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Referendum in Crimea: comunità internazionale unita contro la Russia

La discussione al Consiglio di Sicurezza sulla situazione in Ucraina

La discussione al Consiglio di Sicurezza sulla situazione in Ucraina

Le Nazioni Unite continuano ad esortare le parti a risolvere la crisi con il dialogo. Ban Ki-moon si dice “profondamente preoccupato e deluso” per l'esito del voto che rischia di aggravare una “situazione già complessa e tesa”. Intanto Obama avverte Mosca: “Ulteriori provocazioni isoleranno ulteriormente il Cremlino”

Giornata agitata, lunedì 17 marzo, all'ONU, a seguito dell'esito del referendum sulla scissione della Corea dall'Ucraina. Il portavoce di Ban Ki-moon, Stéphane Dujarric, rivolgendosi ai numerosi giornalisti accorsi ha riferito: “Il Segretario Generale continua a seguire attentamente la situazione in Ucraina”, aggiungendo che dall'inizio della crisi, il leader delle Nazioni Unite ha esortato tutte le parti ad evitare “passi affrettati” che potrebbero esacerbare le tensioni. “Ban incoraggia tutte le parti a lavorare per trovare una soluzione guidata dai principi della Carta delle Nazioni Unite, tra cui il rispetto dell'unità e della sovranità dell'Ucraina”, ha proseguito Dujarric.

La dichiarazione arriva a seguito di una riunione urgente sulla Crimea del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in cui l’organo collegiale dell’ONU costituito da 15 membri, è stato bloccato a causa del fermo "no" della Russia, uno dei 5 membri permanenti, all'adozione di una risoluzione che invitava la comunità internazionale ad affermare i confini nazionali dell'Ucraina e dichiarare il referendum in Crimea invalido. La Cina – anch’essa membro permanente, insieme a Francia, Regno Unito e Stati Uniti – si è astenuta dalla votazione.

Dal voto sembrerebbe emersa una schiacciante vittoria di coloro che vogliono che la Crimea lasci l’Ucraina e si unisca alla Russia. Il referendum ha incapsulato mesi di agitazione politica, innescati dalla decisione del governo, lo scorso novembre, di non firmare un accordo sulla più ampia integrazione europea. Le violente manifestazioni esplose a fine gennaio, erano culminate con la destituzione da parte del Parlamento del presidente Viktor Yanukovich. La tensione era poi salita nella regione autonoma di Crimea, dove la Russia aveva schierato truppe aggiuntive e veicoli blindati.

Nella sua dichiarazione di lunedì, il Segretario Generale ha condannato la violenza che si è verificata durante il fine settimana in Ucraina orientale e che ha provocato profonde lesioni e anche perdita di vite umane su tutti i fronti.

“Il Segretario Generale esorta ancora una volta tutte le parti ad astenersi dalla violenza e ad impegnarsi nella de-escalation e sul dialogo nazionale inclusivo nella ricerca di una soluzione politica e diplomatica – ha detto Dujarric – Un peggioramento della situazione avrà gravi ripercussioni per il popolo ucraino, la regione e oltre”.

Ban Ki-moon ha inoltre esortato tutte le parti ad evitare misure che potrebbero aumentare ulteriormente le tensioni.

“Soprattutto, il segretario generale, sollecita tutti gli interessati a intensificare i loro sforzi e impegnarsi in modo costruttivo verso una soluzione pacifica di questa crisi, tenendo bene a mente le aspirazioni di tutti i popoli dell'Ucraina”, ha detto Dujarric, evidenziando infine che Ban Ki-moon è pronto a lavorare con tutte le parti per risolvere questa situazione.

In un discorso televisivo di oggi, il presidente ucraino Oleksandr Turchynov ha detto che il suo governo avrebbe fatto “tutto il possibile” per risolvere la crisi diplomaticamente, e ha elogiato i suoi cittadini per essersi rifiutati di rispondere alle provocazioni russe con la violenza.

“Il Cremlino ha paura del futuro democratico che stiamo costruendo e questa è la ragione della loro aggressione – ha dischiarato Turchynov – Ma questo non sarà un ostacolo alla costruzione di un paese democratico”.

Il Presidente ucraino ha anche annunciato una mobilitazione parziale delle forze armate del suo paese e ha detto ai suoi connazionali che “devono unirsi in una grande famiglia, che è pronta a proteggere la sua casa”. Quanto al primo ministro Arseniy Yatsenyuk, quest’ultimo ha detto apertamente alla CNN che c’è “una forte possibilità” di un’invasione russa dell'Ucraina. “Credo ancora che ci sia una sola soluzione a questa crisi, una soluzione pacifica – ha detto Yatsenyuk – Ma noi offriamo la pace mentre la Russia offre guerra”.

Il referendum tenutosi nel week-end è stato dichiarato illegale da parte degli Stati Uniti e dell'Unione Europea che, tramite i rispettivi funzionari, hanno annunciato sanzioni su più di due dozzine di funzionari russi e i loro alleati nella regione.

A Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto che riconosce l'indipendenza e la sovranità della Repubblica di Crimea, dice un comunicato sul sito web del Cremlino. Nei prossimi giorni, il parlamento russo dovrebbe votare per decidere se annettere il territorio separatista.

Turchynov ha detto che l'Ucraina era disposta a tenere colloqui con la Russia, “ma noi non accetteremo mai l'annessione del nostro territorio [alla Russia]”.

Tornando alle sanzioni UE, esse riguardano i top leader secessionisti filorussi di Crimea, 10 principali legislatori russi che hanno approvato l'annessione della Crimea e tre alti comandanti militari russi. L'elenco delle sanzioni degli Stati Uniti comprende anche due consiglieri del presidente russo Vladimir Putin e l’ex presidente ucraino Yanukovich.

A Washington, il presidente Barack Obama ha avvertito Mosca: “Ulteriori provocazioni non condurranno a nulla se non ad isolare ulteriormente la Russia e ridurre il valore della sua posizione nel mondo. La comunità internazionale continuerà a restare unita”.

Nessuno sa ancora come si evolverà questa crisi, non ci resta che attendere i prossimi giorni, iniziando da domani, quando Putin terrà un discorso alla Duma, il Parlamento russo.

 

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