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Onu: concluso il primo round tra governo e opposizione siriana

Joint Special Representative of the UN and the League of Arab States for Syria Lakhdar Brahimi. UN Photo/Jean-Marc Ferré

Joint Special Representative of the UN and the League of Arab States for Syria Lakhdar Brahimi. UN Photo/Jean-Marc Ferré

Si chiudono la prima serie di colloqui sul conflitto in Siria moderati dall'inviato della Nazioni Unite Lakhdar Brahimi e che ha portato le parti ad accettare alcuni punti, sebbene per la fine della guerra civile ci vorrà ancora del tempo 

 

A questa prima sessione della Conferenza di Ginevra II sulla Siria, il governo siriano e l'opposizione siriana si sono incontrati per la prima volta per discutere la fine della guerra e trovare una soluzione politica per salvare il loro paese. A Montreux, in Svizzera, più di 40 paesi, insieme con le Nazioni Unite e le altre organizzazioni regionali, si sono riuniti per insistere sul fatto che l’indicibile sofferenza della popolazione siriana debba cessare al più presto. L’ONU ha esortato le due parti a giungere a una soluzione politica per soddisfare le aspirazioni del popolo siriano e attuare pienamente il comunicato di Ginevra I del 30 giugno 2012.

Negli ultimi otto giorni a Ginevra, le parti si sono impegnate a vicenda nei colloqui attraverso il Rappresentante Speciale dell’ONU e della Lega degli Stati Arabi, Lakhdar Brahimi. Quest’ultimo ha annunciato oggi nella sua dichiarazione alla stampa: “E 'stato un inizio difficile. Ma le parti si sono abituate a stare sedute nella stessa stanza. Hanno presentato posizioni, e si sono ascoltate a vicenda. Ci sono stati momenti in cui entrambe hanno riconosciuto le preoccupazioni e punti di vista dell’altro. Tuttavia i progressi sono molto lenti, ma le parti si sono impegnati in modo accettabile. Questo è un inizio modesto su cui possiamo costruire”.

Brahimi ha poi sottolineato che c’è da apprezzare che sia il governo sia l’opposizione siano venute qui in Svizzera per discutere insieme su una soluzione politica e affrontare la situazione umanitaria disperata in Siria. Il caso della città tagliata fuori dagli aiuti umanitari, Homs è stato ampiamente discusso, anche se purtroppo non c'è stato alcun passo avanti ancora. Si è anche discusso a riguardo dell'accesso ad altri luoghi, così come l'idea di una pausa a livello nazionale nei combattimenti per consentire l'accesso a tutte le aree. Qualche buona notizia è arrivata ieri con la consegna di aiuti umanitari al campo profughi di Yarmouk a Damasco. Ma è necessario molto di più. Brahimi ha evidenziato alla stampa che le discussioni umanitari continueranno anche grazie all’impegno di importanti paesi, e ci sarà un'ulteriore spinta sulle questioni umanitarie per mezzo di una conferenza organizzata dal Coordinatore dei Soccorsi d'emergenza, Valerie Amos a Roma, all'inizio della prossima settimana.

In termini di soluzione politica, Brahimi ha confermato di aver notato fin dal primo giorno che le parti si sono impegnati a discutere la piena attuazione del comunicato di Ginevra I del 30 giugno 2012. Entrambe hanno offerto la loro visione complessiva sul futuro della Siria, e su come questa visione possa essere raggiunta attraverso la piena attuazione del comunicato di Ginevra. Questa settimana invece avevano iniziato a discutere sulle aree specifiche della cessazione della violenza in tutte le sue forme, compresa la lotta contro il terrorismo, e sull’esercizio dei pieni poteri esecutivi da parte di un organo di governo di transizione. Brahimi in merito ha poi aggiunto: “Sebbene il divario tra le parti rimanga ampio, durante le nostre discussioni, ho notato un po’ di punti in comune – forse di più di ciò che le due parti realizzino o riconoscano. Ho fatto una nota mentale di questi punti. Ho condiviso questi punti con le due parti proprio oggi e con voi… [stampa]”.

Ma quali sono questi punti che afferma Brahimi, bè in primis c’è da dire che entrambe le parti si sono impegnate a discutere la piena attuazione del comunicato di Ginevra per raggiungere una soluzione politica in Siria; entrambe sanno che, per attuare il comunicato di Ginevra I, devono raggiungere un accordo sulla fine permanente e globale del conflitto e sulla creazione di un organo di governo di transizione con pieni poteri esecutivi, così come sui passi successivi (dialogo nazionale, revisione costituzionale, elezioni, ecc.). Inoltre entrambe le parti comprendono che il conflitto nel loro paese ha imposto immense e inaccettabili sofferenze al popolo siriano e pertanto riconoscono l'urgenza nel terminare tali violenze. Per quanto riguarda il futuro della Siria, sia il governo che l’opposizione si impegnano a garantire che la sovranità, l'indipendenza, l'integrità territoriale e l'unità della Siria siano pienamente rispettati e che il futuro della Siria può essere determinato solo dal popolo siriano, uomini e donne, con mezzi pacifici, democratici e trasparenti, senza alcun intervento esterno o interferenze, dirette o indirette.

Infine punto centrale è stato che ognuna delle parti ha affermato senza mezzi termini che esse rifiutano l'estremismo violento e il terrorismo.

Brahimi ha concluso l’elencazione della sua “lista di punti in comune” dicendo: “Come ho detto, questa è la mia valutazione e questi sono i punti dove le parti dicono fondamentalmente la stessa cosa, o quasi. Spero che possiamo iniziare a costruire un terreno più comune quando ci rivedremo”.

È stata fissata per ora una breve pausa nei negoziati, per consentire alle parti di preparare le loro posizioni più in dettagliato sulle questioni già sollevate, e su tutti gli altri aspetti del comunicato di Ginevra I del 30 giugno 2012.

Il Rappresentante Speciale ha suggerito di riprendere i colloqui – sulla base di un ordine del giorno concordato – il 10 febbraio 2014. La delegazione dell'opposizione siriana ha accettato tale data. Quella del governo ha detto di aver bisogno di consultarsi con Damasco prima.

Brahimi infine ha rivolto un appello a tutti i siriani intrappolati in questa guerra: “il nostro lavoro qui vi sembrerà troppo lento. Lo comprendo. Ma stiamo cercando di superare i problemi molto complicati che hanno portato a questa guerra, e questo richiede purtroppo del tempo”.

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