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Isis, che fare? Contro gli sgozzatori di James Foley, c’è la giusta aggressione?

Per Papa Francesco "dove c’è un’aggressione ingiusta, è lecito fermare l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo “fermare”, non dico bombardare, fare la guerra, ma fermarlo... Dobbiamo avere memoria, quante volte sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto la vera guerra di conquista" 

Al Papa Francesco che tornava dal suo viaggio in Corea, i giornalisti hanno chiesto se approvava i raid aerei degli Stati Uniti contro i fanatici musulmani dell'Isis. "In questi casi", ha risposto, "dove c’è un’aggressione ingiusta, soltanto posso dire che è lecito “fermare” l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo “fermare”, non dico bombardare, fare la guerra, ma fermarlo. I mezzi con i quali si può fermare dovranno essere valutati. Fermare l’aggressore ingiusto è lecito. Ma dobbiamo avere memoria, quante volte sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto la vera guerra di conquista". Sono parole improntate a quello che si potrebbe definire buon senso e, insieme, realismo.  Il Papa ha detto che è lecito reagire ad un’aggressione, ma bisogna commisurare la forza della risposta alle necessità della situazione. La violenza subita non deve diventare il pretesto per andare oltre la legittima difesa, e nei casi in cui essa coinvolga intere popolazioni, non deve tramutarsi “automaticamente” in azioni ingiustificate di guerra aperta, ivi compresi i bombardamenti. 

Bene: abbiamo chiarito il concetto, depurandolo dalle forzature e dalle sintesi giornalistiche più o meno interessate; solo che dopo aver chiarito, la matassa si fa ancora più ingarbugliata.  "Fermare l'aggressore ingiusto, è lecito". Cioè sempre, perché non si ha memoria e conoscenza di un'aggressione giusta. Se uno viene aggredito, è,  per definizione, una vittima. Ma ammesso che aggressione giusta e ingiusta ci siano, chi stabilisce, e come, con quale metro di valutazione, se un'aggressione è del primo o del secondo tipo? E chi ha la "licenza" per intervenire?

Stabilito poi che è lecita una resistenza all'aggressore ingiusto, scendiamo sul piano concreto. Arrivano i tagliagole che sgozzano l'inerme e incolpevole James Foley; gli stessi tagliagole hanno sterminato per come hanno potuto, e senza provare un solo moto di pietà o ripensamento donne, bambini, vecchi delle minoranze cristiane e yazidi, seminano morte e distruzione dove passano. Come si fermano questi fanatici delinquenti? Il presidente Barack Obama pensa di cavarsela con i raid dal cielo; l'Europa e l'Italia per prima, inviando armi ai Peshmerga. Contro i terroristi fanatici, un magma che puoi trovare in Siria e in Iraq, ma anche in Libia (o quel che ne resta), nel Corno d'Africa e in Mali, che può mai servire "seminare" un po' a caso bombe che possono colpire indiscriminatamente (nessuno, si spera, crede più alla favola delle "bombe intelligenti")? E in quanto alle armi, sono l'unica cosa che in quella parte di mondo non manca. Chiedete poi a qualunque esperto di strategia militare, di destra, sinistra, centro: vi dirà che se si vuole intervenire militarmente, è necessario inviare truppe di terra, e mettere in conto una lunga teoria di morte, e un fiume di denaro per mantenere queste truppe in territori difficili e inospitali, e occuparli massicciamente. Può piacere o no, ma così è. 

C'e' un'alternativa all'uso di truppe a terra? Sì: un intelligente uso dell'intelligence, uomini dei servizi segreti. Significa "operazioni sporche" e "coperte": uccisioni mirate, corruzione, infiltrati… anche qui, può piacere o no, ma così è. Con chi sgozza Foley c'è altro modo per "reagire"? Forse sì, ma io caro lettore non riesco proprio a immaginare quale possa essere.

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