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L’ONU e il ruolo cruciale della partecipazione e della leadership delle donne nei processi di pace

di Stefano De Cupis e Stefano Vaccara
Al Consiglio di Sicurezza, il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon viene salutato da Phumzile Mlambo-Ngcuka, Executive Director del UN Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women (UN Photo/Paulo Filgueiras)

Al Consiglio di Sicurezza, il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon viene salutato da Phumzile Mlambo-Ngcuka, Executive Director del UN Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women (UN Photo/Paulo Filgueiras)

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vota un nuova risoluzione sul fondamentale contributo femminile alla risoluzione dei conflitti

 

Il Consiglio di Sicurezza (CdS) delle Nazioni Unite ha emesso il 18 ottobre un forte appello alla comunità internazionale per rafforzare il suo impegno a garantire che le donne svolgano un ruolo più importante nella prevenzione e risoluzione dei conflitti e nella costruzione della pace post-bellica.

Proprio ieri – in occasione tra l’altro del prossimo 13° Anniversario della Risoluzione ONU 1325 (31 ottobre p.v.) – adottando all'unanimità una nuova risoluzione, il Consiglio di Sicurezza ha riaffermato che la pace sostenibile fa perno su un approccio che integra “politica, sicurezza, sviluppo e diritti umani, tra cui la parità di genere”,  preoccupa ed esorta gli Stati membri e le varie entità delle Nazioni Unite a garantire alle donne una piena e significativa partecipazione nei processi di  pace, sicurezza e giustizia. Le loro esigenze di sicurezza e di giustizia devono essere affrontate. Le loro voci devono essere ascoltate. I loro diritti devono essere salvaguardati prima, durante e dopo il verificarsi di conflitti.

Ma entriamo più nello specifico al fine di spiegare cosa sia la risoluzione ONU 1325.

La risoluzione 1325 (2000), approvata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU fu adottata il 31 ottobre 2000, dopo anni d’appelli e di sforzi congiunti, lanciati specialmente da parte della società civile e delle organizzazioni femministe, contro il trattamento inumano delle donne, la negazione dei loro diritti umani e la loro esclusione dai processi decisionali, nei paesi colpiti da conflitti armati. La Risoluzione 1325 su “Donne, Pace e Sicurezza”, è la prima in assoluto che menziona esplicitamente l’impatto della guerra sulle donne ed il contributo delle stesse nella risoluzione dei conflitti per una pace durevole.

Quattro sono gli obiettivi che la risoluzione 1325 fissa: 1) riconoscere il ruolo fondamentale delle donne nella prevenzione e risoluzione dei conflitti; 2)prevedere una maggiore partecipazione nei processi di mantenimento della pace e della sicurezza nazionale; 3) adottare una “prospettiva di genere”; 4) formare il personale sui diritti delle donne.

Durante l’Open Debate numerosi sono stati i partecipanti con le loro dichiarazioni. Il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki- moon nel discorso di apertura sul tema: “Donne, Stato di Diritto e Giustizia di Transizione” ha dichiarato: “La partecipazione delle donne negli sforzi di pace è una questione di parità di genere e dei diritti umani universali. E’ fondamentale per raggiungere una pace duratura, la ripresa economica, la coesione sociale e la legittimità politica. La risoluzione di oggi rende quel punto forte e chiaro”.

L'incontro di ieri è stato caratterizzato dai discorsi pronunciati da Phumzile Mlambo – Ngcuka , Direttrice Esecutivo dell'Agenzia delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere e il dare più potere alle donne (UN Women); Navi Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) e Brigitte Balipou, Fondatrice dell'Associazione delle Donne Giuriste della Repubblica Centrafricana e membro del Consiglio dell’organizzazione non governativa Femmes Africa Solidarité (FAS), che ha parlato a nome del gruppo di lavoro delle ONG su donne, pace e sicurezza.

Anche l’Italia ha pronunciato un discorso: “La tutela dei diritti delle donne deve essere alla base dell’azione finalizzata a rafforzare lo stato di diritto nelle società post-conflitto. Pace e sicurezza non possono prescindere dalla protezione giuridica nei confronti delle donne e dalla loro partecipazione attiva ai processi di ricostruzione politica, sociale ed economica dei loro Paesi”, ha dichiarato il Rappresentante Permanente d’Italia presso l’ONU, Amb. Sebastiano Cardi.

L’ambsciatrice degli Stati Uniti Samantha Power ha dichiarato: “Lo scorso anno, come abbiamo sentito, le donne sono state incluse in ogni processo di negoziato di pace formale condotto o co-condotto dalle Nazioni Unite. Esperti sul genere erano presenti in 85% delle delegazioni e, in ogni caso, i rappresentanti dei gruppi della società civile delle donne sono stati consultati. Le donne svolgono un ruolo più importante nella prevenzione delle crisi, in particolare in Darfur e nella regione dei Grandi Laghi. Dal 2009, investigatori sui crimini di genere sono stati coinvolti in tutte le commissioni di inchiesta. Come è stato detto, quest'anno 3 accordi di pace su 10 in processi supportati dall’ONU hanno incluso disposizioni per la partecipazione politica delle donne o della loro protezione. Questo è meglio di un anno fa. L’Analisi sulle donne e la sicurezza sono ora incluse nella maggior parte delle relazioni di mantenimento della pace e missioni politiche speciali. E il Segretario Generale ha istituito – e il mio governo e di altri governi la sostengono con forza – la politica della tolleranza zero verso gli abusi sessuali commessi da personale dell'ONU, cosa che accade ancora con allarmante incidenza”. La Rappresentante Permanente degli USA Power, ha ringraziato l’unica rappresentante della società civile, Brigitte Balipou per le sue osservazioni e per aver sostenuto con tanta eloquenza la partecipazione delle donne e lo Stato di Diritto soprattutto nella Repubblica Centroafricana.

La Direttrice Esecutiva di UN Women, Mlambo Ngcuka ha dichiarato: “So per certo che ci sono donne adeguatamente formate per ruoli di leadership, che le donne sono disponibili per gli appuntamenti di alto livello e, inoltre, che le donne qualificate sono ovunque. Spetta a noi, insieme, ad assumerci la responsabilità e aprire le porte alla loro piena partecipazione”.

Infine per quanto riguarda il suo campo d’azione, ovvero i diritti umani, l’Alto Commissario per i Diritti Umani, Navy Pillay ha sottolineato l'importanza di perseguire non solo gli individui che violano i diritti delle donne durante i conflitti, ma anche affrontare la discriminazione e la disuguaglianza strutturale di genere.

Da notare che ieri la maggior parte degli speaker al Consiglio di Sicurezza erano donne che ricoprono tra l’altro ruoli dirigenziali di altissimo livello presso varie organizzazioni (es. UN Women, OHCHR, ecc.) e governi… Qualcosa dopo tutto sta finalmente cambiando.

 

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