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Dall’ONU si alza la voce delle donne ferite a morte

Arriva alle Nazioni Unite lo spettacolo contro il femminicidio di Serena Dandini e Maura Misiti. Maria Grazia Cucinotta, Valeria Golino, Marina Abramovic e tante altre raccontano di infanticidio, lapidazione, diritto allo studio negato, mutilazioni genitali, delitti passionali. Tante le storie per un solo messaggio: basta

Nella Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, lunedì 25 novembre, il quartier generale delle Nazioni Unite ha dato voce alle vittime, che hanno potuto far ascoltare al mondo le loro storie attraverso le voci di un cast internazionale tutto al femminile, che ha interpretato i monologhi di Ferite a morte, il progetto teatrale di Serena Dandini e Maura Misiti che ha portato sotto i riflettori lo scottante tema del femminicidio in modo toccante e viscerale.

Quello della violenza sulle donne è un tema chiave per la comunità internazionale, trattandosi di un fenomeno drammaticamente esteso e senza confini di luogo, classe e situazione economica. Secondo un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, più di un terzo delle donne nel mondo è vittima di violenze fisiche o sessuali e circa 600 milioni di donne vivono in Paesi ove la violenza domestica non è ancora considerata un crimine.

scarpe rosse

Le attrici indossavano scarpe rosse, simbolo della lotta al femminicidio

Le autrici hanno attinto ad episodi di cronaca e indagini giornalistiche, per dare voce alle donne che hanno perso la vita per mano di uomini, e che nei monologhi della Dandini parlano in prima persona, come in una Spoon River della violenza di genere, dove ogni vittima racconta la sua storia dall’aldilà, uscendo da una fredda catalogazione e riprendendo vita e spessore.

Dallo stupro alla mercificazione di massa delle donne, dalla mutilazione genitale alle spose bambine, dalla violenza domestica ai delitti passionali, dall’infanticidio e l’aborto selettivo all’incesto, dal delitto d’onore alla lapidazione, dallo stalking alla negazione del diritto allo studio. Un racconto dietro l’altro, senza tregua, che fa accapponare la pelle e colpisce forte allo stomaco, forse proprio per la grande empatia che questi monologhi diretti sono in grado di creare, parlando di esperienze atroci senza tono melodrammatico, ma semplicemente e con un briciolo di ironia, come si farebbe in una confidenza tra amiche.

Sebastiano Cardi

L’ambasciatore d’Italia alle Nazioni Unite, Sebastiano Cardi, ha introdotto lo spettacolo

L’evento è stato introdotto dalla direttrice esecutiva di UN Women Phumzile Mlambo-Ngcuka e dall’ambasciatore italiano presso le Nazioni Unite Sebastiano Cardi, che sottolinea l’importante ruolo che Ferite a morte ha avuto nel muovere le coscienze riguardo a questi tristi e drammatici fenomeni di soprusi, andando a sensibilizzare fortemente e a colpire nel profondo anche molti uomini. “Ora sta a noi cercare di portare a compimento un percorso concreto di completamento delle leggi, in modo da agire concretamente al fine di fermare questi drammatici fenomeni” conclude Cardi, che indossa la sciarpa arancione, colore simbolo della lotta contro la violenza di genere.

Golino

Valeria Golino (qui fotografata alla fine dello spettacolo all’ONU) ha prestato volto e voce a una donna uccisa dal marito dopo anni di soprusi

Insieme a Serena Dandini e Maura Misiti, sono salite sul palco delle Nazioni Unite le attrici italiane Valeria Golino e Maria Grazia Cucinotta, la scrittrice Giovanna Calvino, la fotografa Nan Goldin, le artiste Marina Abramovic e Angela Della Costanza Turner, la cantante Amanda Palmer, la regista Abigail Disney, le attrici Nona Hendryx, Maureen Van Zandt, Laurie Fabiano e Monique Coleman, e la fondatrice del Movimento Donne di San Luca, nonché nostra amica e collega, Rosy Canale.

Valeria Golino (guarda l'intervista realizzata da La VOCE alla fine dello spettacolo), che nello spettacolo ha prestato il suo volto e la sua voce a una donna uccisa dal marito dopo anni di soprusi e violenza domestica, dice: “È stata una forte emozione, un dolore intenso allo stomaco, sia interpretare il mio monologo, sia ascoltare quelli degli altri. Ma è un dolore necessario, perché per combattere questi drammi è indispensabile parlarne, e reiterare ancora e ancora, perché tutti sappiano e qualcosa cambi”.

Cucinotta

Maria Grazia Cucinotta ha dato voce a una donna uccisa a coltellate

Maria Grazia Cucinotta, che ha interpretato una donna uccisa da un numero infinito di coltellate (guarda il video), dice: “Essere qui oggi è l’emozione più grande. Questo è il posto da dove partono le voci per tutto il mondo, quindi è importantissimo esserci per esprimere solidarietà a tutte le donne. La paura rende prigionieri, e per liberarsi è indispensabile non sentirsi sole. Bisogna dare alle vittime la forza per vincere la paura e dominare i mostri”.

Marina Abramovic, che ha dato voce a una donna annegata, commenta: “Le storie più atroci sono quelle dove la donna accetta di essere la vittima, perché storicamente le donne hanno assunto questo ruolo. Questi racconti generano rabbia, e la rabbia è un buon sentimento, perché è da lì che prende vita il cambiamento”.

Poi ancora: Serena Dandini, che ha raccontato la storia di una sposa bambina morta di parto a nove anni (guarda il video); Maura Misiti, che ha letto la storia di una ragazza morta dissanguata a causa di una mutilazione genitale; Giovanna Calvino che ha fatto parlare una bambina cinese mai nata perché femmina, e tante altre. 

Dandini

Serena Dandini ha raccontato la storia di una sposa bambina morta di parto a nove anni

Ognuna a presentare un diverso dramma che milioni di donne sono costrette ogni giorno a subire in tutto il mondo.

Ferite a morte ha aperto il sipario su una delle più devastanti negazioni dei diritti umani fondamentali: la violenza di genere, ovvero la negazione del rispetto, della libertà, della dignità e dell’esistenza in quanto donne. E dal palazzo di vetro, tutto il mondo ha potuto assistere. Ora qualcuno in meno potrà nascondersi dietro un “non sapevo” e qualcuno in più avrà il dovere di fare qualcosa di concreto per fermare questi massacri. E soprattutto forse le vittime si sentiranno meno sole e consapevoli. Allora qualcosa sta già cambiando, perché, come legge Rosy Canale da Fiore di Loto, storia di una ragazzina uccisa dai talebani perché andava a scuola: “I talebani lo avevano capito: una donna istruita rischia davvero di cambiare il mondo. […] Non abbiate paura, io ho perso una battaglia, ma le mie compagne di classe non si arrendono: sono ancora armate, hanno nascosto divisa e quaderni sotto lo scialle, e mentre fanno finta di essere ignoranti, stanno già vincendo la guerra.” Viva le donne.

 

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