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Ban Ki-moon condanna Assad: ha parlato troppo presto?

Nella foto d'archivio, il Segretario Generale dell'Onu Ban Ki-moon con il presidente siriano Bashar al Assad

Nella foto d'archivio, il Segretario Generale dell'Onu Ban Ki-moon con il presidente siriano Bashar al Assad

Il Segretario Generale si lascia scappare previsioni in anticipo sull'atteso rapporto degli ispettori Onu sulle armi chimiche in Siria che dovrebbe essere diffuso lunedì. Intanto alla Casa Bianca non si aspettano più una risoluzione dal Consiglio di Sicurezza che preveda l'uso della forza

Questa è parte della trascrizione della corrispondenza dal Palazzo di Vetro per Radio Radicale

Questa settimana all’Onu la conferenza sulla responsabilità di proteggere dove per l’Italia ha partecipato il ministro dell’Integrazione e pari opportunità Cecile Kyenge.

Prima però di raccontarvi del discorso di Kyenge  che ha lasciato una traccia importante del suo passaggio all’Onu, vi aggiorniamo sugli ultimi sviluppi sulla crisi in Siria con l’Onu che torna  protagonista.

Non sapeva di essere ascoltato anche dai giornalisti il Segretario Generale Ban Ki-moon, quando venerdì mattina, intervenendo ad una conferenza a porte chiuse, ha detto che il presidente Assad è colpevole di “numerosi crimini contro l'umanità e sono sicuro che ci sarà un processo per accertare le sue responsabilità”. A Ban Ki-moon sono scappati questi commenti mentre rispondeva ad una domanda sulle conclusioni del rapporto degli ispettori dell’Onu pensando di non esser registrato  durante una conferenza sulle donne che si teneva a porte chiuse al Palazzo di Vetro. Invece le sue dichiarazioni sono state trasmesse dai sistemi a circuito chiuso interni dell'Onu.

Uno dei portavoce di Ban Ki-moon, Farhan Haq, nel quotidiano briefing con i giornalisti  ha cercato di  smentire che il segretario generale delle Nazioni Unite possa già avere in mano il rapporto degli ispettori sulla Siria preparato sotto la guida dello scienziato svedese Ake Sellstrom. Lo stesso Ban Ki-moon, durante la conferenza, avrebbe affermato di non conoscere i contenuti del documento, ma ha detto di aspettarsi la “soverchiante dimostrazione” sull'uso delle armi chimiche in Siria. Ban Ki-moon non ha detto in effetti che Assad sia il responsabile dell’attacco chimico del 21 agosto. Ma ovviamente tutti i giornalisti hanno subito speculato che con quel suo “colpevole di numerosi crimini contro l’umanità” il Segretario Generale si riferisse anche agli attacchi chimici oggetto di indagine nel rapporto degli ispettori dell’Onu appena terminato e non ancora consegnato, ma che dovrebbe provare con certezza che questi sono avvenuti.

Gli ispettori Onu nel frattempo hanno concluso il loro lavoro e hanno preparato il documento che dovrebbe essere consegnato durante il week end allo stesso Ban Ki-moon e che dovrebbe essere reso pubblico lunedì. A dirlo era stato già il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius che oltre a rivelare la data di pubblicazione del rapporto degli ispettori Onu, aveva anticipato anche che il rapporto avrebbe, con i fatti rivelati, confermato i sospetti sull’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad.

Ma nello stesso giorno di giovedì  in cui Fabius diceva che il rapporto Onu sulle armi chimiche avrebbe svelato le responsabilità del regime di Assad, sul New York Times appariva nella pagina delle opinioni, un intervento a firma del presidente Vladimir Putin, un deciso attacco agli Stati Uniti e alla politica del presidente Obama nei confronti della Siria. Putin criticava  parti del discorso pronunciato da Obama alla nazione, e sulle colonne del NYT il presidente russo scriveva che era molto pericoloso “spingere un popolo a sentirsi eccezionale”. Putin affermava che l'America, minacciando un uso unilaterale della forza, avrebbe violato la legge internazionale rischiando di far fare alle Nazioni Unite la fine della Società delle Nazioni (che, come sappiamo non riuscì ad evitare la Seconda Guerra mondiale, ndr). Putin inoltre assolveva Assad dall’uso delle armi chimiche accusando invece i ribelli.

Vedremo, a quanto pare lunedì, al momento della pubblicazione del rapporto degli ispettori Onu guidati  dallo svedese Sellstrom, chi avrà avuto ragione.

