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Rousseff, Obama, Hollande e Rohani: il Grand Prix della retorica dell’ONU

Barack Obama mentre pronuncia il suo lunghissimo discorso alle Nazioni Unite (Foto Rick Bajomas)

Barack Obama mentre pronuncia il suo lunghissimo discorso alle Nazioni Unite (Foto Rick Bajomas)

Resoconto di una giornata al Palazzo di Vetro per l'apertura della 68esima Assemblea Generale. La brasiliana all'attacco dell'americano che col francese cerca invano di far sbandare l'iraniano

Questa e' la trascrizione della corrispondenza dal Palazzo di Vetro per Radio Radicale

Barack Obama non ha rispettato per nulla i 15 minuti che il Presidente dell’68esima Assemblea Generale John Ashe aveva concesso per gli interventi che da martedì andranno avanti all’Onu per tutta la settimana e fino a che tutti e 193 paesi membri avranno parlato. Il discorso del presidente americano è stato il più lungo, durato oltre 45 minuti. E forse questa volta non era neanche il più atteso. Infatti quello che doveva svelare di più da ogni parola pronunciata nella sala di riserva dell’Assemblea Generale – quella storica sarà ancora in restauro per un altro intero anno –  era senza dubbio il discorso del nuovo presidente iraniano Hassan Rouhani, che ha replicato al presidente americano nel pomeriggio.

Ma prima ancora che Obama prendesse la parola, già dal podio si erano viste scintille. Infatti Dilma Rousseff, la presidente del Brasile, che per tradizione dal 1947 è il paese che prende sempre per primo la parola all’inaugurazione dei lavori dell’Assemblea Generale,  aveva lanciato una durissima accusa agli Stati Uniti per lo scandalo dello spionaggio della National Security Agency Americana che tra i suoi principali obiettivi, svelati dalle rivelazioni di Edward Snowden, aveva anche il Brasile. E, come ha detto Rousseff, non solo spiava le industrie brasiliane, ma anche lo stesso governo, e persino la missione diplomatica all’Onu del Brasile era sotto controllo. Così Rousseff ha detto che “siamo di fronte a una grave violazione dei diritti umani e della sovranità nazionale del mio Paese e della legge internazionale…. Occorre fissare meccanismi multilaterali per proteggere l’internet da queste violazioni”. Questi meccanismi di protezione dell’internet dallo spionaggio di altri paesi si devono basare per la presidente brasiliana su cinque principi chiave: libertà di parola, trasparenza da parte dei governi, principi di universalità e non discriminazione, diversità culturale senza imporre valori, e neutralità della rete, che dovrebbe essere guidata solo da criteri tecnici ed etici. 

Rousseff

La Presidente del Brasile Dilma Rousseff all’ONU

Insomma secondo Rousseff sarebbe una questione di diritti umani e l’amministrazione Obama ha violato il diritto alla privacy dei cittadini brasiliani. La frustrazione  di Rousseff in questi giorni si era già fatta sentire quando aveva annullato una visita ufficiale a Washington, e martedi dal podio delle Nazioni Unite la presidente brasiliana ha dato ancora sfogo alla rabbia del suo paese per essere diventato uno dei principali obiettivi della rete di ascolto della NSA statunitese.

Quando  subito dopo è toccato al presidente Americano, il discorso di Obama è stato tutto incentrato sul comunicare al mondo quali interessi gli Stati Uniti non rinunceranno mai a difendere e con tutti i mezzi nel Medio Oriente, E quindi la questione dell’eliminazione delle armi di distruzione di massa, chimiche e nucleari, e il processo di pace israelo-palestinese. E nel discorso di Obama anche le Nazioni Unite venivano messe in discussione se non agiranno secondo le aspettative : “Quesa instituzione continua ad essere messa alla prova. La domanda è se ancora abbiamo la saggezza e il coraggio come membri di una comunità internazionale, di far fronte a queste sfide, cioè se le Nazioni Unite possono far fronte alle sfide del nostro tempo”.

Perchè per Obama le sfide che l’Onu hanno di fronte daranno subito conto della loro consistenza: “Mentre le Nazioni Unite erano state disegnate per prevenire le guerre tra stati, adesso aumenta la sfida di prevenire massacri dentro gli Stati” ha detto Obama riferendosi a Stati che sono sempre più fragili o ormai del tutto falliti: “Posti dove violenze orrende possono mettere a rischio uomini, done e bambini innocenti senza speranza di essere protetti dalle loro istituzioni nazionali”.

