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L’aggravarsi delle crisi nel mondo e i poteri dell’ONU

di Stefano De Cupis e Stefano Vaccara
Il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon mentre parla al Consiglio di Sicurezza - UN Photo/Devra Berkowitz

Il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon mentre parla al Consiglio di Sicurezza - UN Photo/Devra Berkowitz

Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affrontati gli sviluppi in Sud Sudan e Repubblica Centrafricana e su come assicurare la giustizia per i crimini di guerra commessi. All’incontro con i media, Ban Ki-moon parla anche di Ucraina ma viene ripreso sulla "dimenticata" Siria e sui suoi reali poteri. La Voce chiede al Segretario Generale se nel recente incontro con Papa Francesco abbia ricevuto qualche consiglio su questo suo impegno morale

 

L'Africa resta al centro dell'agenda delle Nazioni Unite.  Il Segretario Generale Ban Ki-moon, dopo il viaggio della scorsa settimana proprio nel continente africano,  ha sottolineato lunedì che il dialogo politico è l'unica risposta al conflitto in atto in Sud Sudan, esortando alla massima moderazione da parte di tutte le parti per via della violazione dell'accordo di cessate il fuoco firmato pochi giorni fa ad Addis Abeba.

Venerdì scorso infatti, il presidente Salva Kiir e l'ex vice presidente Riek Machar hanno firmato un accordo per risolvere la crisi ormai in atto da cinque mesi in Sud Sudan, che ha provocato migliaia di vittime, lasciato quasi cinque milioni di persone alle dipendenze dell’assistenza umanitaria e portato ad atrocità commesse da ambo le parti.

“Ora spetta a entrambi i leader sud sudanesi di accelerare lo slancio per la pace”, ha affermato Ban Ki-moon, mentre informava il Consiglio di Sicurezza (CdS) dopo aver fatto visita la scorsa settimana alla nazione più giovane del mondo e facendo così suonare un campanello d’allarme sulla violenza in corso e sul rischio carestia.

“Se il conflitto continua, metà dei 12 milioni di sud sudanesi o diventeranno sfollati interni o rifugiati all'estero, oppure moriranno di fame entro la fine dell'anno”, ha avvertito Ban.

Il conflitto ha reso profughe più di un milione di persone, incluse le oltre 80.000

Ban Ki Moon Sud Sudan

Ban Ki-moon il 7 maggio durante la sua visita a Juba, nel Sud Sudan (UN Photo/Isaac Billy)

persone che hanno trovato rifugio nelle basi delle Nazioni Unite in tutto il paese. Mentre si trovava nella capitale, Juba, Ban Ki-moon ha visitato un sito della protezione dei civili a Tomping, che ospita attualmente circa 20.000 persone. “Mi ha commosso la loro accoglienza e sono restato basito dalle condizioni in cui sono costretti a resistere, dato che sono peggiori di quelle che ho visto in tanti altri campi profughi che ho visitato in tutto il mondo”, ha detto il Segretario Generale.

Ban ha poi spezzato una lancia a favore della politica delle Nazioni Unite di aprire le porte come opzione di emergenza per proteggere i civili innocenti, un atto senza precedenti e non senza notevoli rischi, per il personale ONU, le comunità locali e quelle a cui danno rifugio i caschi blu.

“Non è una decisione di routine, né una decisione che abbiamo preso alla leggera, ma eravamo moralmente obbligati a prendere. Sono orgoglioso delle azioni delle nostre forze di pace ONU e del personale civile. La loro risposta rapida e coraggiosa ha salvato decine di migliaia di vite”, ha ribadito il numero uno delle Nazioni Unite, sebbene in Sud Sudan sia necessario invece il coinvolgimento di tutti gli attori per un cambio repentino di rotta.

Ban Ki-moon in seno al Consiglio di Sicurezza ha poi sottolineato che è necessario porre immediatamente fine ai combattimenti. "Sono turbato dalle accuse che entrambe le parti si fanno sulla violazione del cessate il fuoco, ed esorto la massima moderazione da ambo le parti”. Inoltre, ha evidenziato la necessità per entrambe le parti di adempiere al loro impegno di consentire l'accesso umanitario – per via aerea, su strada e, in particolare, lungo il Nilo – mentre rivolgendosi alla comunità internazionale, si è raccomandato di sostenere l'azione umanitaria.

“Le Nazioni Unite stanno lanciando una massiccia operazione per aiutare 3,2 milioni di persone, ma abbiamo bisogno di risorse. La comunità umanitaria necessità di 781 milioni dollari per raggiungere gli 1,27 miliardi di dollari che si stimano indispensabili per la metà di quest'anno”, ha detto Ban esortato tutti i Paesi a sostenere la conferenza dei donatori sul Sud Sudan che verrà ospitata dalla Norvegia e l'ONU il 20 maggio. Nel frattempo, la Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UNMISS) ha riportato in un resoconto vari episodi di scontri tra l’Esercito di liberazione popolare del Sudan (SPLA) e le forze di opposizione in alcune parti dello stato Unity e quello dell’Upper Nile durante il fine settimana, in violazione dell'accordo sul cessate il fuoco. Colpi di arma da fuoco, così come diverse esplosioni, sono state udite anche vicino al complesso della Missione ONU a Bentiu, dove sono tutt’ora protetti più di 23.000 civili.

