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Euro: L’opprimente tutela europea e la crisi dell’Italia

Un vertice di leader europei di qualche anno fa: al centro resta sempre la cancelliera tedesca Angela Merkel, dietro a destra si nota l'allora premier italiano Silvio Berlusconi

Un vertice di leader europei di qualche anno fa: al centro resta sempre la cancelliera tedesca Angela Merkel, dietro a destra si nota l'allora premier italiano Silvio Berlusconi

L’Euro è la veste tecnica di una menzogna geopolitica. Cominciata con la fine della Guerra Fredda. Una storia che, prima o poi, andrà raccontata

 

Siamo stretti in un cerchio di menzogne.

Si può partire dal principio; o dalla fine: è uguale, tanto questa crisi è un cerchio. Finchè non verrà spezzato, ogni peggioramento sarà solo il principio di un nuovo peggioramento, ogni fine, un nuovo mortifero principio. Ultima notizia: l’Unione Europea ci comunica che la manovra finanziaria proposta dal Governo Letta è insufficiente: ci vogliono più soldi; penultima: nel corso di quest’anno ci sono stati circa 10.000 fallimenti; terzultima: nel biennio 2012-2013 i consumi delle famiglie residenti sono scesi di 57 miliardi di Euro, gli investimenti fissi, di 34 miliardi, in totale, dal Governo Monti in poi, le famiglie e le imprese italiane hanno speso 90 miliardi di Euro in meno. E si potrebbe continuare.

Uno dice: colpa di Monti, di Letta, della Merkel. Sì e no. Un altro: colpa dell’Euro. Sì e no.  Vediamo.

Gli ordini di grandezza coinvolti sono tali da non giustificare spiegazioni, o tentativi di spiegazione, connessi unicamente all’attualità. Certo, i governi dovrebbero avere cura degli interessi del loro Paese; ma c’è una condizione preliminare ad ogni possibile azione di governo: definire quali sono gli interessi del Paese, ammettere che il Paese abbia interessi suoi propri. Non sembri superfluo o scontato. E definire gli interessi del Paese è quello che l’Unione Europea impedisce, è ciò per cui l’Unione Europea esiste.

A volte i dettagli spiegano di più e meglio. Io ho scritto della “manovra finanziaria” del Governo Letta; in realtà non c’è alcuna manovra finanziaria: l’atto che impone prelievi e spese si chiama Legge di Stabilità. La “manovra” evoca il movimento su uno spazio, implica alternative fra le quali scegliere, uno scopo verso cui agire, la selezione di quali mezzi impiegare; la manovra è una “decisione”. La “legge” risucchia il soggetto dallo spazio aperto del concreto al chiuso asettico dell’astratto, dove sono già definiti scopo, mezzi e dove, soprattutto, non sono contemplate alternative: è tutto già scritto, è tutto già imposto. La “legge di stabilità” al posto della “manovra” non è solo una variazione nominalistica; dietro, come si dice, c’è tutto un mondo. Dalla decisione passiamo all’esecuzione, dalla sovranità alla sudditanza.

A questo stato di cose non si è giunti all’improvviso, ma secondo un piano preordinato. Uno dei cascami più perniciosi di un’informazione servile è di ricorrere alla caricatura quando (spesso) non si può o non si vuole argomentare. Una delle caricature più diffuse si chiama “complottismo” o, con oscena venatura, “dietrologia”. Un piano preordinato, in realtà, è la cosa più ovvia del mondo, specie quando si gioca al gioco del potere.

Ora i vincoli di bilancio, l’Euro, la Commissione Europea, non sono nati nel 2011; né il Trattato di Maastricht, l’Atto Unico Europeo, i tre Trattati che quello hanno seguito, né i tre Regolamenti, del 1997, del 2005, del 2011, che hanno via via espropriato la sovranità economica dei singoli Stati. Così, il c.d. “Fiscal Compact” che, appunto, è un Trattato sulla “riduzione fiscale”, è il sequel di una ormai lunga storia. Gli stati nazionali hanno mentito; e i governi che hanno mentito, in Italia, sono stati molteplici e di varia estrazione.

Il tasso di crescita media cumulato di Francia Germania e Italia, dal 1951 al 1991, è stato poco superiore al 4%, più che Stati Uniti e Inghilterra. Dal 1993 al 1999, periodo della c.d. armonizzazione, prodromica all’entrata in circolazione dell’Euro, il tasso di crescita di questi Paesi europei è stato poco superiore al 1%. Dal 1° Gennaio 1999 ad oggi, per l’Italia è stato lo 0,38, per la Germania l’1,36, e per la Francia, l’1,38. Scusate i numeri ma, talvolta, servono. Ecco perché, all’inizio suggerivo di non fermarsi con l’analisi a Monti e a Letta, o alla Merkel. E’ tutto molto più grande.

Dobbiamo tornare alla fine della Guerra Fredda. A logiche geopolitiche: a logiche di guerra e di dominio. A Tangentopoli, alla confusa e sommaria liquidazione degli equilibri politici della Prima Repubblica. Quelli erano i nostri equilibri, quelli erano equilibri italiani. I Mario Chiesa erano reali, ma non scomparvero solo loro: in dodici mesi scomparve l’Italia.

La verità su Euro e “Rivoluzione Italiana” non è nemmeno stata sfiorata. Data la posta in gioco, varrà la pena tornare a rifletterci.    

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