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La settimana dell’ONU, con la mina vagante Siria e la sorpresa Iran

Il presidente iraniano Hassan Rouhani sicuro protagonista alla 68esima Assemblea Generale dell'Onu che si apre questa settimana a New York

Il presidente iraniano Hassan Rouhani sicuro protagonista alla 68esima Assemblea Generale dell'Onu che si apre questa settimana a New York

L'apertura della 68esima Assemblea Generale al Palazzo di Vetro con americani e russi che ancora discutono la risoluzione del Consiglio di Sicurezza sul disarmo delle armi chimiche di Assad mentre dal nuovo presidente iraniano Rohuani potrebbero arrivare le maggiori novità. L'Italia con Letta e Bonino in cerca di identità

Questa è la trascrizione della corrispondenza dal Palazzo di Vetro per Radio Radicale

Un' intensa settimana di passione diplomatica si annuncia alle Nazioni Unite per l’apertura dei lavori della 68esima Assemblea Generale, che inizierà ufficiamente martedi 24 al Palazzo di Vetro  con la presenza di 135 capi di stato e di governo. Come ogni anno, ad aprire ci sarà il discorso del nuovo Presidente dell’Assemblea Generale John W. Ashe, del Segretario Generale Ban Ki-moon con a seguire quello del Presidente del Brasile Dilma Roussef e subito dopo quello degli Stati Uniti Barack Obama. Il tema centrale dei lavori dell’Assemblea Generale di quest’anno saranno gli obiettivi del Millenio e lo sviluppo sostenibile, ma ovviamente nelle parole e nei gesti dei leader, questa settimana si cercheranno le possibili soluzioni rimaste per trovare una via d’uscita alla gravissima crisi in Siria.

Si pensa che al di là della retorica dei discorsi, proprio questa settimana dal cilindro della diplomazia internazionale possa finalmente uscire un accordo per la tanto attesa risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che stabilisca tempi e modi del disarmo chimico del ragime di Assad.

In questi ultimi giorni, ci sono state altre scintille tra l’interpetazione data dagli Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna all’accordo di Ginevra tra il Segretario di Stato John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Per Washington, Parigi e Londra infatti la risoluzione dovrebbe subito prevedere il Chapter Seven, cioè l’autorizzazione anche all’intervento militare in caso le condizioni imposte non vengano rispettate dal regime di Assad. Ma la Russia, protettrice del regime siriano, ha interpretato l’accordo di Ginevra diversamente, e tramite il suo ambasciatore all’ONU Vitaly Churkin ha fatto subito intendere che Mosca in questa fase esclude che la risoluzione possa avere già riferimenti all’uso della forza. Secondo la diplomazia di Mosca, la parte che riguarda l’uso della forza nel Capitolo Sette, che sarebbe l’articolo 41, sarebbe escluso e potrebbe essere preso in considerazione, se necessario, soltanto in un secondo momento, ma non nella  risoluzione che si sta cercando di far passare adesso.

Barack Obama

Il Presidente Barack Obama durante un intervento all’Assemblea Generale dell’ONU

Inoltre, tra russi e americani ci ancora accese discussioni sull’interpretazione da dare al documento rilasciato lunedì scorso dagli ispettori Onu guidati dallo scienziato svedese Aake Sellstrom. Se per l’ambasciatrice USA Samantha Power il rapporto proverebbe ormai che, per quel tipo di razzi e la quantità e qualità di gas sarin usato, solo il regime di Assad avrebbe avuto la possibilità di usare in quel modo quel tipo di armi chimiche il 21 agosto alla periferia di Damasco,  per i russi il rapporto non è sufficiente a stabilire chi le abbia usate e  tutto sarebbe ancora da provare. Proprio l’ambasciatore  Churkin allo stake out con i giornalisti, subito dopo la presentazione del rapporto da parte del Segretario Generale Ban Ki Moon al Consiglio di Sicurezza, si è lamentato di non aver avuto risposta alla domanda del come mai nell’attacco del 21 agosto non ci fosse nessun combattente dalla parte delle forze ribelli ma solo civili. Insomma la Russia continua a sostenere che è illogico che sia stato Assad e l’attacco potrebbe invece essere stata una manovra dei ribelli per scatenare un intervento internazionale contro il regime siriano.

Questo discutere ancora sulle responsabilità dell’attacco ha fatto infuriare il Segretario di Stato Kerry, che ha ribadito che la prossima settimana all’ONU, nei suoi incontri con Lavrov, non vuol discutere ancora su chi abbia usato le armi chimiche il 21 agosto, fatto per gli americani ormai assodato, ma su come arrivare al disarmo del regime siriano.

