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Luci e ombre della maratona diplomatica di Mogherini a New York

La ministra degli Esteri italiana fa bella figura al prestigioso Council on Foreign Relations parlando di Ucraina, Putin, Siria (e Iran) e poi prova a fare il bis riferendo ai giornalisti dei colloqui avuti al Palazzo di Vetro con Ban Ki-moon, in cui parla di pena di morte e che l'Onu dovrà aiutare anche sulla questione marò e sui flussi di rifugiati nel Mediterraneo. Ma il readout del Segretario Generale non l'aiuta  

Questo "Visti da New York" sarà piuttosto lungo, ma pensiamo che per chi voglia farsi un' idea di come la politica estera italiana venga guidata dal governo di Matteo Renzi, sia utile non farsi sfuggire nulla di quello che abbiamo ascoltato e visto con i nostri occhi.

Prima di raccontarvi sulla prima uscita a New York della nuova ministra degli Esteri italiana, scriviamo che Federica Mogherini non è giovane!  Classe 1973, è nata due anni prima del capo del governo Matteo Renzi (1975). Ci ha tenuto lei stessa a ribadirlo, durante l'incontro-intervista di venerdì con l'autorevole Council on Foreign Relations di New York. Ad un certo punto, mentre i politologi, banchieri e business americani accorsi al "think tank"  lanciavano complimenti per la  "freschezza" del ministro (e l'impeccabile inglese, che per tono avvolte ricordava quello di Condoleezza Rice), Mogherini ha tenuto a ricordare che "solo in Italia si reputa giovane una quarantenne nominata ministro". Già in altre democrazie a questa età si diventa anche presidenti degli Stati Uniti… 

Nella biografia che il CFR consegnava agli intervenuti, si notava che Mogherini è stata eletta deputata la prima volta alla Camera nel 2008. Gli esteri sembrano essere stati al centro dei suoi interessi, una carriera all'interno tutta del PD. Questo fatto dovrebbe quindi far intuire che Mogherini, esperta di relazioni internazionali nel partito, non deve essere stata una "Renziana della prima ora". Insomma Mogherini nel Partito Democratico ha cominciato a ricoprire ruoli quando ancora si chiamava DS e Renzi, che ricordiamo arriva dalle giovanile della DC, era anni luce lontano dalla leadership. Quindi Mogherini sarà anche stata "scelta" da Renzi nell'importante incarico di ministro degli Esteri ma, almeno nel leggere della sua carriera politica, deve aver ricevuto una spinta soprattutto da certi legami con la "vecchia guardia" del PD.

Al CFR, il tema principale doveva essere la reazione dell'UE alla crisi in Ucraina. E Mogherini,  alle domande della intervistatrice-moderatrice Lally Weymouth del Washington Post,  ha replicato mettendo in chiaro che non c'è alternativa al negoziato con la Russia: "L'unica strada che abbiamo è la politica, al dialogo non c'è alternativa", ha ripetuto più volte. Il ministro degli Esteri italiano ha ribadito che in questo momento per l'UE è fondamentale che le elezioni in Ucraina vengano portate a termine. Quando Weymouth le ha fatto notare che l'impressione è che tra Stati Uniti e UE ci siano forti divisioni sulla natura delle sanzioni da adottare contro Mosca, Mogherini ha replicato  "che finora le sanzioni europee sono state simili a quelle di Washington". Invece, per quanto riguarda future sanzioni, per la loro stessa natura e per gli interessi diversi che colpirebbero nei paesi dell'UE, come nel campo energetico o  finanziario, ci vorrà più tempo per "prepararle tecnicamente queste nuove di sanzioni". Ma mentre si mettono a punto, si deve facilitare il dialogo affinché le elezioni in Ucraina possano andare in porto. "Il nostro obiettivo è che le elezioni tra pochi giorni siano un successo e allo stesso tempo aiutare gli ucraini nel procedere con le loro riforme istituzionali".

A chi chiedeva come l'Europa avesse tutto da perdere con questa crisi a causa della sua dipendenza energetica dalla Russia, Mogherini ha replicato che gli interessi in gioco sono alti, ma ha anche ricordato come per l'UE il rispetto dei diritti umani e di certi valori vanno preservati. Un bel discorso, quello di Mogherini, che è sembrato però  entrare in contraddizione più tardi.

Arriva la domanda scherzosa e anche un po' provocatoria: data l'amicizia tra Berlusconi e Putin, il suo governo ha già l'aiuto dell'ex premier italiano per mediare con il leader del Cremlino? "Non parlo di Berlusconi" ha subito risposto qui un po' stizzita Mogherini, e poi ha detto: "Nelle relazioni internazionali non contano tanto i rapporti personali, i rapporti tra i paesi sono molto più complessi, il cosidetto 'sistema paese' che interagisce con un altro 'sistema paese', le relazioni e gli interessi tra la Russia e l'Italia sono qualcosa che vanno quindi ben al di là dei rapporti personali tra le loro leadership".  

