio per le loro figlie di essere sottoposte a tagli e mutilazioni, mentre a scuola, le ragazze possono sviluppare legami con gli altri che si oppongono alle MGF.

La relazione illustra i passaggi chiave necessari per eliminare le mutilazioni genitali femminili come collaborare in sinergia cercando di cambiare gli atteggiamenti individuali circa la pratica, promuovere l’abbandono a tale pratica, raccogliere dati per informare e promuoverne la messa al bando.

Nel corso degli ultimi anni varie campagne per l'abbandono delle mutilazioni genitali femminili si sono susseguite a livello mondiale e da menzionare fu quella lanciata negli anni novanta dalla leader radicale Emma Bonino (allora Commissario dell’Ue ai diritti umani e attuale Ministro degli Esteri nel governo Letta) rilanciata poi nel 2010 sempre da quest’ultima assieme ai Radicali Italiani e all’Organizzazione Non c'è pace senza giustizia. In tutto il mondo, grazie alla loro iniziativa, sono state raccolte firme per un appello di messa al bando di queste pratiche e il 20 dicembre 2012 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione sulla messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili.

Infine, riflettori puntati sull’iniziativa “End Violence Against Children” prevista per il 31 luglio p.v. dell’UNICEF per porre fine a tutte le forme di violenza contro i bambini e far brillare una luce sugli orrori invisibili di violenza e abusi che minano la vita di centinaia di milioni di bambini.

 

 

 

 

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