Cerca

OnuOnu

L’Onu bacchetta l’Italia: si deve impegnare di più nella lotta al traffico di esseri umani

Un rapporto speciale delle Nazioni Unite denuncia come la tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale di donne e ragazze sia in crescita nel territorio italiano

Un monito da parte della comunità internazionale verso l'Italia e questa volta su una piaga davvero famigerata. La tratta di esseri umani – in particolare lo sfruttamento sessuale di donne e ragazze – è in crescita in Italia e ciò rappresenta un altro duro colpo a livello internazionale per l'immagine del Bel Paese. Proprio venerdi un esperto di diritti umani delle Nazioni Unite ha sollecitato il governo italiano ad aumentare gli sforzi per combattere questa piaga.

“L'Italia ha bisogno di riaccendere la fiamma della lotta per porre fine traffico di esseri umani, in particolare lo sfruttamento senza sosta della prostituzione di donne e ragazze straniere”, ha dichiarato a Roma alla fine di una visita ufficiale di nove giorni, la Special Rapporteur delle Nazioni Unite sul traffico di esseri umani, donne e bambini in primis, Joy Ngozi Ezeilo.

“Le misure anti traffico di esseri umani avviate dal Governo italiano necessitano un monitoraggio e una valutazione continua, se si vogliono segnare progressi significativi e spezzare questo circolo vizioso”.

Ezeilo ha notato che lo sfruttamento sessuale che coinvolge principalmente le donne provenienti dalla Nigeria e dall’Europa orientale, è la forma più diffusa e documentata di traffico di esseri umani in Italia. Per di più, le rivolte arabe in Egitto, Tunisia, Libia e Siria, hanno ulteriormente aggravato il problema del flusso migratorio, il contrabbando e il traffico di persone a scopo di sfruttamento lavorativo e sessuale.

Una delle più complete spiegazioni su questo fenomeno la possiamo ritrovare sul sito dell’Organizzazione Anti-Slavery International che recita: “La tratta degli esseri umani è il trasferimento di persone con la violenza, l'inganno o la forza finalizzato al lavoro forzato, alla servitù o a pratiche assimilabili alla schiavitù. Costituisce schiavitù perché i trafficanti usano violenza, minacce e altre forme di coercizione per costringere le proprie vittime a lavorare contro il loro volere. Ciò comprende la limitazione della (loro) libertà di movimento, della scelta di dove e quando lavorare, e quanto e se le vittime debbano essere pagate”.  Tuttavia non dobbiamo confonderla l’immigrazione clandestina che si verifica quando qualcuno viene aiutato ad oltrepassare la frontiera illegalmente dietro pagamento.

“Il fenomeno della tratta di persone in Italia è purtroppo in crescita e i trafficanti sono sempre più audaci nello sfruttare e abusare delle loro vittime”, ha annunciato la Special Rapporteur dell’ONU che ha anche cogliere l’occasione per portare alla luce le storie di due vittime. La prima riguardava una ragazza nigeriana di 21 anni che ha viaggiato in aereo dalla Nigeria in transito attraverso la Turchia, Serbia, Ungheria e Slovenia. Non solo ha dovuto subire di essere trattata come della merce ma è stata tenuta anche in schiavitù per via del debito contratto da suo padre a Edo (uno degli Stati della Repubblica federale della Nigeria) il quale aveva messo la sua terra come garanzia per il pagamento dei 60.000 € del contratto illegale per portarla in Europa.

La giovane donna è stata trasferita da Torino a Milano e in seguito a Parigi per vendere il proprio corpo per ripagare il debito del padre. Fu salvata in Italia, dove ora beneficia di assistenza, a seguito di un controllo d’identificazione. Tuttavia, sin dalla sua scomparsa dal radar dei trafficanti, questi ultimi non hanno fatto che continuare a minacciare la sua famiglia in Nigeria.

Nel secondo caso Ezeilo ha ricordato il volto traumatizzato di una donna asiatica vittima del traffico di esseri umani ai fini di sfruttamento del lavoro, che è stata costretta a lavorare per tutto il giorno in una fabbrica per cucire, divenendo vittima del cosiddetto fidanzato. La povera donna ha perso la vista e ha subito lesioni gravi alla mano che l’hanno costretta a sottoporsi a un intervento chirurgico, ma ora fortunatamente è in convalescenza in un rifugio.

La sua voglia di sopravvivere nonostante la sua esperienza traumatizzante ci rammenta di una responsabilità collettiva per portare soccorso alle persone vittime di questi spietati traffici.

Ai lettori suggeriamo il seguente link di approfondimento dello IOM – International Organization for Migration, dove si possono trovare dati e bollettini aggiornati sul traffico di esseri umani http://www.iom.int/cms/countertrafficking.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter