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Caso Marò, parla il ministro della Difesa Mauro: “Il nuovo governo resti determinato”

Il ministro della Difesa Mario Mauro con i marò sotto processo in India Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

Il ministro della Difesa Mario Mauro con i marò sotto processo in India Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

Intervista con il ministro della Difesa italiano appena tornato dall'India: "Anche durante le consultazioni per la formazione del Governo ho trasmesso al Presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi non solo la nostra preoccupazione ma lo sdegno e la condivisione per la decisione assunta dal governo italiano di richiamare in patria per consultazioni l' ambasciatore italiano in India... L’internazionalizzazione di questo caso, il braccio di ferro, fosse anche con le Nazioni Unite va vinto, non si può pensare che questa sia una questione solo tra Italia e India".

 

Il ministro della Difesa Mario Mauro è da qualche giorno tornato dall'India. Lo abbiamo intervistato a Roma.

Come stanno i nostri marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone? Siamo stati in grado di garantirgli un percorso che li riporti a casa al più presto? Si tratta di una vicenda sconcertante, anche per taluni comportamenti italiani, e non penso solo a quelli dei governi che si sono succeduti in questi due anni. Peraltro l'Unione Europea, a parte le tardive dichiarazioni di questi giorni, è risultata incapace di pesare sulla vicenda, nonostante la missione dei marò avvenisse in base a decisione comune.

"Durante la mia visita in India, ho trovato i nostri Massimiliano e Salvatore, forti e liberi, perché sono dotati di una tempra eccezionale. Sono persone che hanno uno spirito che li fa sentire profondamente appartenenti all' Italia e che li fa essere riconoscenti verso l'intera nazione. Anche durante le consultazioni per la formazione del Governo ho voluto trasmettere al Presidente del Consiglio incaricato, Matteo Renzi, non solo la nostra preoccupazione ma lo sdegno e la condivisione per la decisione assunta dal governo italiano di richiamare in patria per consultazioni l' ambasciatore italiano in India. A chi è incaricato di formare il governo abbiamo voluto dare un segno di unità del Paese. Lo sdegno nostro è lo sdegno dell' Italia intera. Il governo ed il parlamento devono essere determinati. L’Italia ha chiamato a raccolta l' Unione europea e la NATO, l'alto rappresentante della UE per gli Affari esteri e la politica di Sicurezza, Catherine Ashton, ed il Segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, hanno manifestato preoccupazione per l'eventuale ricorso da parte indiana alla legge antiterrorismo. Questo perché nel mondo sia chiaro che si sta consumando un'ingiustizia. L’internazionalizzazione di questo caso, il braccio di ferro, fosse anche con le Nazioni Unite va vinto per questo: non si può pensare che questa sia una questione solo tra Italia e India, per la semplice ragione che si tratta di due militari impegnati in una missione che risponde a un' esigenza della collettività globale: quella di porre un argine alla pirateria''.

Ci parliamo in un momento di maretta istituzionale. Il presidente della Repubblica, tirato per la giacchetta, fa capire di aver sempre pronta la valigia. Nel partito di maggioranza relativa sono noti i distinguo su come si è concluso il governo di Enrico Letta. Il capo del secondo partito italiano è chiamato in tribunale per acquisto di voti a suon di milioni, i presidenti di Senato e Camera risultano sgraditi a significativi gruppi parlamentari. All'orizzonte un voto, per le Europee, che promette altri mal di capo. Mario Mauro, al Parlamento europeo e nel governo italiano, si è fatto fama di uomo che sa tenere i nervi a posto e mantenere sempre un linguaggio corretto. Come commenterebbe la situazione istituzionale del nostro paese?

