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RCA: ulteriore dispiegamento di truppe ONU anti genocidio

Gruppo di rifugiati della Repubblica Centrafricana appena arrivati a N'Djamena, Ciad, dopo essere stati evacuati da Bangui. Foto: UNHCR/M. Farman-Farmaian

Gruppo di rifugiati della Repubblica Centrafricana appena arrivati a N'Djamena, Ciad, dopo essere stati evacuati da Bangui. Foto: UNHCR/M. Farman-Farmaian

Non usa mezze misure Ban Ki-moon, che delinea subito al Consiglio di Sicurezza una nuova proposta per un ulteriore incremento di caschi blu per salvaguardare i civili nella Repubblica Centrafricana

Alti funzionari delle Nazioni Unite hanno oggi sottolineato la necessità di un'azione urgente per contrastare le innumerevoli sfide che la Repubblica Centrafricana (RCA) sta affrontando, dato che  il Consiglio di Sicurezza (CdS) ha preso in considerazione le proposte del Segretario Generale Ban Ki-moon per il dispiegamento di una missione di peacekeeping che avrà, in primo luogo, il compito di proteggere i civili nel Paese martoriato.

“La situazione nella RCA resta estremamente grave e un’azione urgente da parte di tutti – anche da parte del Consiglio – è necessaria al fine di evitare ulteriori spargimenti di sangue”, ha riferito ai 15 membri del CdS, il Sottosegretario Generale per gli Affari Umanitari, Valerie Amos. Quest'ultima, che ha recentemente visitato il Paese, ha riferito che la crisi che ha colpito la Repubblica Centrafricana per più di un anno ha lasciato il Paese incapace di fornire servizi di base o di fermare la spirale di violenza. Inoltre, non c'è esercito nazionale e polizia e gendarmeria sono mal equipaggiate per affrontare le sfide attuali.

Il conflitto nella RCA è scoppiato quando i ribelli Séléka hanno lanciato degli attacchi nel dicembre 2012 e ha assunto toni sempre più settari non appena le milizie cristiane principalmente conosciute come anti-Balaka (anti-machete) hanno imbracciato le armi a loro volta.

Valerie Amos ha anche detto che la RCA sta vivendo “un’inaccettabile brutalità settaria, assieme a insicurezza persistente e paura”, con tragiche conseguenze umanitarie. Più di 650.000 persone sono ancora sfollate, con più di 232.000 nella sola capitale di Bangui. Ciò include 70.000 persone che vivono ancora in un sito per persone sfollate internamente (IDPs) presso l'aeroporto in condizioni “spaventose” e che sono destinate a peggiorare drasticamente con l'inizio della stagione delle piogge.

“A meno che la traiettoria attuale non viene invertita al più presto, i cambiamenti demografici e sociali che si stanno sviluppando nella RCA avranno conseguenze gravi e durature per il paese, la regione e il continente”, ha aggiunto il Sottosegretario Generale per gli Affari Umanitari.

Oltre agli sfollati all'interno del paese, più di 290.000 persone sono fuggite nei vicini Camerun, Ciad, Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica del Congo, secondo l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, António Guterres, che è stato anche lui di recente nella RCA.

“Raramente una visita sul campo, durante i miei otto anni di mandato con l’incarico di Alto Commissario mi ha causato tanta angoscia come il mio recente viaggio in Repubblica Centrafricana”, ha detto Guterres al Consiglio di Sicurezza. “Sono rimasto profondamente scioccato dalle barbarie, dalle brutalità e dalla disumanità che hanno caratterizzato la violenza perpetuata nel paese”. Guterres ha poi sottolineato che la protezione dei civili è l’obiettivo più importante oltre a quello di ristabilire la sicurezza e l'ordine pubblico. “Il rafforzamento immediato delle forze internazionali – in  particolare l’utilizzo di contingenti di polizia per garantire la sicurezza nei quartieri – è l’imperativo più grande”.

Nel suo briefing, il Sottosegretario Generale per le Operazioni di Mantenimento della Pace, Hervé Ladsous ha osservato che l'attuale dispiegamento delle forze di sicurezza internazionali – ovvero, la Missione Internazionale di Sostegno alla RCA (MISCA) e la missione francese, nota con il nome di Sangaris – oltre a non essere sufficiente, manca anche della componente civile per proteggere adeguatamente i civili a fronte di un attacco imminente.

“Affrontare la crisi nella Repubblica Centrafricana richiede un approccio unificato e integrato, attraverso il dispiegamento di un’operazione di peacekeeping multidimensionale, avente la protezione dei civili come sua massima priorità”, ha ribadito Ladsous.

In un rapporto inviato al Consiglio all'inizio di questa settimana, il Segretario Generale Ban ki-moon delinea la sua proposta per l'istituzione di circa 12.000 unità per un’operazione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite nella RCA che mira a rimodellare quante più truppe MISCA possibili.

Ladsous ha osservato che gli obiettivi della missione, nella prima fase della sua implementazione, si concentreranno sulla creazione di un ambiente sicuro (una conditio sine qua non per il progresso in altri settori), sul sostegno al governo di transizione al fine di permettergli di esercitare le funzioni statali fondamentali, sostenendo gli sforzi di pace e di riconciliazione attraverso l’estensione dell'autorità dello Stato, la tutela dei diritti umani fondamentali e facilitando la fornitura di assistenza umanitaria.

“Non ci sarà alcuna soluzione rapida nella Repubblica Centrafricana”, ha dichiarato Ladsous, aggiungendo che la risposta a questa crisi richiederà tempo e risorse. “La scala dei bisogni nella Repubblica Centrafricana è scoraggiante e il progresso in una qualsiasi area non sarà sostenibile senza un significativo e simultaneo impegno in altri. Il dispiegamento di un'operazione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite dovrebbe quindi essere parte di uno più ampio impegno a lungo termine della comunità internazionale”.

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