Cerca

OnuOnu

Voto storico all’ONU, passa la risoluzione per il disarmo siriano

Lo storico voto unanime per la risoluzione 2118 sul disarmo chimico della Siria (UN Photo/Mark Garten)

Lo storico voto unanime per la risoluzione 2118 sul disarmo chimico della Siria (UN Photo/Mark Garten)

Venerdì sera i Quindici paesi che siedono nel Consiglio di Sicurezza hanno approvato con voto unanime il testo preparato in difficili trattative tra il ministro degli Esteri russo Lavrov e il Segretario di Stato Kerry. Alla fine il compromesso trovato sembra favorire l'interpretazione data fin dal principio da Mosca: in caso di violazioni da parte del regime di Assad, si dovrà votare una ulteriore risoluzione per autorizzare l'uso della forza per far rispettare la risoluzione

 

Il Consiglio di sicurezza dell'Onu venerdì sera, riunitosi a livello di ministri degli Esteri, ha approvato all'unanimità la tanto attesa risoluzione 2118 per lo smantellamento dell'arsenale chimico del regime siriano di Assad.   Alla fine l’accordo tra Usa e Russia ha trovato concordi anche tutto gli altri 13 membri del Consiglio.  “Un voto storico'”, lo ha definito il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che ha annunciato l'intenzione di organizzare la altrettanto attesa conferenza di pace per la Siria entro metà novembre, la cosiddetta Ginevra 2.

E' una risoluzione che, ha detto il presidente Obama già prima del voto, “é vincolante”, e può rappresentare “una grande vittoria della comunità internazionale”. Ma il testo non prevede
sanzioni automatiche e soprattutto non è sotto l'ombrello del “Chapter VII” della Carta Onu, che prevede l'uso della forza in caso di non rispetto di una risoluzione. Quindi è stata accettata la soluzione voluta dalla Russia che sosteneva che in caso di inadempienza da parte del regime di Assad, si imporranno misure anche sotto il capitolo 7, ma attraverso una eventuale successiva risoluzione.

“La responsabilità per l'attuazione della risoluzione non è solo del governo, ma anche dell'opposizione”, ha puntualizzato il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov, ribadendo che il testo non prevede automatismi per l'uso della forza, ma “se il documento verrà violato – ha detto – siamo pronti ad adottare misure di cui al capitolo 7”.

Il rispetto dei dettami dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) e del Consiglio di sicurezza Onu verrà verificato su base regolare dopo i primi 30 giorni dall'adozione della risoluzione e quindi ogni 30 giorni. “Il successo della missione degli esperti per la distruzione delle armi chimiche in Siria dipende dal fatto che le autorità di Damasco rispettino pienamente gli impegni e garantiscano la sicurezza del personale Opac e Onu”, ha aggiunto Ban Ki-moon, affermando che '”una luce rossa per alcuni tipi di armi non vuol dire luce verde per altre'”. Questa risoluzione, ha detto il Segretario Generale nel suo discorso al tavolo dei Quindici, “non è una
licenza di uccidere con armi convenzionali”.

E proprio per cercare di far tacere le armi, venerdì pomeriggio si erano riuniti al Palazzo di vetro nuovamente i ministri degli Esteri dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, assieme a Ban e all'inviato dell'Onu e della Lega araba Lakhdar Brahimi per cercare di definire una data per la conferenza Ginevra 2.

“Il nostro obiettivo è una conferenza a metà novembre”, ha poi detto Ban. “Abbiamo trovato un accordo per organizzare la conferenza Ginevra 2 a metà novembre”, ha detto a sua volta il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, aggiungendo che Brahimi ora “lavorerà in questa direzione e noi lo aiuteremo”.

“Se mettiamo la politica da parte dentro questa istituzione per il bene comune, sappiamo fare cose buone”, ha a sua volta detto subito dopo la votazione il segretario di Stato americano John Kerry. “La stessa determinazione che abbiamo dimostrato stasera – ha aggiunto – dobbiamo dimostrarla per porre fine alla guerra in Siria”.
 

“Finalmente il Consiglio di sicurezza dell'Onu merita il suo nome”, ha detto il francese Fabius. Quando il ministro degli Esteri francese è venuto davanti ai giornalisti, La VOCE di New York gli ha chiesto cosa avesse determinato di più la svolta di queste ultime settimane che ha portato all’approvazione della storica risoluzione, se fosse stato il rapporto degli ispettori dell’ONU che aveva provato l’uso di armi chimiche o la credibile minaccia con lo spiegamento delle forze militari degli Stati Uniti e della Francia pronte a punire il regime di Assad anche senza una risoluzione del Consiglio di Sicurezza? “Credo che sia stato un insieme di tanti fattori inclusi quelli da lei menzionati e alcune circostanze anche fortunate” ha detto Fabius senza sbilanciarsi troppo sul fatto che la Francia, come gli USA, era determinata a colpire Damasco anche senza l’autorizzazione dell’Onu.

L’ambasciatore siriano Bashar Jafari, che ha assistito al Consiglio di Sicurezza alle operazioni di voto, si è poi presentato davanti ai giornalisti per attaccare il discorso tenuto dal ministro degli Esteri francese Fabius dopo il voto, dicendo che il rappresentante francese non aveva “capito” cosa aveva votato e che era un “dilettante” della diplomazia. Jafari, leggendo alcuni articoli della risoluzione preparata soprattutto dalla Russia, ha fatto notare che “adesso tutti i paesi che hanno fornito in passato armi ai ribelli, quindi compreso Arabia Sauditi, Quatar e Francia, e cercato di destabilizzare la Siria saranno ritenuti responsabili dal Consiglio di Sicurezza se continueranno nell'azione contro un governo che viene riconosciuto come legittimo e sovrano”.  Quando abbiamo chiesto a Jafari come giudicasse il discorso tenuto da Kerry al Consiglio di Sicurezza, l’ambasciatore siriano ha risposto: “Sicuramente migliore di quello di Fabius”.

Le ispezioni in Siria degli esperti internazionali dell'Opac cominceranno il lavoro sul campo già da martedì, ha detto Ban Ki-moon, mentre proseguono anche quelle degli ispettori delle Nazioni
Unite, che ora indagheranno anche su sette altri attacchi con gas letali, tre dei quali, fa sapere l'Onu, sarebbero stati perpetrati dopo il 21 agosto. Ovvero dopo la strage di Ghouta che ha provocato la determinazione del presidente Obama a condurre un blitz militare per 'punire' il regime di Damasco, poi sospeso in exteremis in seguito alla decisione del presidente siriano Bashar al Assad di aderire alla Convenzione sul disarmo chimico dopo le pressioni ricevute dai russi. Quest'ultimi, ritengono ancora che almeno alcuni attacchi chimici avvenuti nel paese siano stati ad opera delle forze ribelli.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter