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Corea del Nord: Il nuovo rapporto ONU denuncia “diffuse e sistematiche violazioni dei diritti umani”

Da sinistra a destra: il Relatore Speciale Marzuki Darusman, il Presidente della Commissione Michael Kirby e la Presidente del Comitato di Helsinki Sonja Biserko. UN Photo/Jean-Marc Ferré

Da sinistra a destra: il Relatore Speciale Marzuki Darusman, il Presidente della Commissione Michael Kirby e la Presidente del Comitato di Helsinki Sonja Biserko. UN Photo/Jean-Marc Ferré

Una spaventosa serie di violazioni dei diritti umani, guidati da “politiche istituite al più alto livello dello Stato”, sono stati e continuano a essere commessi nella Repubblica Popolare Democratica della Corea (RPDC), secondo un rapporto dell’ONU pubblicato oggi, che richiede anche un'azione urgente per affrontare la situazione dei diritti nel paese, compreso il rinvio alla Corte Penale Internazionale (CPI)

Nelle 400 pagine del rapporto connesse anche ad altri documenti di supporto e a testimonianza di prima mano da parte delle vittime e dei testimoni, la Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani nella Repubblica Popolare Democratica della Corea ha documentato in dettaglio le “indicibili atrocità” commesse nel paese, riporta un comunicato stampa della sede ONU a Ginevra.

“La gravità, la portata e la natura di queste violazioni rivelano uno Stato che non ha alcun simile nel mondo contemporaneo”, asserisce nel rapporto la Commissione – istituita dal Consiglio dei diritti umani nel marzo del 2013.

Si rileva che, dal 1950, la violenza "dello Stato è stata esternalizzata attraverso rapimenti sponsorizzati dallo Stato e sparizioni forzate di persone provenienti da altre nazioni. Queste sparizioni forzate internazionali sono uniche nella loro intensità, portata e natura”.

Con un mandato di un anno, la Commissione è stata incaricata di indagare su diverse presunte violazioni, comprese quelle relative al diritto al cibo e quelle associate ai campi di prigionia, tortura e trattamento inumano, detenzione arbitraria, discriminazione, libertà di espressione, di movimento e di religione, diritto alla vita e infine sparizioni forzate, tra cui rapimenti dei cittadini di altri paesi.

Oltre al suo Presidente, Michael Kirby, un giudice in pensione dall'Australia, il panel della Commissione comprende Sonja Biserko, Fondatrice e Presidente del Comitato di Helsinki per i diritti umani in Serbia, e Marzuki Darusman, ex Procuratore Generale di Indonesia e attuale Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Corea del Nord.

Descrivendo reati come “sterminio, omicidio, riduzione in schiavitù, tortura, detenzione forzata, stupri, aborti forzati e altre forme di violenza sessuale, persecuzioni per motivi politici, religiosi, razziali e di genere, trasferimento forzato di popolazioni, sparizioni forzate e l'atto disumano di provocare deliberatamente fame prolungata”, il rapporto aggiunge: “crimini contro l'umanità nella Corea del Nord sono in corso a causa di politiche, istituzioni e modelli di impunità che restano ancora in vigore”.

La Commissione ha costatato che la Corea del Nord “mostra molti attributi di uno Stato totalitario” e ha messo sotto i riflettori, il fatto che ci sia “un rifiuto quasi totale del diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, nonché il diritto alla libertà di opinione, espressione, informazione e associazione” e che la propaganda è utilizzata dallo Stato per forgiare obbedienza assoluta alla Guida Suprema e incitare all'odio nazionalistico nei confronti di alcuni altri Stati e dei loro cittadini.

La sorveglianza statale penetra nella vita privata e praticamente nessuna espressione critica verso il sistema politico passa inosservata o impunita, dice la Commissione, specificando che la chiave del sistema politico del paese è il “vasto apparato politico e di sicurezza che ricorre strategicamente a: sorveglianza, coercizione, paura e punizione per impedire l'espressione di ogni dissenso”.

Le spese militari – soprattutto hardware e sviluppo di sistemi d'armamenti oltre al programma nucleare – sono sempre state la priorità, anche durante i periodi di scarsità di cibo, dice il rapporto. Lo Stato mantiene persino un sistema inefficiente di produzione economica e un’assegnazione discriminatoria delle risorse che produce inevitabilmente tra i suoi cittadini due fenomeni evitabilissimi: mancanza di cibo e fame.

Le violazioni del diritto al cibo e alla libertà di circolazione hanno portato donne e ragazze ad essere vulnerabili a tratte e lavori sessuali al di fuori della Corea del Nord. Molte donne si assumono il rischio di fuggire, soprattutto in Cina, nonostante l'alta probabilità di essere arrestate e rimpatriate forzatamente, e poi sottoposte a persecuzioni, torture, detenzioni arbitrarie prolungate e, in alcuni casi persino violenza sessuale.

“Donne rimpatriate che sono incinta vengono regolarmente sottoposte ad aborti forzati, mentre i bambini nati da donne rimpatriate vengono spesso uccisi”, afferma il rapporto.

Mentre il governo della Corea del Nord non ha risposto alle richieste di accesso nel paese e informazioni, la Commissione ha ottenuto una testimonianza di prima mano attraverso audizioni pubbliche con circa 80 testimoni a Seoul, Tokyo, Londra e Washington DC, e più di 240 interviste confidenziali con vittime e altri testimoni, inclusi alcuni a Bangkok. Ottanta osservazioni formali sono state ricevute da diverse entità.  

Il rapporto include inoltre una lettera inviata dai Commissari al Leader supremo, Kim Jong-un, contenente un riepilogo delle violazioni sistematiche, diffuse e gravi dei diritti umani che “comportino crimini contro l'umanità”.

La lettera afferma che il Panel di tre membri raccomanderebbe il rinvio dell’attuale situazione in Corea del Nord alla Corte Penale Internazionale, “per rendere responsabili tutti coloro, anche eventualmente lui stesso [Kim Jong-un], che possono essere ritenuti responsabile per i crimini contro l'umanità descritti nella presente lettera e nel rapporto della Commissione”.

Tra le raccomandazioni di ampia portata per la Corea del Nord, Cina e altri Stati, e per la comunità internazionale, la Commissione invita il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare sanzioni mirate nei confronti di coloro che sembrano essere i più responsabili di tali crimini contro l'umanità, sottolineando che le sanzioni dovrebbero non essere mirate contro la popolazione o l'economia nel suo complesso.

Molto forte è stata anche la reazione di Kenneth Roth, Direttore Esecutivo di Human Rights Watch (HRW), che ha dichiarato: “Questo rapporto scioccante dovrebbe aprire gli occhi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per le atrocità che affliggono il popolo della Corea del Nord e che minacciano la stabilità nella regione”, aggiungendo che “focalizzando la sua attenzione solo sulla minaccia nucleare in Corea del Nord, il Consiglio di Sicurezza si sta facendo sfuggire sotto i propri occhi i vari crimini dei leader nordcoreani che hanno supervisionato un sistema brutale di gulag, esecuzioni pubbliche, sparizioni, e fame di massa”.

In concomitanza con la presentazione della relazione della Commissione, Human Rights Watch ha rilasciato oggi un video, intitolato “North Korea: Tales from Camp Survivors”, con le interviste di sopravvissuti nordcoreani ad anni di abusi durante la detenzione nei campi di prigionia politica (kwanliso), compresi l’utilizzo sistematico di percosse, privazione di cibo e fame indotta, oltre a esecuzioni pubbliche, per controllare quelli detenuti lì nei campi. Il film include interviste con ex guardie del campo che raccontano in dettaglio l’amministrazione del campo e le varie atrocità commesse all’interno. Per quanto riguarda questi tipi di campi, la Commissione ha affermato: “Le indicibili atrocità che vengono commesse contro i detenuti dei campi di prigionia kwanliso assomigliano agli orrori dei campi che gli stati totalitari hanno inflitto nel corso del 20° secolo”.

Oltre al rinvio della Corea del Nord alla Corte Penale Internazionale (CPI) come abbiamo detto in precedenza, il rapporto rivela che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha il potere di istituire un tribunale speciale per la Corea del Nord. Questo sarebbe un passo appropriato, poiché molti dei crimini documentati dalla Commissione si sono verificati prima del 2002, quando lo statuto della CPI è entrato in vigore, ha riferito Human Rights Watch. Tribunali creati attraverso risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sono stati già istituiti in passato, come quelli per i crimini commessi in Ruanda e nell'ex Jugoslavia.

Per di più, il rapporto sottolinea che l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite potrebbe approvare una risoluzione volta a stabilire un tribunale ad hoc gestito da un gruppo di paesi interessati. Tale tribunale, istituito dagli Stati membri delle Nazioni Unite senza l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza, mancherebbe del potere coercitivo ai sensi della Carta delle Nazioni Unite, ma potrebbe svolgere molte delle stesse funzioni di un tribunale autorizzato dal Consiglio di Sicurezza.

Infine, Human Rights Watch ha esortato i membri del Consiglio di Sicurezza ad invitare immediatamente la Commissione d'inchiesta ad informarli sui loro risultati, e ha invitato gli altri paesi a sostenere gli sforzi per punire i crimini commessi in Corea del Nord.

“L'ONU è stato istituito all'indomani della Seconda guerra mondiale proprio per affrontare questo tipo di abusi”, ha detto Roth il Direttore di HRW. “Le atrocità descritte nella presente relazione sono una grande sfida per gli ideali fondanti delle Nazioni Unite e dovrebbero spingere l'organizzazione ad azione coraggiosa. La sofferenza e le perdite subite dalle vittime esigono un'azione rapida e definitiva volta a portare i responsabili davanti alla giustizia”, ha concluso il Direttore.

La Commissione presenterà formalmente le proprie conclusioni al Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra il prossimo 17 marzo 2014.

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