Quando poi Mogherini al CFR ha iniziato sulla Siria, il discorso sulle elezioni fatto precedentemente per l'Ucraina si è capovolto. "Noi non riconosciamo il processo elettorale" messo in piedi da Assad, ha riaffermato il ministro degli Esteri italiano parlando anche a nome del gruppo degli amici della Siria che si era riunito il giorno prima a Londra. Per Mogherini, il processo di dialogo politico in Siria sembra restare in alto mare. "L'unica cosa che sembra funzionare è lo smantellamento delle armi chimiche. Bisogna quindi concentrarsi su come poter obbligare le parti al dialogo politico" ha detto Mogherini. Quando le è stato fatto notare che Assad resta un osso duro per indurlo a dialogare, Mogherini ha replicato: "Penso che l'elemento chiave sia il coinvolgimento di altri paesi della regione. L'incontro tra i ministri degli Esteri dell'Arabia Saudita e dell'Iran è di buon auspicio… Io credo" ha continuato Mogherini "che paesi importanti della regione abbiano l'interesse a mantenere più flessibilità nel cercare una soluzione al conflitto siriano". Su questo punto Mogherini ha fatto un paragone: "Cento anni fa in Europa iniziava la prima guerra mondiale. Se ci pensiamo e guardiamo all'Europa adesso,  oggi è impossibile pensare che certi paesi si facciano la guerra. Cosa è successo? Non è che gli europei necessariamente abbiano cominciato di colpo a piacersi, ma hanno cominciato a condividere interessi.  Questo è quello che dovrà accadere in Medio Oriente".

Pensa Mogherini che ormai gli Stati Uniti siano in "ritirata" dal loro ruolo nel mondo? "Non credo sia vero. Gli Stati Uniti non vogliono ritirarsi dalle loro responsabilità, ma vogliono condividerle meglio con gli alleati. Certamente le decisioni verranno prese sempre più consultandosi. D'altronde è sempre stato così, come avviene nell'Alleanza atlantica…"

Al CFR Mogherini ha anche affrontato e molto la questione della pena di morte, ma lasciamo questo argomento per il resoconto della conferenza stampa dell'ONU.

 

Dopo l'incontro al CFR e quello al Consolato con la comunità italiana, Mogherini ha risposto alle domande dei giornalisti riuniti alla missione d'Italia all'ONU, subito dopo il suo incontro con Ban Ki Moon al Palazzo di Vetro. Mogherini, che rivedeva il segretario Generale dell'ONU solo dopo una settimana (in occasione della presentazione del contributo che le Nazioni Unite daranno per l'Expo 2015), ha discusso con lui della situazione in Siria. Dopo le dimissioni dell'inviato speciale Brahimi "ho avuto modo di informarlo sugli sviluppi della riunione del giorno precedente a Londra degli amici della Siria (riunione che ha costretto la ministra italiana ad attraversare l'oceano due volte in meno di 24 ore, da Washington a Londra e ritorno a New York). Mogherini ha  "confermato la nostra richiesta per un ruolo forte delle Nazioni Unite per provare a rilanciare un processo di politico, il cosiddetto processo di Ginevra, o almeno per i suoi principi e i suoi contenuti".

Con Ban Ki-moon "abbiamo anche affrontato la questione della Libia. Non soltanto sulla situazione del paese, ma anche sulla questione dei flussi migratori e di chi chiede asilo. Io ho detto in modo molto chiaro e molto forte che c'è un problema di gestione dei flussi migratori che va affrontato a livello internazionale. L'Italia sta facendo la sua parte, con grande convinzione e anche grande sforzo, ma è chiaro che abbiamo bisogno della comunità internazionale. L'Italia può fare molto ma non può fare tutto.  Da soli non ce la facciamo, ha bisogno di un impegno della comunità internazionale, a partire ovviamente dall'Unione europea ma anche del sistema delle Nazioni Unite".

Mogherini ha detto ai giornalisti che con Ban Ki-moon ha affrontato un argomento spinoso, soprattuto quando se ne parla negli USA, ma che vede da sempre l'Italia in prima fila,  quello della pena di morte: "Noi useremo il nostro semestre di presidenza europea" ha detto a Ban Ki Moon – "per rilanciare il nostro impegno sulla pena di morte, in vista anche per la prossima risoluzione sulla moratoria sulla pena di morte che verrà votata all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Su questo posso dirvi che pochi giorni prima del semestre italiano, ho convocato una task force a Roma per sostenere la campagna contro la pena di morte, insieme ad Amnesty International e Nessuno Tocchi Caino e la Comunità di Santo Egidio". 

