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L’Onu e la crisi “di proporzioni epiche” che sta sconvolgendo la Repubblica Centrafricana

Sfollati nei pressi dell'aereoporto di Bangui, nella Repubblica Centrafricana. (OCHA/R. Gitau)

Sfollati nei pressi dell'aereoporto di Bangui, nella Repubblica Centrafricana. (OCHA/R. Gitau)

Le Nazioni Unite hanno chiesto una risposta forte al fine di prevenire ulteriori sofferenze umane nel paese africano e allo stesso tempo il Segretario Generale Ban Ki-moon si è congratulato con Catherine Samba Panza, nuovo Capo di Stato del governo di transizione 

 "La Repubblica Centrafricana è in caduta libera ", ha annunciato Ban Ki-moon alla sessione speciale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite tenutasi lunedì, durante le osservazioni consegnate da Michael Møller, Direttore Generale dell'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra.

Profonda preoccupazione espressa da Ban Ki-moon che ha condannato fortemente le violazioni continue e diffuse oltre agli abusi dei diritti umani perpetrati da tutte le parti in conflitto nella Repubblica Centrafricana, sottolineando che i colpevoli dovrebbero essere ritenuti responsabili e assicurati alla giustizia. Ban ha anche esortato a proteggere tutti i civili, in particolare donne e bambini dalla violenza sessuale, e ha sottolineato la necessità che tutte le parti facilitino l'accesso umanitario alle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni di soccorso per tutte le persone che hanno bisogno di assistenza.

Nella sua dichiarazione, il Segretario Generale ha dichiarato che la situazione ha raggiunto “proporzioni epiche” e ha chiesto un'azione immediata e concertata, dato che le istituzioni pubbliche sono crollate, le forze di sicurezza sono state spazzate via e la paura continua ad avvolgere l’intero paese.

L'ufficio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e altri organismi dell'Onu, ha aggiunto Ban, hanno documentato “indicibili e diffuse” violazioni dei diritti umani tra questi: violenza sessuale e di genere, sparizioni forzate, torture, maltrattamenti, arresti arbitrari e detenzioni, saccheggi e distruzione di proprietà ovunque, così come casi d’incendi di chiese e moschee. “Questi abusi spaventosi hanno diviso le comunità musulmane che per decenni hanno convissuto pacificamente con vicini e amici cristiani”. Questa situazione di deterioramento della sicurezza ha costretto un quinto della popolazione ad abbandonare le proprie case, e più della metà della popolazione ora necessita di assistenza umanitaria. 

Le Nazioni Unite ei suoi partner hanno urgente bisogno di 152 milioni dollari per finanziare un piano di intervento di emergenza, che miri a fornire sollievo e protezione ai 1,2 milioni di persone in tutto il paese per i prossimi tre mesi.

Si stima infatti che migliaia di persone siano stati uccisi nella crisi nella Repubblica Centroafricana, scoppiata quando i ribelli Séléka, principalmente musulmani hanno lanciato attacchi un anno fa, e recentemente ha assunto toni sempre più riconducibili alla lotta tra musulmani e cristiani dove sono soprattutto le milizie cristiane note come anti-Balaka (anti – machete), a ricorrere alle armi.

L’Alto Commissario per i Diritti Umani Navi Pillay ha dichiarato che tra le questioni più urgenti inerenti i diritti umani nel paese sono la continua violenza settaria, tra cui uccisioni e saccheggi, e la necessità di un'azione rapida e concreta per disinnescare la spirale di rabbia inter-comune e risentimento che sta diventando pericolosamente radicata.

La Pillay ha accolto i ripetuti inviti da due dei più anziani leader religiosi del paese per la tolleranza e il rispetto all'interno delle loro comunità. “Io li esorto – come esorto chiunque che abbia influenza sia a livello nazionale che internazionale – ad incoraggiare concretamente gli altri leader religiosi, politici e tribali ad unire i loro sforzi per disinnescare le tensioni inter-comuni e il desiderio di vendetta prima che diventino totalmente incontrollabili”, ha detto infine l'Alto Commissario. 

Parlando a nome degli esperti del Consiglio sui Diritti Umani, Chaloka Beyani ha detto che è tempo di agire con fermezza e arginare le atrocità in corso. Come passo immediato, ha esortato gli Stati membri a mobilitare le risorse necessarie per provvedere ai bisogni urgenti della popolazione. Inoltre ha aggiunto che la creazione di un mandato nazionale da parte del Consiglio, la convocazione della sessione speciale di ieri e l'istituzione di una Commissione d'inchiesta da parte del Consiglio di Sicurezza sono passi positivi e evidenziano la volontà urgente di porre fine alla crisi.

Come parte delle sue deliberazioni, il Consiglio dei diritti umani ha designato Marie -Thérèse Keita Bocoum della Costa d'Avorio come esperta indipendente sulla repubblica Centrafricana e sempre nel corso della giornata di ieri il Segretario Generale e lo UN Integrated Peacebuilding Office in the Central African Republic (BINUCA), hanno accolto con favore l'elezione di Catherine Samba Panza come Capo di Stato del governo di transizione della Repubblica Centrafricana, attraverso un processo trasparente guidato dal Consiglio Nationale di transizione.

Congratulandosi con Catherine Samba Panza e lodando tutti coloro che sono stati coinvolti nel processo elettorale, Ban Ki-moon ha auspicato la nomina di un nuovo Primo ministro nei prossimi giorni e ha detto che “il cambio di leadership nella Repubblica Centrafricana offre un'opportunità fondamentale per mettere il processo di transizione di nuovo in pista”.

Ban Ki-moon ha infine accolto favorevolmente  il corretto svolgimento di una riunione ministeriale convocata a Bruxelles il 20 gennaio 2014 dall'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari ( OCHA) e dalla Commissione Europea, esortando gli Stati membri a mantener fede immediatamente agli impegni internazionali presi. I partecipanti alla conferenza si sono impegnati per $500 milioni. Il Segretario Generale dell’ONU ha lodato l’accordo politico dell'Unione europea per sostenere l’African-led International Support Mission to the Central African Republic (MISCA) attraverso la pianificazione di una missione complementare, sollecitando anche una stretta cooperazione tra l’Unione Europea (UE), l'Unione Africana (UA) e la Comunità Economica degli Stati dell'Africa Centrale (ECCAS).

Al Segretario Generale non resta ora che attendere i generosi contributi provenienti dalla Conferenza dei donatori del MISCA prevista ad Addis Abeba, in Etiopia, il 1° febbraio.

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