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Dove si fa l’Europa

Alla plenaria del Parlamento europeo per vedere già avverato gran parte del sogno di Altiero Spinelli

Esperienza da raccomandare ai detrattori per principio delle istituzioni dell’Ue: accomodarsi nella tribuna riservata al pubblico durante la sessione plenaria mensile del Parlamento europeo, per seguire contenuti e stile dei lavori. Da un lato i gruppi politici eletti dai popoli europei, dall’altra Consiglio (rappresenta i 29 stati membri) e Commissione (rappresenta l’Unione). Proprio come immaginò Altiero Spinelli, l’italiano che a giusto titolo può essere considerato il padre di questo parlamento, la dialettica interna ai gruppi politici, e quella tra assemblea e le altre istituzioni genera, con processi anche lunghi e faticosi, la posizione comune (trilogo) che sarà legge nei paesi membri.

Le sessioni plenarie si svolgono nella francese Strasburgo, città alsaziana di confine, simbolo dell’eterna guerra tra Francia e Germania, spento soltanto nella seconda metà del secolo XX grazie alla scelta dei due paesi di trasformarsi in motore dell’unità pacifica e volontaria tra i popoli del vecchio continente. La sessione di gennaio, tenutasi la scorsa settimana, aveva un’agenda di grande interesse, anche perché prevedeva la votazione sul programma della presidenza semestrale dell’Ue, affidata alla Grecia come da luglio sarà affidata all’Italia.

Antonis Samaras, il primo ministro greco che sta pilotando il suo paese fuori dal rischio di fallimento finanziario, ha avuto buon gioco nell’evidenziare, specie verso i detrattori dell’Ue seduti nei banchi delle estreme destra e sinistra, la virtuosità del metodo comunitario, constatando che il suo paese, prenotato da molte Cassandre per l’uscita da euro e Ue, esercita invece regolarmente il semestre di presidenza, nello spirito di collaborazione che ha caratterizzato il dialogo tra trojka (Fmi, Ue, Bce) e Atene.

Guardando ad altri punti dell’agenda, va raccontato il significativo scontro tra il relatore della direttiva approvata sugli Appalti pubblici (un settore che equivale al 19% dell’intero prodotto interno lordo dell’Ue), il francese di origini italiane Marc Tarabella (gruppo Socialisti e democratici) e il leghista Matteo Salvini. L’esponente della Lega Nord aderente al gruppo Efd, ha definito inutile il testo in approvazione, affermando che non sarebbe mai andato a regime, in particolare in Italia, accusando il parlamento di sprecare denaro pubblico in attività inutili. Sul malcapitato si è abbattuto il ciclone dialettico di Tarabella che, in perfetto italiano, ha chiamato numerose volte “fannullone” l’esponente leghista, rimproverandogli di non essersi mai fatto vedere alle discussioni sul ponderoso testo legislativo, e invitandolo a informare i suoi elettori sul pingue stipendio che non merita.

https://youtube.com/watch?v=yuHqdt75JhQ

Non altrettanto efficace la replica: “Se fossi di sinistra la querelerei, invece ringrazio per l’osservazione e resto convinto che lei condivida con me l’inutilità di questo nostro lavoro”. A Tarabella (era successo anche a Samaras) sono andati calorosi applausi delle tribune, che hanno costretto il presidente Schulz a ricordare che al pubblico non è consentito manifestare in aula posizioni.   

Nei quattro giorni di sessione, il Parlamento ha approvato centinaia tra misure e risoluzioni, nell’interesse del mezzo miliardo di europei che aderiscono all’Ue. E’ la prima volta nella storia che un numero così grande di popoli sceglie di unirsi in gruppi politici transnazionali. E’ un processo da guardare con rispetto, perché libero e pacifico. E’ un esempio per i popoli che, in Africa e Asia, non sanno interrompere la violenza e sognano istituzioni comuni per armonizzare le differenze.

Si addensa un’ombra sull’esperimento virtuoso: le elezioni di maggio porteranno a Strasburgo un alto numero di anti-europeisti e populisti, per il malcontento generato dalla crisi economica. 

Questo articolo viene pubblicato anche su Oggi7-America Oggi

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