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Olimpiadi di Sochi e media: la Russia gioca sporco

Il parco olimpico costruito a Sochi. Ospita più di 75.000 persone

Il parco olimpico costruito a Sochi. Ospita più di 75.000 persone

Il rapporto del Committee to Protect Journalists (CPJ) svela i retroscena sulle restrizioni alla copertura mediatica delle Olimpiadi invernali di Sochi. A pochi giorni dall'inizio dei giochi, sembra che i giornalisti non avranno vita facile

 

Il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) ha rivelato oggi in un suo rapporto che l'ostruzione da parte delle autorità russe e l'autocensura dei giornalisti – in questo clima repressivo – hanno fortemente limitato la copertura mediatica delle delicate questioni legate alle Olimpiadi invernali di Sochi, in Russia.

I giornalisti saranno infatti gli obiettivi centrali del vasto programma di sorveglianza ideato dalle autorità russe a Sochi in relazione alle Olimpiadi invernali del 2014 in programma dal prossimo 7 febbraio, si legge sul blog della CPJ. Un decreto governativo firmato dal Primo Ministro Dmitry Medvedev l'8 novembre 2013, lo rivela in modo inequivocabile. Il decreto autorizza il governo a raccogliere dati telefonici e digitali degli organizzatori dei Giochi, degli atleti e altri soggetti, con una particolare attenzione verso i giornalisti.

E mentre inizialmente si diceva che qualsiasi tipo di protesta sarebbe stata bandita, in seguito il Comitato Olimpico Internazionale (COI) ha smentito dicendo che le proteste saranno permesse soltanto in aree speciali designate. Ma con il nuovo decreto, qualsiasi tipo di contatto tra giornalisti, dimostranti e attivisti verrà visto con estremo sospetto.

Secondo il rapporto, intitolato I media soffrono il freddo invernale nella copertura delle Olimpiadi di Sochi, giornalisti locali e internazionali sarebbero stati importunati e sarebbe stato loro impedito di riferire su temi come lo sfruttamento dei lavoratori migranti, la distruzione ambientale, gli sgomberi forzati e la discriminazione contro lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT). Il rapporto analizza inoltre come i vari media russi controllati dallo Stato abbiano ignorato questi problemi o addirittura pubblicato articoli di propaganda diffamando le vittime di violazioni dei diritti umani e gli attivisti che li difendono.

Nina Ognianova, coordinatrice programmi per CPJ Europa ed Asia centrale ha dichiarato: “Le autorità russe hanno usato la mano pesante contro giornalisti, difensori e attivisti dei diritti civili in un modo visto soltanto prima della disgregazione dell'Unione Sovietica. […] Il Comitato Olimpico Internazionale in qualità di organizzatore dei Giochi deve impegnarsi con le autorità russe a garantire che la libertà di stampa e la libertà di espressione non vengano ostruite a Sochi durante e dopo i Giochi”.

Il rapporto contiene anche delle raccomandazioni con cui il CPJ invita: il Comitato Olimpico Internazionale a garantire che i paesi ospitanti che non riescono a raggiungere gli standard internazionali per la libertà di stampa e libertà di espressione subiscano ripercussioni; il governo russo ad abrogare le leggi che limitano la libertà di stampa; gli sponsor dei Giochi ad insistere che il COI parli delle violazioni della libertà dei media; e infine sprona i giornalisti che seguiranno i Giochi a segnalare le violazioni sulla libertà di stampa.

Oltre al rapporto appena pubblicato, il Comitato per la protezione dei giornalisti ha anche diffuso una traduzione in russo della Guida del CPJ per la Sicurezza del Giornalista, così come un post sulla sorveglianza digitale dei giornalisti che seguono le Olimpiadi di Sochi.

 

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