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Aldo Marchesini, il prete-medico felice tra i poveri

L'Onu ha premiato in una commovente  cerimonia al Palazzo di Vetro il sacerdote bolognese che da 40 anni vive in Mozambico per curare i malati e che operando ha contratto il virus dell' Aids: "Quanto mi è successo è una grazia" (Read it in English)

"Vivere vicino ai poveri è un'esperienza straordinaria": lo ripete più volte padre Aldo Marchesini, un sacerdote cattolico bolognese che da oltre 40 anni dedica la sua vita ai malati in Africa, e che giovedì per il suo coraggioso operato come medico missionario è stato premiato all'Onu con il riconoscimento 'United Nations Population Award'. "C'è un'atmosfera speciale in questa stanza – ha affermato il vice segretario generale delle Nazioni Unite, Jan Eliasson, che gli ha consegnato il riconoscimento – Il lavoro che porta avanti ogni giorno ha toccato i nostri cuori". 

Padre Aldo è una di quelle persone che lasciano il segno: in Africa dal 1970, per molti anni è stato l'unico medico a curare la fistola ostetrica in Mozambico, dove è stato anche rapito e imprigionato diverse volte durante la guerra civile nel Paese. Nel 2003 ha scoperto di essersi infettato con il virus dell'Aids curando i malati, ma invece di tornare in Italia ha preferito rimanere ad aiutare i più bisognosi. "Penso che lavorare con i poveri sia una delle fortune più grandi che possano capitare", afferma nel corso della cerimonia, organizzata dall'agenzia Onu per la popolazione (Unfpa) al Palazzo di Vetro, alla quale ha preso parte anche l'ambasciatore Sebastiano Cardi, rappresentante permanente d'Italia alle Nazioni Unite. "Il mondo dei poveri ha qualità differenti dagli altri – aggiunge – sono persone modeste, che accettano la propria situazione dolorosa con una grandezza d'animo incredibile". 

Secondo il sacerdote, questi individui si mettono nelle mani del medico che li sta curando incondizionatamente, e per questo non si può tradire la loro fiducia. Padre Aldo Marchesini ha scoperto di avere l'Aids nel 2003, quando in Mozambico non c'era alcun trattamento per il virus. "Cominciai avere una serie di malesseri – spiega – prima una forte insofferenza al caldo, poi la febbre. Tornai in Italia per fare diversi esami, tra cui il test dell'Hiv, e scoprii di essere infetto". 

Nel corso di un commovente filmato durante il quale scorrono le immagini del suo operato in Africa, racconta che il giorno in cui gli hanno comunicato di essersi ammalato, non provò quasi nulla. "Mi meravigliai molto di questa insensibilità", sottolinea, paragonando la sua vita ad un vagone del treno. "Mi sembrava di essere su vagone che si trovava lungo un altro cammino, mentre il treno proseguiva sui suoi binari – dice – Sentivo di essere differente, di essere in un certo modo discriminato". 

Padre Aldo non sa come ha contratto il virus: "Mi sono punto e tagliato più volte mentre operavo, e soprattutto quando lavoravo in maternità il contatto con il sangue dei malati era molto violento", afferma. Tuttavia, è convinto che l'Aids gli abbia permesso di avere una comprensione nuova della sua vita. E per questo, dice addirittura di ritenere "una grazia" quanto gli è successo. 

Per il suo lavoro come medico, in tanti lo considerano un eroe. Padre Aldo ha operato personalmente oltre mille donne come capo chirurgo, e ha supervisionato il trattamento di molte centinaia di altre pazienti. Ma il suo contributo più duraturo è rappresentato dagli insegnamenti che impartisce agli operatori sanitari locali. Tanto che secondo alcune stime, tutti i medici del Mozambico che sanno trattare la fistola ostetrica sono stati formati dal dottor Marchesini.

 

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