Intanto venerdì scorso a Ginevra, mentre il Segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov annunciavano che per trovare una via d’uscita alla crisi siriana avrebbero continuato la loro maratona diplomatica a New York per la fine di settembre, usciva un altro rapporto, preparato questa volta da una commissione d’inchiesta sulla Siria dell’Onu, composta da tre esperti tra i quali anche il magistrato svizzero Carla del Ponte. Dopo aver mercoledì scorso pubblicato una parte del rapporto sui crimini commessi in Siria nel quale si accusavano entrambe le parti in conflitto dei crimini comessi contro l’umanità, ora si pubblicava una  seconda parte del rapporto in cui il governo siriano veniva accusato anche di avere impedito in maniera sistematica che i feriti provenienti dalle zone controllate dall'opposizione fossero curati negli ospedali. Secondo il rapporto, i militari del regime avrebbero condotto incursioni contro le unità mediche, ospedaliere e il personale sanitario. Non solo: gli arei militari di Assad avrebbero colpito gli ospedali causando morti e feriti tra i ricoverati e chi cercava di curarli.  

Nella parte del rapporto divulgato lo scorso mercoledì, in cui la commissione di esperti incaricati dall’Onu accusava entrambi i contendenti,  si criticavano anche gli Stati che hanno fornito armi al governo di Bashar al-Assad o all'opposizione.

Intanto mentre erano impegnati a mettere a punto un piano che possa mettere sotto controllo l’arsenale chimico della Siria, il segretario di Stato John Kerry ha annunciato che incontrerà nuovamente il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov al Palazzo di Vetro a New York, anche per cercare di fissare finalmente una data per la conferenza di pace sulla Siria, la cosidetta “Ginevra 2”. «Siamo entrambi d'accordo – ha detto Kerry durante una conferenza stampa a Ginevra con l'omologo Lavrov e l'inviato di Onu e Lega Araba per la Siria Lakhdar Brahimi – a incontrarci a New York nei giorni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, intorno al 28 del mese, per vedere se è possibile trovare una data per la conferenza».

 

Il giorno prima, giovedì, c’era stato l’annuncio del regime di Assad di voler aderire al trattato mondiale contro le armi chimiche, una volontà che l’ambasciatore siriano all’Onu Bashar Jaafari ha ribadito essere senza condizioni. A convincere Assad, come ha detto anche l’ambasciatore siriano ai giornalisti, è stata la mediazione determinante della Russia. Quando gli è stato chiesto perché finalmente la Siria ammetteva di avere le armi chimiche dato che prima non lo aveva mai fatto e soprattutto perché decideva di consegnarle all’Onu soltanto adesso, l’ambasciatore ha risposto che già molte volte in passato la Siria aveva posto il problema dell’eliminazione delle armi di sterminio di massa da tutto il  Medio Oriente, ma che la Siria aveva dovuto mantenere  quelle armi come deterrente alle atomiche di Israele. Quando gli è stato chiesto cosa fosse cambiato adesso, l’ambasciatore Jaafari ha sviato la domanda e ha continuato a ribadire che i giornalisti avrebbero dovuto concentrarsi sugli aspetti positivi di questa svolta, e che l’obiettivo della Siria era ora di assolvere a tutte le condizioni del trattato contro le armi chimiche.

 

Anche il presidente russo Putin ha lodato l'annuncio della Siria di adesione al trattato mondiale contro le armi chimiche: «Dimostra serie intenzioni di Damasco di risolvere il conflitto». Putin ha poi fatto notare che i «recenti sforzi diplomatici hanno permesso di ridurre la minaccia di un'operazione militare». Tutte parole che venivano diffuse proprio mentre prima Fabius per la Francia, e poi addirittura Ban Ki-moon indicavano Bashar Assad come colui che dovrà rispondere dei crimini commessi  contro l’umanità.

Ma se dai francesi e, a sorpresa, anche dal Segretario Generale Ban Ki-moon, si erano sentite accuse contro Assad, invece dall’ammistrazione Obama arrivava nella stessa serata di venerdì una dichiarazione che constatava che sarebbe stato impossibile cercare di far passare al Consiglio di Sicurezza Onu una risoluzione che prevedesse il Chapter VII, cioè l’uso della forza militare se Assad non avesse rispettato i termini imposti per il disarmo del suo arsenale chimico. L’amministrazione Obama, si leggeva venerdì sera sul sito del New York Times, si sarebbe accontentata che la risoluzione prevedesse delle sanzioni  di altro tipo nel caso la Siria non rispettasse le condizioni del disarmo. Per quanto riguarda la minaccia di un intervento militare, che per la Casa Bianca ha costretto Assad ad accettare di rinunciare al suo arsenale chimico e i russi a far passare una risoluzione, l’opzione resta ma gli americani ormai si sono rassegnati al fatto che in quel caso dovranno attuarla senza l’ombrello legale di una risoluzione Onu.

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