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Uno spiraglio per l’accordo di pace in Sud Sudan

Soldati dell'Onu sorvegliano l'entrata di un loro accampamento a Juba. (Foto UNMISS/Isaac Billy)

Soldati dell'Onu sorvegliano l'entrata di un loro accampamento a Juba. (Foto UNMISS/Isaac Billy)

Firmato ad Addis Abeba l’accordo per il cessate il fuoco in Sud Sudan, uno sviluppo importante che aprirà l’accesso umanitario dell'Onu e potrebbe spianare la strada ad un accordo definitivo

Il Segretario Generale Ban Ki-moon e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno accolto giovedì la firma di un accordo tra le forze anti – e pro – governo in Sud Sudan, un passo davvero considerevole verso un accordo globale che potrebbe fermare la violenza che ha travolto il paese per più di un mese.

I rappresentanti del Presidente Salva Kiir e l'ex Vice Presidente Riek Machar hanno firmato nella capitale etiope di Addis Abeba, l'accordo sulla cessazione delle ostilità, dopo tre settimane di colloqui mediati da parte dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD) – Organizzazione regionale che riunisce i Paesi del Corno d’Africa. L’accordo è stato firmato alla presenza, fra gli altri, dell’Ambasciatore italiano ad Addis Abeba, Renzo Rosso, in qualità di rappresentante dell’Italia che detiene, insieme all’Etiopia, la copresidenza del IGAD Partners Forum (IPF).

“L’accordo per il cessate il fuoco in Sud Sudan costituisce uno sviluppo importante che favorirà l’accesso umanitario alle popolazioni civili vittime del conflitto”, ha commentato la Ministro degli Esteri Emma Bonino. “Occorre ora riaffermare il sostegno alla mediazione dell’IGAD ed incoraggiare le Parti a continuare il dialogo per il raggiungimento di un accordo politico più ampio, che possa rappresentare la premessa per una vera e duratura riconciliazione nazionale”, ha aggiunto la Ministro Bonino.

Il portavoce di Ban Ki-moon ha riferito invece in un comunicato che il Segretario Generale ha invitato le parti ad attuare immediatamente questo accordo, congratulandosi anche con l’IGAD per la sua “mediazione di successo”.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha inoltre sottolineato la necessità di continuare senza alcun indugio verso un dialogo politico nazionale al fine di raggiungere un accordo di pace globale, con la partecipazione di tutti i rappresentanti politici e della società civile del Sud Sudan, inclusi i prigionieri politici del movimento/esercito per la liberazione popolare del Sudan ovvero Sudan People’s Liberation Movement/Army (SPLM/A).

Il cessate il fuoco cerca di trovare una soluzione alla disputa politica scoppiata nella nazione più giovane del mondo tra il Presidente Kiir e il suo ex Vice Presidente Machar, che è stato rimosso dal suo incarico nel luglio del 2013 e in seguito accusato di aver tentato un colpo di stato. Le tensioni poi cominciarono a intensificarsi il 15 dicembre in un conflitto su vasta scala tra le forze fedeli ai due rispettivi contendenti, portando 400.000 persone a scappare dalle proprie abitazioni e lasciandone il doppio nella disperata richiesta di aiuti umanitari.

I 15 membri del Consiglio di Sicurezza hanno espresso il loro sostegno per l'accordo, accogliendone la firma come un passo verso la riconciliazione globale che affronta le cause profonde del conflitto. Il Consiglio ha inoltre condannato gli attacchi violenti contro la popolazione civile e i complessi ONU.

Mahmoud Daifallah Mahmoud Hmoud, Vice Rappresentante Permanente della Giordania – che presiede per questo mese la presidenza del Consiglio – ha annunciato: “I membri del Consiglio, hanno tutti espresso il loro sostegno per l’UNMISS [Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan] e hanno ribadito l'importanza che tutte le parti cooperino pienamente con quest’ultima”.

Facendo eco alla necessità di una cooperazione concreta, Ban Ki-moon ha esortato tutte le parti a garantire la libera circolazione degli operatori umanitari e osservatori dei diritti umani della UNMISS, accogliendo favorevolmente le rassicurazioni del governo del Sud Sudan riguardanti il suo pieno sostegno alla missione e l'impegno per onorarne il suo Status of Forces Agreement (SOFA).

“Le Nazioni Unite stanno dalla parte del popolo del Sud Sudan e continueranno a fare tutto quanto in proprio potere per proteggere i civili in pericolo e fornire la necessaria assistenza umanitaria”, ha commentato Ban Ki-moon.

Nel frattempo nel paese, la missione delle Nazioni Unite ha confermato che le sue forze di pace hanno completato le ricerche di armi nelle loro otto basi principali, dove circa 76.000 civili continuano a cercare riparo.

Il portavoce dell'ONU, Farhan Haq rivolgendosi ai giornalisti a New York  e citando la Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan ( UNMISS ) ha riferito: “La Missione sta anche cercando di lavorare con le autorità nazionali per garantire che le zone immediatamente circostanti le sue basi siano prive di armi”. Queste ricerche di armi sono scaturite per via delle raccomandazioni espresse da Ban Ki-moon dovute al tentativo di domenica scorsa – da parti di membri di alto livello del governo e militari del Sud Sudan – di entrare con forza nel complesso UNMISS a Bor, nello stato di Jonglei.

Nelle ultime ore, la Missione ha effettuato 186 pattugliamenti militari e 62 pattugliamenti di polizia nella capitale Juba e negli stati di Jonglei, Unity e Upper Nile.

Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), il numero degli sfollati all'interno del Sud Sudan dal 15 dicembre si aggirerebbe intorno alle 468.000 persone. A questa stima vanno poi aggiunte le 83.900 persone che si sono rifugiate nei paesi limitrofi, oltre la metà in Uganda, secondo i dati delle Nazioni Unite.

 

 

 

 

 

 

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