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Giornalisti a Rischio: la nuova lista del CPJ dei Paesi che limitano l’informazione

Una protesta di giornalisti a Instanbul

Una protesta di giornalisti a Instanbul

Il Committe to Protect Jurnalists rilascia la sua "Risk List", una lista che segnala i Paesi nei quali la libertà di stampa viene limitata da leggi restrittive emanate dai rispettivi governi 

 

 

Come tutti gli anni il Committee to Protect Journalists (CPJ) (il Comitato per la protezione dei giornalisti) ha rilasciato il 6 febbraio l’annuale Risk List, una lista che segnala i Paesi nei quali la libertà di stampa viene limitata da leggi restrittive emanate dai rispettivi governi. 

Quest’anno, l’affare si complica per il CPJ. Nel 2013 programmi segreti di sorveglianza di massa, come quello degli Stati Uniti, svelato dal contrattista della National Security Agency Edward Snowden, nuove leggi per il controllo dell’informazione su Internet e episodi di minacce di licenziamento e, nei casi peggiori, la prigione per giornalisti in Paesi come il Bangladesh e la Siria, hanno portato la lista del 2013 a una crescita notevole. 

In particolare l’uso di Internet è la causa più recente per l’incremento della lista. Ciò che ha significato un notevole aggiornamento di questa, è l’aumento dell’uso di Internet come mezzo per comunicare alle masse notizie, spesso contro i governi interessati.

“La violenza e la repressione continuano ad essere una minaccia per i giornalisti di tutto il mondo, ma anche la censura su Internet e la sorveglianza di massa da parte dello Stato sono fattori che stanno danneggiando il flusso di informazione globale,” ha dichiarato il Direttore Esecutivo del CPJ, Joel Simon in un comunicato stampa del 6 febbraio. 

“L’informazione tramite web è diventata un canale di distribuzione centrale per i giornalisti di tutto il mondo per pubblicare e distribuire informazioni. La censura da parte di governi come la Cina e l’Iraq è diventata più sofisticata dal punto di vista tecnologico e ciò ha portato a una crescita della repressione dell’informazione online. Anche gli Stati Uniti dimostrano una grande responsabilità in questo caso. Anche se il governo Obama ha promesso la libertà dell’informazione web, il programma di spionaggio dell’NSA ha causato una perdita di fiducia nei confronti del cyperspazio come mezzo indipendente di espressione” ha commentato Simon. 

La lista viene formata è il risultato di un attento studio da parte degli esperti del Committee i quali, oltre a prendere in considerazione il notevole problema del cyperspazio, hanno avuto a che fare con vari problemi di importanza globale come: l’incremento della censura in Egitto; nuove leggi restrittive della libertà d’informazione in Ecuador, Liberia, Russia, Vietnam e Zambia; licenziamenti monitorati dal governo, e a volte forzati, di giornalisti in Turchia; violenze contro giornalisti in Bangladesh e Russia; aumento dei rapimenti di giornalisti in Siria; diminuzione del giornalismo online in Russia, Vietnam e Bangladesh. 

Il CPJ specifica che i Paesi che fanno parte della lista non sono i “peggiori Paesi contro la libertà di stampa, ma sono quelli nei quali è stato notato un importante deterioramento dei media durante l’anno 2013”.

I criteri di giudizio si sono basati su incidenti occorsi a giornalisti durante l’anno passato, come ad esempio: arresti, esili, incrementi della censura in una nazione, e norme contro la libertà di stampa rimaste impunite.

La Risk List 2013 è stata rilasciata il 6 febbraio come parte della pubblicazione del CPJ, “Attacks on the Press” (“Attacchi alla Stampa,”) e verrà presentata in live-streaming il 12 di febbraio a una conferenza stampa presso la sede centrale delle Nazioni Unite a New York. Traduzioni in arabo, russo, spagnolo, portoghese e turco per la Risk List sono disponibili su richiesta. Per i social network il CPJ suggerisce l’uso di #RiskList e #AttacksOnPress.

 

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