Ed ecco che sempre sulla pena di morte Mogherini ha sollevato con Ban Ki-moon, una questione che ha fatto enorme impressione in Italia e non solo. "Collegato a questo punto abbiamo sollevato il caso di Meriam (la donna incinta condannata a morte in Sudan perché convertita al cattolicesimo… sembrerebbe che la sua condanna sia stata nelle ultime ore revocata, ndr), che ci preoccupa molto. Sia dal punto di vista del principio della libertà di religione, sia ovviamente per la sua condanna a morte. Il segretario generale mi ha garantito che le Nazioni Unite stanno seguendo il caso e che lui personalmente è disponibile ad un impegno personale nel prossimo futuro".

Non poteva mancare la questione dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, agli arresti in India e che si trascina da due anni ormai mettendo ai ferri corti le relazioni tra i due paesi. Mogherini ne parlava al Segretario Generale proprio quando in India si annunciava la vittoria di Modi e del suo partito nazionalista che, a quanto pare, dovrebbe rendere ancora più difficile la trattativa. Ma sentite cosa dice la Mogherini: "Ho aggiornato Ban Ki-moon sui passi che abbiamo intrapreso negli ultimi giorni, dell'internazionalizzazione della vicenda, ho mostrato e condiviso una grande preoccupazione, sia perché due grandi paesi come l'Italia e l'India sono in questo momento divisi sulla giurisdizione, e sia per gli effetti che questo caso può avere sulla questione delle missioni anti pirateria. Veramente un punto di preoccupazione per tutti. Ban Ki'moon ha ribadito il suo impegno personale per seguire e accompagnare il nostro sforzo".

I giornalisti hanno chiesto cosa si aspetta il governo italiano da questo cambio nel governo indiano, con Modi si facilitano o si complicano i modi per riportare a casa i marò?

"Il nuovo governo indiano ovviamente non si è ancora insediato, non sappiamo chi sarà neanche il ministro degli Esteri. Noi abbiamo inviato la richiesta di 'exchange of views' (scambio di opnioni) al governo indiano, un atto da governo a governo, e quindi al momento in cui si insidierà la troverà sul tavolo e da quel momento, ovviamente, la strada dell'internazionalizzazione dovrà proseguire".

A Mogherini è stato anche chiesto della situazione in Venezuela, dove tra gli studenti che protestano e vengono arrestati ci sono anche ragazzi di cittadinanza italiana. "Della questione si interessa direttamente e quotidianamente il sottosegretario Giro che ha effettuato due visite in Venezuela e ha giocato un ruolo importante nell'avvio di questo dialogo nazionale, e anche nello sforzo di sostenerlo con tutti gli strumenti utili. Io ho sollevato il problema con l'ambasciatore del Venezuela in Italia fin dall'inizio del mio mandato, ne ho parlato con i ministri degli esteri latino americani che ho avuto modo di incontrare in queste settimane, credo che non ci sia altra strada che sostenere questo difficilissimo sforzo di dialogo nazionale, ovviamente garantendo tramiti i nostri servizi di ambasciata e consolari, ai casi degli italiani che stiamo seguendo con attenzione".

Qualcuno chiede sulle notizie che confermerebbero che la NSA continua a spiare missioni diplomatiche comprese quelle italiane. "Non è stata una questione oggetto dei colloqui di questi giorni (a Washington con Kerry e Rice). Credo che sia una questione di cui si è occupato il governo precedente quando certe notizie erano emerse. E' un tema comunque in agenda a livello europeo, anche soprattutto per i suoi risvolti, che possono essere complicati, sulla questione dei negoziati commerciali".

Quando è toccato a noi de La VOCE di New York fare una domanda, ne abbiamo invece chieste due: all'incontro con Ban Ki-moon in cui si è discusso dei flussi migratori, lei ha appena detto che l'Italia non può fare tutto da sola quindi ha chiesto anche l'aiuto dell'ONU.  Ecco potrebbe essere più specifica su che tipo di aiuto l'ONU dovrebbe dare in questo caso. Fino adesso, dal Palazzo di Vetro, noi abbiamo sentito il contrario: tocca all'Italia e all' Europa fare di più. Poi, ci conceda l'altra domanda, essendo noi anche un giornale locale, ecco i cittadini italiani residenti negli Stati Uniti non potranno votare per le elezioni europee, mentre per esempio gli svedesi come altri lo potranno fare…. 

