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ONU: Nuovi freni alla libera espressione anche per i nuovi media

Irina Bukova, direttrice dell'UNESCO

Irina Bukova

Secondo un rapporto dell'UNESCO, mentre il progresso tecnologico e i modelli di business innovativi hanno ampliato le opportunità nel mondo dell'informazione, hanno anche consentito l’emergere di nuove forme di minacce, con censura, filtraggio, blocco e sorveglianza su internet. Intanto nella "democratica" Turchia parte l'offensiva del premier Erdogan contro la libertà online 

Importante appello nell’impegno a sostenere la libertà di stampa della direttrice generale dell'UNESCO Irina Bokova, che in occasione del lancio ieri a Stoccolma di un nuovo rapporto in merito, ha dichiarato: “La libertà di espressione è essenziale per la dignità, il dialogo, la democrazia e lo sviluppo sostenibile.”

“Dobbiamo agire sul terreno per rafforzare i quadri normativi nazionali, per formare i giornalisti, per costruire capacità e promuovere i media e la cultura dell'informazione. Dobbiamo continuare a sostenere l'indipendenza dei media attraverso la promozione di standard professionali e di auto-regolamentazione”, ha poi aggiunto Bokova.

Il rapporto, World Trends in Freedom of Expression and Media Development, celebra le opportunità che le nuove tecnologie hanno aperto, abilitando chiunque – attraverso modalità senza precedenti – ad  accedere, produrre e condividere contenuti multimediali su più piattaforme. Ma allo stesso tempo, l'UNESCO avverte in un comunicato stampa che, “il crescente controllo dei contenuti online da parte di intermediari di Internet, come i motori di ricerca e social network, minaccia la trasparenza del libero flusso di informazioni e solleva preoccupazioni circa la ‘privatizzazione della censura".

Secondo il rapporto, sia i giornalisti che gli operatori dei media online affrontano continuamente nuove minacce legate proprio alla loro sicurezza in ambito digitale.

Con una particolare attenzione sui media globali e le dimensioni di genere della libertà di stampa, lo studio è stato condotto dall'UNESCO, in partnership con un gruppo consultivo di 27 esperti internazionali della società civile e del mondo accademico e con il sostegno del Governo svedese. Il rapporto analizza partendo dal 2007 le tendenze sulla libertà dei media in tutto il mondo da quattro ben distinte angolazioni: libertà, pluralismo, indipendenza e sicurezza dei giornalisti.

Il rapporto dell'UNESCO rivela inoltre che, nonostante il continuo dominio economico di una manciata di aziende in entrambi i media, tradizionali e online, la grande espansione delle fonti e delle piattaforme d’informazione ha avuto un impatto positivo sul pluralismo dei media. Tuttavia, la libertà di stampa, “ha perso slancio in alcune regioni che hanno sperimentato transizioni politiche” e leggi create allo scopo di proteggere non sono sempre state efficacemente attuate, avverte l’agenzia dell’ONU, aggiungendo che “censura diretta e auto-censura rimangono le principali sfide dei giornalisti di tutto il mondo.”

Mentre i nuovi modelli di business hanno facilitato l'emergere di giornalisti indipendenti, per esempio attraverso le organizzazioni giornalistiche investigative non-profit, il rapporto denuncia che “ lo Stato o la pubblicità pubblica continuano a colpire il giornalismo indipendente.”

Lo studio infine applaude la crescente consapevolezza, dal 2007, dell'importanza della sicurezza dei giornalisti in tutto il mondo, dovuto in gran parte alla realizzazione del piano d'azione delle Nazioni Unite sulla sicurezza dei giornalisti e la questione dell'impunità. Tuttavia, c’è ancora molto da fare poiché negli ultimi anni il numero di omicidi di giornalisti è continuato a salire. Secondo i dati dell'UNESCO infatti, 430 giornalisti sono stati uccisi tra il 2007 e il 2012, tra cui 23 donne, quest’ultime infine affrontano crescenti forme di intimidazione e di abuso, compresa la violenza sessuale. Il rapporto osserva poi che sebbene le zone di conflitto restano i luoghi più pericolosi per i giornalisti, tra il 2007 e il 2011 sono stati uccisi più giornalisti al di fuori di queste aree che all’interno, e l'impunità per questi crimini rimane purtroppo ancora la norma.

