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ONU: L’Italia in prima fila per la moratoria sulla pena di morte

Photo: Amnesty International sezione Italia

Photo: Amnesty International sezione Italia

È stato ribadito alle Nazioni Unite il forte impegno dell'Italia per l’abolizione della pena capitale durante un seminario organizzato dalla Rappresentanza italiana e cilena assieme all’Alto Commissario per i diritti umani. “La pena di morte viene spesso avallata da convinzioni che non hanno una base scientifica”, ha detto il Rappresentante Permanente italiano, Sebastiano Cardi

 

L’incontro di giovedì avente come tema centrale la pena di morte, ha visto il Rappresentante Permanente italiano presso l’ONU, Amb. Sebastiano Cardi, alla presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, porre l’accento sul forte impegno dell’Italia per l’attuazione di una moratoria universale sulla pena capitale. Assieme all’Italia, per quanto riguarda l’organizzazione del seminario hanno preso parte anche l’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani e la Rappresentanza Permanente del Cile.

L'Ambasciatore Cardi ha sottolineato come i più recenti dati – nonostante alcune situazioni in controtendenza – dimostrino che la Comunità Internazionale è sempre più orientata ad abolire o quanto meno sospendere la pena capitale proprio come abbiamo riportato in un nostro recente articolo. Tra l’altro bisogna ricordare che secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International un gruppo isolato di paesi ha portato le esecuzioni da un incremento del 15% rispetto al 2012. Iran, Iraq e Arabia Saudita rappresentano almeno l’80% del totale, Cina esclusa. Nonostante il numero di esecuzioni in Cina venga tenuto segreto, Amnesty International riteneva nel suo report che migliaia di persone vengano condannate e uccise ogni anno, facendo salire la Cina al primo posto, seguita da Iran ed Iraq. Unico paese democratico in cima alla lista, gli USA, vedono in prima fila il Texas a cui si deve il 41 per cento di tutte le esecuzioni degli Stati Uniti. Nel frattempo, un dato positivo a stelle e strisce c’è: il Maryland è diventato il 18° stato USA ad abolire la pena di morte.

“Nei casi di pena capitale, poveri e minoranze partono svantaggiati. Spesso non hanno accesso a un’efficace rappresentanza legale. Appartenenza sociale e razziale della vittima e quella dell’imputato entrano spesso in gioco. Le esecuzioni di minorati mentali sono proibite ma vengono ancora effettuate”, ha detto il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon.

Come riportato dal Segretario Generale nel luglio 2013, la comunità internazionale nel suo complesso si sta muovendo verso l'abolizione della pena di morte attraverso leggi ed altro ancora. “La pena capitale è sempre stata ripudiata dalla maggior parte dei sistemi giuridici, tradizioni, costumi e religioni. La risoluzione per una moratoria della pena di morte ha riscosso un consenso sempre più grande, ottenendo l'appoggio di 111 paesi in due anni”, ha sottolineato l’Amb. Cardi.

Tuttavia per continuare a perseguire l’obiettivo della totale e globale abolizione della pena di morte, l’Amb. Cardi ha esortato la creazione di un database delle Nazioni Unite in cui poter consolidare le statistiche internazionali su tale tematica.

Inoltre bisogna menzionare che nella prossima sessione dell'Assemblea Generale ONU, in settembre, si discuterà per la quinta volta dal 2007 la Risoluzione per una moratoria della pena di morte, di cui l'Italia è stata promotrice e sostenitrice da sempre, basterebbe ricordare tutte le battaglie e campagne mobilitate dall’ex Commissario europeo e Ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino già a partire dal 1987.

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