E quindi Obama, riprendendo qui il concetto della responsabilità di proteggere, tanto caro alla sua nuova ambasciatrice all’Onu Samantha Power, ha detto ai paesi membri: “L’ho messo in chiaro che anche quando gli interessi principali dell’America non sono direttamenti messi in pericolo, noi saremo pronti a fare la nostra parte per prevenire atrocità di massa e proteggere basilari diritti umani. Ma nel far ciò noi non dovremmo restare soli a svolgere questo compito” ha detto Obama. 

A questo punto Obama ha puntato diritto alla situazione della Siria, dove ha detto che “la nostra risposta non è stata all’altezza della sfida che avevamo difronte”. Obama ha accusato i tradizionali alleati del regime di Assad, ovviamente Russia e Iran, di averlo reso troppo sicuro, parlando di principi di sovranità per far scudo al regime. E’ così che secondo Obama,  si arriva all’incidente del 21 agosto, quando il regime usa armi chimiche in un attacco e uccide “più di mille persone inclusi centinaia di bambini”. Ecco che quindi Obama vede nella crisi siriana e nella destabilizzazione della regione il cuore per le sfide ancora più grandi che la comunità internazionale deve affrontare e a questo punto il presidente USA ha posto la domanda a tutti i paesi membri dell’ONU: “Come dovremmo rispondere ai conflitti in Medio Oriente e in Nord Africa? Come ci confrontiamo con la scelta di rimanerne fuori mentre bambini vengono soggetti ad attacchi di gas nervino, ma noi intanto pensiamo se ci stiamo immischiando nella Guerra civile di qualcun altro? Quale è il ruolo dell’uso della forza?”

Obama ha detto che gli Stati Uniti credono che, come punto d’inizio, la comunità internazionale debba far rispettare il divieto alle armi chimiche. E quindi, quando la Casa Bianca dichiarò di essere pronta a ordinare un attacco limitato contro il governo di Assad in risposta all’uso di armi chimiche “Non l’ho fatto alla leggera” ricorda Obama. “Lo feci perchè credo che fa parte degli interessi della sicurezza nazionale degli Stati Uniti  e gli interessi del mondo di far rispettare  un divieto le cui origini sono antecedenti alle stesse Nazioni Unite”.

Quindi, anche se ora il governo siriano ha fatto il primo passo di fornire un elenco delle armi chimiche in suo possesso, adesso serve una risoluzione del Consiglio di sicurezza che possa verificare che Damasco rispetterà certi impegni: “E se non lo farà ci devono essere delle conseguenze” ha detto Obama, che poi ha così proseguito: “Se non possiamo metterci d’accordo neanche su questo, allora questo dimostrerà che le Nazioni Unite sono incapaci di far rispettare le leggi più basilari del diritto internazionale”.

Obama ha però ribadito che non crede che l’azione militare dall’esterno possa raggiungere una pace duratura, e nemmeno che gli Stati Uniti così come nessuna altra nazione possano determinare chi governerà la Siria: “Quello toccherà ai cittadini siriani deciderlo”, ha detto Obama che si è augurato l’influenza di tutte le nazioni che possono aiutare a far raggiungere una risoluzione pacifica del conflitto.

A questo punto Obama è passato all’Iran e qui ha subito riconosciuto la sfiducia reciproca che i due paesi nutrono nei confronti dell’altro e che ha radici profonde, e Obama qui ha detto che in Iran ricordano bene la storia delle interferenze degli Stati Uniti nei propri affari, e il ruolo Americano avuto nella caduta del governo iraniano durante la Guerra Fredda (senza nominarlo, Obama faceva riferimento al governo del democraticamente eletto Mossadeq che venne appunto fatto cadere da un colpo di stato organizzato dalla CIA nel 1953). Anche se a sua volta, ha rircordato Obama,  gli americani ricordano bene gli eventi del 1979 e della presa degli ostaggi nell’ambasciata Usa di Theran.

E per questo Obama crede “che questa difficile storia tra i due paesi non possa essere superata in un notte”, e quindi crede che se Washington e Tehran potranno risolvere il problema del nucleare, “ quello potrebbe servire come un primo grande passo su una lunga strada verso una relazione diversa tra i due paesi, basata su interessi comuni e rispetto reciproco”.