A tal proposito vogliamo ricordare che il 24 marzo, il capo dell’UNESCO, Irina Bokova ha reso omaggio al giornalista Sardar Ahmad, uno delle numerose persone uccise durante l'attacco della scorsa settimana al Serena Hotel nella capitale afghana, Kabul.

Sardar Ahmad, un senior journalist per Agence France Presse, è morto insieme con la moglie e due dei loro tre figli, a causa di alcuni uomini armati che hanno preso d'assalto l'hotel durante le celebrazioni di giovedì del Nowruz, ricorrenza tradizionale che celebra il nuovo anno e che è festeggiata in Iran, Azerbaigian, Afghanistan, Albania, Georgia, in vari paesi dell'Asia centrale come il Turkmenistan, il Tagikistan, l'Uzbekistan, il Kirghizistan e il Kazakistan, e presso le comunità iraniane in Iraq, Pakistan, Turchia, ed in molti altri paesi. Nove persone in totale hanno perso la vita. Irina Bokova, ha affermato in merito: “sono profondamente addolorata per la notizia di questo attacco feroce e le mie più sentite condoglianze vanno alle famiglie di tutte le vittime”, aggiungendo che “questo non è soltanto una tragedia umana. E' anche un affronto alla volontà del popolo afghano a costruire una società pacifica e aperta.”

La Bokova ha dichiarato che Ahmad era proprio uno degli afghani che contribuiscono a questo sforzo, attraverso il suo lavoro di giornalista, contribuendo alla libera circolazione delle informazioni, elemento essenziale per una società dinamica, sostenibile e stabile.

“La sua perdita sarà molto sentita da tutti quegli operatori dei media coraggiosi che lottano per questo obiettivo, troppo spesso rischiando persino la propria vita. Esorto le autorità afghane a fare il possibile per consegnare i responsabili di questo crimine alla giustizia.”

Infine tornando a parlare di nuovi media e libertà di espressione, è proprio di alcuni giorni fa, la notizia che il premier turco Recep Tayyip Erdogan, invischiato negli scandali di corruzione da telefonate compromettenti intercettate e uscite nelle ultime settimane proprio su Twitter, abbia deciso di oscurare il social network famoso per i suoi cosiddetti cinguettii “tweet”.

“Sradicheremo Twitter. Non m’interessa quello che potrà dire la comunità internazionale”, aveva gridato a un comizio a Bursa il premier ormai al potere da 12 anni. “Vedranno cosi la forza della Turchia”, aveva aggiunto. Naturalmente, forti ed unanimi sono stati i commenti dell’intera comunità internazionale in difesa della libertà di espressione.

Anche il dipartimento stato USA attraverso il suo portavoce ad Ankara aveva dichiarato: “Le democrazie sono rafforzate dalla diversità delle voci che si esprimono in pubblico.” Mentre la commissaria europea per le nuove tecnologie Neelie Kroes aveva condannato il blocco, affermando “l'interdizione di Twitter in Turchia è senza fondamento, inutile e vile. Il popolo turco e la comunità internazionale vedranno questo come una censura. Cosa che è davvero.”

Piena di sostegno la reazione del co-fondatore di Twitter, Jack Dorsey, il quale aveva pubblicato un tweet con le istruzioni per aggirare il blocco tramite gli operatori di telefonia mobile mentre Google respingeva la richiesta del governo turco di rimuovere da YouTube i video sulla presunta corruzione del governo.

Infine alcune ore fa, il quotidiano turco “Hurriyet” ha riferito che un tribunale amministrativo della capitale turca ha sospeso l'esecuzione della delibera dell'Autorità per le telecomunicazioni Tib che stabilisce il blocco degli accessi a alla piattaforma di social media. L'autorità era intervenuta il 21 marzo, scatenando un'ondata d'indignazione globale, poche ore dopo che il premier Recep Tayyip Erdogan aveva promesso di "cancellare Twitter".
Tuttavia, oggi sul bando di Twitter è attesa anche la pronuncia della Corte costituzionale

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