Ban Ki-moon non ha dimenticato che una pace duratura non possa prescindere dal garantire la giustizia per i crimini di guerra commessi dai vari contendenti. Quindi il Segretario Generale ha chiesto al Consiglio di Sicurezza l'istituzione di un tribunale speciale per il Sud Sudan che indaghi i crimini di guerra commessi negli ultimi mesi e che possa quindi punire i responsabili.

Restando sempre sul continente africano e su quanto accaduto al Consiglio di Sicurezza di lunedì, si è parlato anche di un altro paese sotto i riflettori da molto tempo, ovvero la Repubblica Centrafricana (RCA).

Abou Moussa, rappresentante speciale del Segretario Generale e numero uno dell'Ufficio regionale delle Nazioni Unite per l'Africa centrale (UNOCA), ha dichiarato che negli ultimi anni si sono registrati dei miglioramenti nella lotta contro la minaccia rappresentata dai ribelli del Lord’s Resistance Army (LRA) ma i paesi dell'Africa centrale devono affrontare ancora numerose sfide che richiedono “un costante sostegno internazionale”.

Nel suo briefing finale, Moussa – che sarà sostituito a fine mandato dal senegalese Abdoulaye Bathily, impegnato di recente come rappresentante speciale del Segretario Generale in Mali – ha posto l’accento sulle iniziative delle Nazioni Unite per promuovere la stabilità nella sub-regione, affrontando la minaccia e l'impatto dei ribelli LRA – un gruppo armato e violento che ha minato la stabilità della regione per anni – così come affrontare sfide spinose per la sicurezza, quali la pirateria e le rapine a mano armata nel Golfo di Guinea. Dato positivo, elencato dal Rappresentante Speciale, è stato che il numero di decessi, rapimenti e sfollati correlati alle azioni del gruppo LRA hanno continuato a diminuire grazie anche ad operazioni militari e campagna di defezione che hanno ulteriormente indebolito i ribelli.

Tuttavia, durante il Media Stakeout subito dopo il CdS, Ban Ki-moon ha espresso preoccupazione per il deterioramento della situazione della sicurezza in alcune parti dell'Africa centrale, in particolare la crisi in RCA e il suo impatto regionale in crescita, oltre alla minaccia del terrorismo, tra cui proprio l'espansione delle attività terroristiche e rapimenti di giovani studentesse cristiane da parte del gruppo Boko Haram in paesi della sub-regione quali Nigeria, Niger, Camerun e Ciad.

Il Segretario Generale ha poi affrontato le altre tematiche dell’ordine del giorno con i giornalisti, ovvero Ucraina, cambiamenti climatici e sviluppo. Uno dei giornalisti presenti ha poi ricordato a Ban, cercando di punzecchiarlo, che si era dimenticato che tra le priorità dell’ONU c’era anche l’atroce crisi in Siria, “oppure non lo è più?” ha chiesto il reporter, chiedendo anche come Ban vedesse il futuro di questa crisi, con Assad che si è ricandidato alle elezioni e l’inviato speciale d’ONU, Ibrahimi che sta per lasciare il suo compito in Siria. Ban ha così dovuto spiegare che si tratta ancora di una priorità delle Nazioni Unite, riuscire a risolvere questo conflitto duraturo, ma un altro giornalista l’ha incalzato sottolineando il suo timido atteggiamento nei confronti delle atrocità commesse nel paese e chiedendogli se non fosse l’ora di tirar fuori la sua autorità morale. Il Segretario Generale molto diplomaticamente ha risposto: “Non si dovrebbe mai dubitare del mio forte impegno – morale e politico – come Segretario Generale delle Nazioni Unite per risolvere questo problema. Semplicemente, la comunità internazionale è stata divisa, e lo è ancora”.

Pope Ban

Ban Ki-moon con Papa Francesco durante l’incontro del 9 maggio in Vaticano (UN Photo/Eskinder Debebe)

Su tale scia, noi de La Voce di New York, cogliendo l’opportunità di poter porre l’ultima domanda (min. 18:20) al numero uno dell’ONU, abbiamo chiesto: “Signor Segretario Generale, lei è stato a Roma, e si è incontrato con il Papa. Quindi un follow- up sulla questione della sua statura e autorità morale. Lei in tutte queste crisi, come il Papa, ha il potere morale. Ha scambiato delle idee con quest’ultimo su come usarlo questo potere? Papa Francesco le ha fornito alcune idee su come poter far diventare questo potere morale più efficace?”. Ban Ki-moon ci ha risposto così: “Ho affermato la mia posizione in base al mio potere e coscienza morale e politica, invitando i soggetti interessati a fare il proprio lavoro per l'umanità. Così tante persone sono già state uccise e la situazione – questa crisi è ormai entrata nel suo quarto anno (riferendosi alla Siria, ndr). Per ancora quanto tempo questa situazione deve continuare ad andare avanti in questo modo ? Questa è una situazione del tutto inaccettabile. Questo è il motivo per cui sto sollecitando il Consiglio di Sicurezza e leader mondiali a essere uniti. E' irresponsabile che il mondo non sia in grado di risolvere questo problema”.

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