Mogherini ha risposto iniziando dalla seconda domanda: "Riguardo al voto, come sapete riguarda la nostra legge nazionale e non abbiamo avuto il tempo di modificarla, ma è un tema che però ci siamo posti e sul quale speriamo di poter intervenire. Sul tema della gestione dei flussi migratori. Effettivamente c'è un cambio di atteggiamento perché c'é stato un cambio di atteggiamento nella politica del governo italiano. Nel momento in cui il governo italiano è esposto in prima fila nelle operazioni di salvataggio in mare dei migranti e di chi chiedo asilo, abbiamo anche la credibilità necessaria per chiedere alle organizzazioni internazionali, come l'Unione Europea ma anche le Nazioni Unite, di sostenere questo nostro sforzo e di condividerne la natura e quindi anche di accompagnarlo completamente.  Come concretamente? Ci sono diverse cose che possono essere fatte e che devono coinvolgere la UNHCR per la parte che riguarda i rifugiati.   possono essere dei sistemi di gestione dei flussi, emigratori e di rifugiati, che coinvolgendo le agenzie delle Nazioni Unite possono creare dei meccanismi di facilitazione e di gestione più razionale delle richieste o del flusso".

Quando si va ad ascoltare un ministro degli Esteri che racconta dell'incontro avuto con il Segretario Generale dell'ONU, quello che di solito poi si fa è andare a leggere il "read out", cioè il breve comunicato emesso dal Segretariato dell'ONU che indica i temi principali discussi. E leggiamolo quindi quello emesso dall'ufficio di Ban Ki-moon:

"The Secretary-General met today with H.E. Ms. Federica Mogherini, Foreign Minister of Italy.  The Secretary-General expressed appreciation for Italy's lead role in the International Support Group for Lebanon in support of the Lebanese Armed Forces.  He thanked Italy for its cooperation with the United Nations on Libya and called for sustained support to the country. The Secretary-General also called on Italy to ensure that refugees and asylum seekers crossing the Mediterranean are treated with dignity".

Quindi, per Ban Ki-moon, i temi principali di cui si è parlato con Mogherini il 16 maggio al Palazzo di Vetro sono stati il Libano (dove l'Italia guida l'UNIFIL la forza di pace dell'ONU) e la Libia. E poi leggiamo che Ban Ki-moon "called on Italy" (ha richiamato l'Italia) affinché assicuri che rifugiati e i richiedenti asilo che attraversano il Mediterraneo siano trattati con dignità. L'Onu quindi continua a ripetere all'Italia, anche a quella del governo Renzi, che è lei che deve migliorare il modo di accogliere i rifugiati che rischiano la vita nell'attraversamento del Mediterraneo per sfuggire a guerre e violenze. 

Noi, anche prima di averlo letto quel readout, sapevamo già come sarebbe andata. Quando nel briefing giornaliero dell'ONU, che venerdì avveniva proprio mentre Mogherini incontrava Ban-Ki-moon, La VOCE aveva chiesto al portavoce del Segretario Generale dell'ONU se con Ban Ki-moon il ministro degli Esteri italiano avesse discusso dei marò e delle terribili tragedie che avvengono nel canale di Sicilia, il portavoce Stephan Dujarric ci ha risposto (minuto: 12:18) "L'incontro sta avvenendo adesso, bisogna aspettare il readout. Per quanto riguarda i rifugiati, è un problema e di cui il Segretario Generale ha espresso la sua preoccupazione già con il premier italiano, il presidente della Repubblica e il presidente del Senato". 

Non c'è traccia nel "readout" di Ban Ki'moon della conversazioni sulla pena di morte, nè dei marò. Significa che Mogherini ha esagerato il suo racconto? Per carità. Significa che mentre il Segretario Generale, magari sorridendo, avrà assicurato la ministra italiana che anche lui si occuperà dei casi, allo stesso tempo si è guardato bene dal metterlo per iscritto nel documento ufficiale dell'ONU, che avrebbe dato parecchio fastidio all'India e chissà a quanti altri paesi che mantengono la pena di morte, inclusi gli Stati Uniti. Insomma, la "più grande democrazia del mondo", come l'ha chiamata il portavoce di Ban Ki-moon nel salutare le elezioni appena avvenute in India, conta molto all'ONU e l'Italia dovrà faticare parecchio per riuscire a coinvolgere Ban Ki-moon come vorrebbe.

Alla fine della lunga giornata Mogherini è stata ricevuta dal sindaco di New York Bill De Blasio. Il mayor non vedeva ovviamente l'ora di farsi fotografare con la "very cool" ministra che parla bene l'inglese, e ha anche organizzato una conferenza stampa con tanti giornalisti (ma solo italiani) tutti intorno a far domande. E ovviamente, anche se forse un po' stanca, doveva esserlo contentissima Mogherini di poter essere presentata da un politico americano diventato cosi popolare in Italia, proprio ad una setttimana dalle elezioni europee, come simbolo della "nuova Italia". 

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