Ora Obama ha sottolineato nel suo discorso che gli Stati Uniti non cercano un “cambio di regime” in Iran, dicendo  anche che “ripettiamo il diritto del popolo iraniano di avere accesso all’energia nucleare pacifica. Però, insistiamo che il governo Iraniano assecondi le sue responsabilità dettate dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”. E poi Obama ha preso atto che intanto, il Leader Supremo ha già emanato una fatwa contro lo sviluppo di armi nucleari, e il nuovo Presidente Rouhani “ha proprio recentemente riaffermato che la Repubblica Islamica non svilupperà mai un’arma nucleare”. Quindi per Oabama queste dichiarazioni fatte da entrambi i governi dovrebbero offrire le basi per un accordo significativo. Ma per Obama “per avere successo, le parole coincilianti devono andare assieme ad azioni che sono tasparenti e verificabili”. Quindi Obama ha detto di aver istruito il Segretario di Stato John Kerry a cercare una strada diplomatica con il governo iraniano e in stretta cooperazione con l’Unione Europea, il Regno Unito, la Francia, la Russia, la Cina, e la Germania, quello che è appunto chiamato il gruppo 5+1.

 Nel suo discorso praticamente tutto dedicato al Medio Oriente, Obama ha parlato del terzo fondamentale interesse USA nella regione, e cioè il processo di pace Israelo Palestinese, in cui ha ricordato che gli Stati Uniti non comprometteranno mai gli impegni per la sicurezza di Israele, nè il supporto all’esistenza dello stato ebraico. Obama ha detto che allo stesso tempo gli Stati Uniti restano impegnati sul fatto di credere che il popolo palestinese abbia il diritto  a vivere con sicurezza e dignità in un suo Stato sovrano.

Hollande

Il Presidente francese Francoise Hollande all’ONU

Prima di passare al discorso del presidente iraniano, un accenno a quello del presidente francese François Hollande, che ha parlato proprio tra Obama e Rouhani, e che ha ribadito un punto importante rispetto alla risoluzione sul disarmo delle armi chimiche per la Siria che potrebbe essere approvata forse anche questa settimana, e cioè che la Francia “vuole l'adozione di una risoluzione forte del CdS che comprenda misure previste dal capitolo 7 se il regime siriano non rispetta gli impegni, come previsto dall'accordo di Ginevra tra Kerry e Lavrov”. Cioè l’uso della forza militare in caso di non rispetto della risoluzione da parte di Assad.   E poi Hollande, dopo aver ricordato che sul programma nucleare dell’Iran, alle parole  bisogna far seguire le azioni concrete, ( tra il presidente francese e il presidente iraniano c’e’ stato poi nel pomeriggio un incontro al Palazzo di Vetro mentre quello con Obama e Rouhani, di cui si era parlato nei giorni scorsi, in realtà non era mai stato preso in considerazione), la Francia ha portato avanti una proposta di quasi riforma del Consiglio di Sicurezza che era nel discorso di Hollande e che poi è stata ribadita durante la successiva conferenza stampa del Presidente francese: la Francia auspica l’abolizione “del diritto di veto” quando sul tavolo del Consiglio di Sicurezza ci sono crimini di guerra e azioni di genocidio. “Non intendiamo certo rinunciare alla prerogativa del veto ma ci sono situazioni in cui è necessaria una azione collettiva. Il  Cds non può permettersi di restare bloccato per tanto tempo” ha detto Hollande.  

E ora passiamo all’attesissimo discorso del presidente iraniano Rouhani. Nella sua prima uscita sul podio dell’ONU, il nuovo presidente iraniano ha messo subito in mostra uno stile ben diverso da quello del predecessore Ahmenedinejad.

Rouhani, ha parlato subito della paura ma anche della speranza che avvolge il mondo di oggi. “La paura della guerra e di relazioni ostili a livello regionale e globale, paura di scontri religiosi, etnici e nazionalistici, paura dell’istituzionalizzazione della violenza estremista, paura della povertà e delle discriminazioni, paura della decadenza e distruzione delle risorse di sostentamento, paura del non rispetto della dignità e dei diritti umani, paura della negazione della moralità…”. Ma dopo aver elencato tutte queste paure, Rouhani ha anche parlato delle nuove speranze, “la speranza che tutte le popolazioni e le elite mondiali accettino universalmente  il sì alla pace e il no alla guerra e la speranza quindi che il dialogo prevalga sulla guerra, e la moderazione sull’estremismo”.

Quindi le parole “tolleranza e comprensione” hanno fatto spesso da capolino nel discorso di Rouhani. Ma il presidente ha accusato anche l’Occidente di aver imposto all’Iran delle sanzioni senza giustificazioni: “Le sanzioni sono violenza, pura e semplice” ha detto.

Rohouni a ribadito che le armi nucleari non avranno alcun posto nel futuro dell’Iran: “Questa sarà sempre la posizione dell’Iran” ha detto. Anche se poi non ha specificato alcuna proposta su come poter arrivare ad un compromesso sulla questione nucleare.