Ma all’ONU questa settimana, anche se la Siria resterà in primo piano, c’è sicuramente molta attesa per le aperture annunciate dal nuovo governo iraniano che sarà rappresentato dal suo neoeletto presidente Hassan Rouhani. Si parla addirittura di un incontro tra Rohuani e Obama. Il presidente iraniano ha scritto un commento sui rapporti tra i due paesi sul Washington Post, e a differenza di quello di Vladimir Putin uscito sul New York Times, che per certi versi aveva fatto infuriare soprattutto il Congresso di Washington, quello del presidente iraniano ha riacceso la speranza che le relazioni tra i due paesi possano veramente cambiare. Obama, che all’inizio della sua amministrazione aveva teso la mano inutilmente al regime di Theran, secondo molti analisti avrebbe adesso un’occasione storica per risettare un rapporto tra due paesi che per oltre trent’anni è andato solo a peggiorare. Ma non mancano neanche le reazioni degli scettici, coloro che a Washington credono che si possa trattare di una manovra iraniana per continuare a guadagnare tempo e poter arrivare ad una fase ormai irriversibile della sua corsa all’arma nucleare.

Ma al Palazzo di Vetro l’attesa per il nuovo presidente iraniano Rohuani si fa intensa anche perchè un nuovo rapporto con gli Stati Uniti aprirebbe le porte all’accelerazione per trovare una formula risolutiva del conflitto siriano, dato che l’Iran, forse ancor più della Russia, è l’altro grande sostenitore strategico del regime di Assad. Rohani parlerà all'Assemblea generale martedi' pomeriggio (la sera in Italia), poche ore dopo il presidente americano, Barack Obama.

E nei suoi rapporti con l’Iran anche l’Italia si attende grandi svolte. Infatti è previsto, in anticipo su tutti già lunedi, un incontro tra il ministro degli Esteri Emma Bonino e il collega iraniano Mohammad Javad Zarif. Questo incontro potrebbe rilanciare le relazioni tra Iran e Italia, basterebbe ricordare che prima dell’avvento della stagione delle sanzioni ONU per punire Theran della sua corsa al nucleare, l’Italia era, con accanto la Germania, il maggiore partner commerciale dell’Iran.

A facilitare inoltre l’incontro tra Bonino e Zarif, anche la recente notizia della liberazione di alcuni prigionieri politici in Iran, tra i quali l’avvocato Nasrin Sotoudeh, premio Sacharov nel 2012. Il ministro degli Esteri italiano aveva infatti subito commentato mercoledi scorso la notizia come “un segnale  incoraggiante”, questa avvenuta scarcerazione di un gruppo di noti esponenti politici riformisti, giornalisti ed attivisti per i diritti umani condannati dal 2009 in poi per reati di opinione. “Mi auguro che facciano seguito altre iniziative simili e si assista ad un generale miglioramento della situazione dei diritti umani in Iran, ma certamente siamo di fronte a gesti da incoraggiare che vanno nel senso di un dialogo da approfondire e allargare” ha proseguito Emma Bonino, affermando che a New York nel corso della sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu “ci saranno occasioni dirette per affrontare vari dossier con la dirigenza iraniana” ha continuato il Ministro degli Esteri.

Emma Bonino e già arrivata a New York e, prima dell’inizio dei lavori dell’Onu, domenica avrà anche un incontro al Consolato Generale d’Italia  con la comunità italiana.

La delegazione italiana per la settimana dall’ONU sarà guidata dal Premier Enrico Letta, che arriverà lunedi dal Canada, dove in questi giorni si trova in visita ufficiale.

Letta Bonino

il ministro degli Esteri Emma Bonino mentre ascolta un intervento del Presidente del Consiglio Enrico Letta in Parlamento

Per il premier italiano e il ministro degli Esteri quindi la settimana si annuncia intensissima all’Onu per la 68ma sessione dell’Assemblea generale. Oltre alla crisi siriana e alle aperture dell’Iran, ci saranno importanti incontri bilaterali con vari paesi e la partecipazione con interventi a varie conferenze tematiche.

Letta, martedì mattina, come aveva fatto anche Monti l’anno scorso, parlerà all’autorevole think tank The Council on Foreign Relations di New York, poi andra al Palazzo di Vetro per ascoltare i discorsi inaugurali  di Ban Ki Moon  e Barack Obama. Nel pomeriggio parteciperà a una riunione ad alto livello del Forum politico sullo sviluppo sostenibile. Mercoledì mattina il presidente del Consiglio sarà a Wall Street, dove presenterà a investitori e operatori economici Destinazione Italia, il piano appena varato dal governo per attrarre investimenti stranieri. Poi suonerà la campanella che apre le contrattazioni e visiterà il 'trading floor' della Borsa newyorchese.

Sempre mercoledì, intorno alle 13 (saranno le diciannove in Italia) Letta interverrà all'Assemblea generale dell'Onu.

Letta, oltre all’incontro con il Segretario Generale Ban Ki-moon, avrà incontri bilaterali con il presidente del Libano Michel Suleiman e il re Abd Allah II di Giordania, mentre giovedì parteciperà a un summit sulla crisi nel Sahel dove ci sarà anche Romano Prodi, inviato speciale di Ban Ki-moon per quella regione, e infine dovrebbe parlare anche alla Columbia University.

E ancora più ingolfata di appuntamenti sarà l'agenda del ministro degli Esteri, Emma Bonino, che si tratterrà a New York per tutta la settimana e avrà ben 17 incontri bilaterali a margine dell'Assemblea generale. Come abbiamo detto il più importante sarà già lunedì, quando vedrà per la prima volta il collega iraniano, Jawad Zarif, con cui parlerà delle recenti aperture del presidente Hassan Rohani sul nucleare e del ruolo che Teheran può svolgere per un processo di pace in Siria come in tutte le altre aree calde del Medio Oriente.

Tra gli appuntamenti principali per la Bonino ci sono anche la riunione ministeriale sugli Obiettivi del Millennio, le riunioni sulla situazione umanitaria in Siria e poi quella che come tradizione viene presieduta dall’Italia, con il gruppo “Uniting for Consensus” sulla riforma del Consiglio di sicurezza. Ricordiamo che questo gruppo guidato dall’Italia, ha una proposta di riforma del Consiglio di Sicurezza per aumentare a rotazione il numero dei membri non permanenti e si oppone ai tentativi cosidetti di “quick fix” portati avanti da Germania, Giappone India, e Brasile che invece vorrebbero arrivare ad una riforma che li promuova a nuovi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza anche se senza diritto di veto.

Rispondendo ad una domanda di Radio Radicale, proprio sulla riforma del Consiglio di Sicurezza, il portvoce di Ban Ki Moon Martin Nesirky ha detto giovedi che l’annosa questione non sembra comunque avere possibilità di una accelerazione in questa prossima sezione dell’Assemblea Generale. Questo comunque dipenderà soprattutto dall’atteggiamento che il nuovo Presidente dell’Assemblea Generale, John W. Ashe, l’esperto ex ambasciatore di Antigua e Barbuda, terrà sull’agenda.

John Ashe

Il nuovo Presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU John Ashe

E non sembra che il nuovo presidente dell’AG avrà fretta sul tema delle riforme. Infatti Ashe ha già ripetuto nei suoi incontri con la stampa che cercherà di tenere concentrati i lavori dell’Assemblea Generale soprattutto sulle tematiche inerenti lo sviluppo sostenibile e gli obiettivi del Millennio per raggiungere gli obiettivi fissati contro la povertà e per lo sviluppo sostenibile che dovranno essere definiti anche per dopo il 2015.

Sempre mercoledì Emma Bonino parteciperà a un incontro per sensibilizzare i governi sulla piaga dei matrimoni forzati, promosso dal Canada.
  Giovedì interverrà alla riunione degli Amici della Siria e poi venerdi a un incontro promosso dalla Francia sulla lotta contro la pena di morte che sarà anche l'occasione per fare il punto con gli altri Paesi abolizionisti dopo che alcuni governi che avevano aderito alla moratoria hanno ripreso a eseguire condanne a morte. Bonino, sempre venerdì, presiederà, insieme alla First Lady del Burkina Faso Chantal Compaoré, la riunione ministeriale dedicata al bando delle mutilazioni genitali femminili (FGM), che ricordiamo ha visto in questi anni l’Italia protagonista nel promuovere una risoluzione che ha poi raggiunto l’approvazione dell’Assemblea Generale dell’Onu lo scorso dicembre.

Col Premier Letta e la Sig.ra ministro degli Esteri Bonino, faranno parte della delegazione dell’Italia impegnata all’Onu anche il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, il ministro per l'Integrazione, Cécile Kyenge, e il viceministro degli Affari esteri, Lapo Pistelli.

E finiamo questa corrispondenza dall’Onu, annunciando anche il cambio della guardia alla missione dell’Italia alle Nazione Unite. Cesare Maria Ragaglini, diventato nuovo ambasciatore d’Italia a Mosca, ha passato le consegne della Rappresentanza permanente italiana all’ONU all’ambasciatore Sebastiano Cardi, che proprio venerdi’ ha presentato le sue credenziali al segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon. (Leggi articolo sull’ambasciatore Cardi qui)

 

 

 

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