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Altissima la tensione tra Russia e Ucraina per la Crimea, Obama avverte Mosca sui rischi destabilizzanti di un intervento

di La VOCE NY

La crisi ucraina peggiora: il Parlamento russo approva la richiesta di invio truppe del presidente. Soldati e tank russi in Crimea. Il Cremlino: via l’ambasciatore dagli Usa. Obama: ci saranno conseguenze se la situazione si aggrava. Riunito d'urgenza il Consiglio di sicurezza dell'Onu

In Crimea la tensione si alza pericolosamente. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha ottenuto dal Senato il via libera per inviare truppe in Ucraina al fine di "normalizzare la situazione". All'ok sull'invio di forze armate è seguita la richiesta da parte del Consiglio della Federazione (la camera alta russa) di richiamare l'ambasciatore russo negli Stati Uniti, dopo che ieri il presidente americano, Barack Obama, aveva ipotizzato conseguenze gravi se la situazione fosse degenerata. Nel frattempo, la cancelliera Angela Merkel segue "con preoccupazione" le decisioni del senato della Russia e rivolge un nuovo appello a Mosca affinché non si metta in discussione la sovranità dell'Ucraina. 

Kiev grida all’invasione russa e alla provocazione, affermando che Mosca ha già inviato 2.000 parà in Crimea, mentre il presidente ad interim, Oleksandr Turcinov, accusa la Russia di Vladimir Putin di voler provocare un conflitto per poi "annettersi il territorio". 

Per Obama  sarebbe molto costoso per la Russia qualsiasi tipo di intervento militare in Ucraina. Fonti della Casa Bianca hanno fatto sapere intanto che il presidente starebbe pensando di non essere presente al prossimo vertice del G8 in programma a giugno a Sochi, come prima conseguenza della crisi. Anche gli alleati europei starebbero pensando al boicottaggio del summit. 

Intanto da ieri mattina uomini armati presidiano due importanti aeroporti in Ucraina: quello della capitale Simferopoli e quello di Belbek, a 20 chilometri da Sebastopoli, dove è di stanza la flotta russa del Mar Nero. Non è chiaro chi siano gli "invasori",  sulle cui mimetiche non c’è alcun segno distintivo – siano paramilitari filorussi o delle truppe regolari di Mosca.  Il nuovo potere di Kiev in Crimea ha parlato apertamente di presunta "invasione» di 2.000 militari russi aviotrasportati a Simferopoli. Già in mattinata il ministro dell’Interno ucraino, Arsen Avakov, aveva del resto accusato Mosca di invasione armata. "Mi rivolgo personalmente al presidente Putin – ha poi detto in serata Turcinov alla tv – per chiedergli di fermare immediatamente la sua aggressione non dissimulata e di ritirare i suoi militari in Crimea. Secondo lui si vuole provocare il conflitto per poi annettersi il territorio". 

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Ieri pomeriggio si è riunito anche il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. L'ambasciatore ucraino alle Nazioni Unite, Yuriy Sergeyev, ha chiesto ai membri del Consiglio di considerare la situazione in corso a Kiev "nella sua reale gravità", e di aiutare il suo Paese a "mantenere la pace e l'integrità territoriale. "Ci sono diversi segnali della presenza illegale della Russia sul territorio ucraino", ha affermato Sergeyev al Palazzo di Vetro, precisando che "Mosca ha fatto seri errori".  "Siamo forti abbastanza per difenderci", ha continuato, dopo aver accusato la Russia di aver inviato illegalmente mezzi militari non autorizzati attraverso il confine ucraino.

Al termine della riunione, l'ambasciatrice Usa all'Onu, Samantha Power, ha detto che gli gli Stati Uniti sono molto preoccupati per le informazioni sul dispiegamento militare russo in Crimea, e ha lanciato un appello a Mosca affinché "ritiri le sue truppe" e permetta agli ucraini di "decidere il proprio futuro senza ingerenze". La delegata di Washington ha ribadito l'importanza che il Consiglio di Sicurezza sia unito durante un momento critico per il futuro dell'ex repubblica sovietica e del suo popolo, chiedendo anche alla Russia di contribuire al rispetto dell'indipendenza e dell'integrità territoriale del Paese. Gli Stati Uniti hanno poi domandato l'invio d'urgenza di una  "missione di mediazione internazionale" indipendente e credibile in Ucraina, con lo scopo di disinnescare la crisi e facilitare un dialogo politico pacifico e produttivo.

Alla richiesta americana, l'ambasciatore russo all'Onu, Vitaly Churkin, ha risposto che una mediazione non può essere imposta, ma è qualcosa che va discusso e analizzato. "Se però viene accettata – ha aggiunto – non saremo noi a fare obiezioni". La Voce di New York ha chiesto all'ambasciatore russo se il suo governo considerasse Yanukovic decaduto o ancora il leggittimo presidente dell'Ucraina. L'ambasciaotre russo ha detto che Mosca non riconosce le modalità con cui il presidente ucraino è stato considerato decaduto. Poi Churkin ha anche accusato l'Unione Europea e gli Stati Uniti di interferenze continue in Ucraina. "L'Europa ha cominciato a considerare l'Ucraina come se fosse parte dell'Ue…" ha detto con stizza l'ambasciatore.

Proprio mentre l’Ue definisce "legittimo" il nuovo governo transitorio di Kiev e si dice "pronta a firmare" un accordo di associazione con l’Ucraina, ecco che il deposto presidente Viktor Ianukovich riappare per la prima volta in Russia, a Rostov sul Don, in una conferenza stampa in cui bolla il nuovo potere rivoluzionario come "neofascista" e accusa la "politica irresponsabile" dell’Occidente per la crisi e i morti di una "sceneggiatura non scritta in Ucraina".

In Crimea c’è anche chi lo appoggia: per il presidente del Parlamento della penisola, Volodimir Konstantinov, Ianukovich è il capo di Stato ancora "in carica:, e anche per il leader del partito “Unita” russa Serghiei Aksionov, eletto premier ieri, si tratta del "legittimo" presidente. A Washington la pensano in modo opposto: secondo la portavoce del dipartimento di Stato Usa, Jen Psaki, Ianukovich ha ormai perso "ogni legittimità". 

Intanto, le nuove autorità di Kiev hanno chiesto ufficialmente alla Russia l’estradizione dell’ex presidente, ricercato per "omicidio di massa" le decine di morti di Kiev della settimana scorsa. Ma Mosca  ha intenzione di "garantire la sicurezza" di Ianukovich.

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