"Sicuramente ci troviamo in un momento politico-istituzionale piuttosto complesso che il Presidente Giorgio Napolitano sta gestendo con grande senso di responsabilità ed imparzialità con l’unico obiettivo di garantire all’Italia quella continuità e stabilità necessaria a superare la crisi economico finanziaria che si protrae ormai dal 2008 e che sembra volgere al termine. Sicuramente ci troviamo in una legislatura nata sulla scorta delle difficoltà del risultato elettorale. Su quella base sono nate maggioranze che sono state definite in molti modi, ma in buona sostanza fatte da partiti che non si sarebbero mai alleati sotto il cappello di una maggioranza politica, lo hanno fatto per dare una mano al Paese. Adesso, i Popolari per l’Italia sono pronti ad offrire il loro sostegno ad un Governo che continui nell’opera iniziata dall’esecutivo Letta, ma vuole conoscere il programma del nuovo governo e soprattutto, in nome della continuità siamo pronti a collaborare, a condizione che il governo abbia una prospettiva di legislatura concentrata sui temi della famiglia, del lavoro e dell'impresa, e sul fatto che la legge elettorale in discussione alla Camera sia logicamente e temporalmente connessa con le riforme costituzionali riguardanti il superamento del bicameralismo". 

Il nuovo partito creato insieme ad altri amici di ambito cattolico e centrista, nasce in un momento nel quale Renzi e Berlusconi manifestano l'intenzione di voler occupare l'intero spazio politico. Come pensate di spezzare questa pretesa egemonica su centro sinistra e centro destra?

"Si continua a discutere di un centrodestra da rifare, quando ci si rende conto che quel centrodestra è fallito. Personalmente sono molto critico con il modello di leadership del centrodestra, il leader a oltranza di Forza Italia ha avuto la capacità di mettere insieme gli interessi di un partito nazionalista e gli interessi di un partito contro la nazione. Ma c’è un limite, non hanno ricette per aiutare l’Italia a uscire dal guado. Ecco perché con il mio partito vogliamo offrire una nuova prospettiva,  una nuova opportunità a disposizione degli italiani delusi da una politica sempre più lontana dai cittadini e dalle famiglie che ha portato negli anni, quasi il 50% degli italiani a non votare. L’obiettivo che ci prefiggiamo è la ricostruzione dell’area moderata, dei popolari senza abbandonarsi ai, purtroppo facili, populismi. La politica deve farsi carico dei fallimenti nati dal fatto che si è rassegnata".

Il rapporto con il Nord America, non solo attraverso la NATO, è un punto fondamentale della nostra politica estera. A rafforzarlo possono contribuire le nostre comunità presenti in quella parte di mondo. Diamo poca attenzione ai nostri migranti, che invece sono così appassionati alle vicende della madre patria e darebbero volentieri una mano a risolverle. C'è qualche novità in questa direzione?

"Anche io ha fatto parte di quelle comunità di Italiani che per lavoro, o come nel mio caso, per compiti istituzionali si trovano a lavorare in Europa o in altri Paesi del Mondo. Parlo di quella eccezionale risorsa di lavoratori, imprenditori, pensionati, giovani che sono italiani ma vivono all'estero. Una  realtà unica al mondo, che abbiamo riscoperto solo di recente, con le sue potenzialità professionali, culturali ed esperenziali. Ma è tempo di attribuire alla nostra vasta comunità all'estero gli strumenti per concorrere veramente all'azione di governo, alla coesione sociale e al rilancio economico e competitivo dell'Italia nel Mondo. Io personalmente con il Gruppo Per l'Italia, ora Popolari per l’Italia, ci siamo fatti promotori, nell’ambito del decreto Milleproroghe di un emendamento grazie al quale gli italiani che lavorano all'estero, il cui reddito è soggetto all'Irpef, potranno effettuare, anche per il 2014 – a determinate condizioni – le detrazioni per carichi familiari. Parliamo di circa 6mila lavoratori connazionali impiegati all'estero come 'contrattisti'  che di certo non percepiscono stipendi d'oro. Il nostro impegno futuro continuerà, appunto, su questo percorso già tracciato, che vede un sempre maggiore coinvolgimento degli Italiani all’estero nellavita politica ed economica italiana, affinché questi nostri concittadini possano sentire l’Italia sempre più vicina alle loro esigenze e necessità".  

 

*Janitor, nostro collaboratore senior, è un accademico che ha in più occasioni servito gli interessi italiani in missioni e incarichi a carattere politico ed economico.

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