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ONU: la violenza sessuale in RDC non si arresta ancora

Da sinistra: Navi Pillay, Hervé Ladsous e Zainab Hawa Bangura durante la conferenza stampa sulla violenza sessuale in DRC. UN Photo/Eskinder Debebe

Da sinistra: Navi Pillay, Hervé Ladsous e Zainab Hawa Bangura durante la conferenza stampa sulla violenza sessuale in DRC. UN Photo/Eskinder Debebe

Le Nazioni Unite hanno esortato il governo della Repubblica Democratica del Congo ( RDC) ad intensificare la lotta contro lo stupro e la violenza sessuale, che rimangono diffusi e in gran parte impuniti, nonostante alcuni progressi nel consegnarne i responsabili alla giustizia.“Purtroppo, la volontà politica a livello più alto non è sufficientemente tradotta sul campo”, ha detto Navy Pillay

Le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto in cui il governo della Repubblica Democratica del Congo ( RDC) viene esortato ad intensificare la lotta contro lo stupro e la violenza sessuale. Durante la conferenza stampa di mercoledì scorso al Palazzo di Vetro, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navi Pillay ha dichiarato: “C'è ancora una lunga strada da percorrere nella lotta contro l'impunità per la violenza sessuale in RDC”, aggiungendo “chiedo al governo di dare priorità alla lotta contro l'impunità per i reati di violenza sessuale, al fine di completare tempestivamente varie indagini efficaci e indipendenti, oltre a perseguire i presunti responsabili, compresi coloro che sono sospettati di avere responsabilità di comando.”

La richiesta di Pillay scaturisce dal fatto che l'Ufficio congiunto sui Diritti Umani delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo ( UNJHRO) ha pubblicato una relazione approfondita che documenta gravi episodi di violenza sessuale nel paese, dove sono state registrate dall’Ufficio più di 3.600 vittime tra il gennaio 2010 e dicembre 2013. Un numero che dovrebbe far riflettere anche perché scavando nei vari report passati, a queste cifre vogliamo aggiungere quelle raccolte nel mese di luglio 2013 dall'UNHCR. A Quel tempo secondo l'agenzia, la maggior parte dei casi di violenza sessuale in RDC erano commessi da uomini armati. Dei 705 casi segnalati dall'inizio dell'anno 2013, 434 sono stati perpetrati da persone armate. I dati ufficiali delle Nazioni Unite mostravano allora, anche che i casi registrati di violenza sessuale nel Nord Kivu erano saliti da 4.689 casi nel 2011 a 7.075 nel 2012. Tuttavia moltissimi sono i casi che non sono stati o che tutt’ora non vengono denunciati.

Il nuovo rapporto illustra anche la natura sistematica di alcuni episodi di violenza sessuale, in particolare nella parte orientale del paese, dove sono davvero numerosissime le violenze sessuali commesse in case o nei campi in cui le donne lavorano, oppure quando quest’ultime si recano al mercato o a prendere l'acqua.

Durante la conferenza stampa a New York, Navy Pillay ha osservato che la stragrande maggioranza dei casi documentati nel rapporto riguardavano le donne, ma vi erano anche circa 906 casi inerenti bambini e ben 81 uomini, vittime di violenza sessuale. Quasi la metà delle 3.600 vittime si trovavano nella martoriata provincia orientale del Nord Kivu. La vittima più giovane aveva solo due anni mentre quella più anziana aveva 80 anni.

Le conclusioni del rapporto indicano che lo stupro è usato come arma di guerra per intimidire le comunità locali e punire i civili per la loro collaborazione, reale o percepita, con i gruppi armati o l'esercito nazionale.

Inoltre la relazione indica che i gruppi armati erano responsabili per poco più della metà degli stupri, per lo più commessi durante gli attacchi atti a ottenere il controllo di territori ricchi di risorse naturali. Membri dell'esercito nazionale congolese il cosiddetto FARDC, erano invece responsabili di circa un terzo degli stupri. I casi rimanenti sono stati commessi da altri agenti statali.

L'Alto Commissario ha poi accolto con favore gli sforzi compiuti dalle autorità congolesi nel corso degli ultimi anni, in particolare del sistema di giustizia militare, che hanno portato a un incremento del numero di arresti e procedimenti giudiziari per reati di violenza sessuale. Per di più, c’è da sottolineare che questi impegni sono stati accettati e condivisi grazie al comunicato congiunto firmato nel marzo dello scorso anno tra le autorità congolesi e le Nazioni Unite.

“Purtroppo, la volontà politica a livello più alto non è sufficientemente tradotta sul campo”, ha sottolineato la Pillay, affermando  che “non tutte le autorità congolesi sono preparate o attrezzate per condurre indagini approfondite in tutti i casi di violenza sessuale e perseguire gli ufficiali più anziani della FARDC. La grave mancanza di risorse e capacità umane rimane un grosso ostacolo al buon funzionamento del sistema giudiziario della Repubblica Democratica del Congo”. L’Alto Commissario ha poi osservato che “molte vittime non denunciano gli incidenti per paura di ritorsioni, stigmatizzazione o rifiuto da parte loro famiglie e comunità”, aggiungendo che nei casi in cui le vittime ottengono vittorie legali, non ricevono i risarcimenti a cui hanno diritto da parte degli autori e/o dallo Stato.

Il sottosegretario generale per le operazioni di mantenimento della pace, Hervé Ladsous ha poi ribadito ai giornalisti che il governo congolese ha fatto molti passi positivi nel corso dell'anno passato, scovando gli autori di violenze sessuali – in particolare all'interno della FARDC – consegnandoli alla giustizia. Tuttavia, il governo deve affrontare alla radice le cause d’impunità e altre questioni, incluso il rafforzamento e la riforma dei sistemi giudiziari e carcerari, sforzi a cui la missione di pace delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo ( MONUSCO ) ha partecipato in linea con il suo mandato.

Zainab Hawa Bangura, rappresentante speciale del segretario generale per la violenza sessuale nei conflitti, ha confermato che il governo congolese ha mostrato che i leader del paese hanno rafforzato la loro volontà politica di risolvere questi crimini. “Quello che ora è necessario è che questa volontà politica sia sostenuta e tradotta in un cambiamento sul campo per proteggere i civili da queste violazione dei diritti umani”, ha dichiarato Bangura, aggiungendo poi che la comunità internazionale deve continuare a costruire la capacità del governo di impedire la violenza sessuale nei conflitti che si verificano, ponendo fine all'impunità e fornendo risarcimenti, giustizia e servizi a sostegno delle vittime.

Dal canto suo, l'inviato speciale del segretario generale per la regione dei Grandi Laghi, Mary Robinson, che due giorni fa era a Bukavu nella provincia del Sud Kivu della Repubblica Democratica del Congo, ha avuto modo d’incontrare le autorità locali e le organizzazioni delle donne e discutere su tali tematiche. Mary Robinson ha detto di essere “rimasta scioccata per il numero di donne e ragazze che continuano ad essere vittime di violenza sessuale in RDC”, e ha ribadito la necessità di porre fine alle impunità e chiedere che sia fatta giustizia. 

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