Questa volta, mentre il Presidente dell’Iran parlava, la sala non si è mezza svuotata per l’abbandono delle delegazioni dei diplomatici di molti paesi, quasi tutti occidentali. Unica stazione che è rimasta sempre vuota, è stata quella israeliana, che ha così voluto indicare al mondo che di questo regime iraniano non c’è da fidarsi. Ma invece, come ha anche fatto capire Obama nel suo discorso, la Casa Bianca vuole andare a verificare se a Teheran si sta veramente aprendo una nuova politica, e infatti la postazione Usa  è rimasta sempre occupata, anche se non c’era né l’ambasciatrice titolare Samantha Power né il Segretario di Stato John Kerry, quando invece ad ascoltare Obama, gli iraniani avevano avuto in sala il ministro degli Esteri Zarif.

Rouhani

Il presidente dell’Iran Hassan Rouhani all’ONU

Ma nessuno ha abbandonato la sala perché il tono del discorso di Rouhani  a tratti appariva, almeno nella retorica, quasi come quello di un militante del pacifismo. “Noi crediamo che non ci sono soluzioni violente alle crisi del mondo” ha detto il presidente iraniano.

Intanto però, mentre lui parlava all’Onu, fuori dal Palazzo di Vetro c’erano migliaia di dimostranti di origine iraniana che protestavano Rouhani e il regime iraniano.

Ma  Rouhani a sua volta nel suo discorso ha accusato quella che ha chiamato “propagandisti di una specie di discorsi che diffondono la fede-fobia, l’Islamo-fobia, la Shia-fobia e l’Iran-fobia ”, propagandisti che sono “un pericolo serio contro la pace nel mondo e la sicurezza umana”.

Coloro che malignano, ha detto Rouhani, sono “o essi stessi sono un pericolo contro la pace internazionale e la sicurezza, o promuovono questo pericolo”.

Invece per Rouhani, “L’Iran non rappresenta assolutamente alcun pericolo per il mondo o la regione del Medio Oriente”.

Rouhani ha detto che l'Iran condanna ogni uso di armi chimiche, e ha dato il benvenuto all'adesione siriana della Convenzione sulle armi chimiche. Poi rispetto alla Siria ha detto: “Non c'e' soluzione militare alla crisi in Siria. Le minacce o l'uso della forza non farebbero altro che aggravare la situazione”.  

Sul programma nucleare iraniano, il Presidente Rouhani ha assicurato che  “e' esclusivamente pacifico. Le armi nucleari sono in conflitto con gli interessi nazionali dell'Iran e i precetti religiosi ma Teheran ha diritto all'arricchimento dell'uranio a scopi pacifico”.

E qui Rouhani ha puntato il dito contro chi uccide i suoi scienziati nucleari: “Per quale crimine questi vengono assassinati? Allora le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza dovrebbero rispondere ad una domanda: i responsabili di questi crimini sono stati mai condannati?”

Comunque il tono conciliatore ha poi preso il sopravvento, con il presidente iraniano che ha detto che l’Iran è “pronto ad agire responsabilmente per la sicurezza della regione ed e' pronto a collaborare sul piano bilaterale e multilaterale”. E poi il finale ad effetto: “Dovremmo cominciare a pensare ad una coalizione globale per un pace duratura piuttosto che a tante coalizioni per la guerra”.

E per il presidente iraniano sarebbe tutto pronto per un accordo quadro per affrontare le divergenze con gli Stati Uniti. Ma per riuscire a scongelare le relazioni tra i due paesi, “Obama non deve ascoltare i gruppi di pressione guerrafondai”.

Ieri intanto il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha visto il Segretario Generale Ban Ki Moon. Oggi parlerà all’Assemblea Generale dell’Onu, intervennto previsto alle 13:30 ora di New York. Ieri il premier italiano, ha detto ai giornalisti di aver apprezzato il discorso di Obama e si è augurato che adesso il Consiglio di Sicurezza faccia il suo dovere sulla risoluzione per la Siria per le armi chimiche,  ribadendo come per l'Italia sia assolutamente necessario trovare una soluzione politica al conflitto siriano. “Si deve arrivare a una conferenza di pace e garantire che il bando sulle armi chimiche venga applicato”, ha dichiarato il premier ai giornalisti. Letta, che all’Onu è accompagnato dal ministro degli Esteri Emma Bonino, ha auspicato anche che al Palzzo di Vetro si trovino le formule adatte alla stabilizzazione di Paesi su cui l'Italia è molto impegnata, come Libano, Libia e Somalia .

 

 

 

 

 

 

 

 

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